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“Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio”

Intervista al prof Giuliano Volpe sul mondo dei Beni Culturali ai tempi del Coronavirus, quando anche i viaggi all’estero sono più difficili. Il rapporto diretto con le opere e con i luoghi non potrà mai essere sostituito dal virtuale ma permette un’analisi più dettagliata del contesto dell’opera

“Covid-19 nuove disposizioni urgenti chiusi in tutta italia cinema, teatri, musei, parchi archeologici, archivi e biblioteche”.  Questo è l’avviso che campeggia sulla home page del sito del Mibact ormai da quasi due mesi. La pandemia, purtroppo, non ha risparmiato nessun settore produttivo tanto meno quello dell’arte e della cultura. Una brutta faccenda da gestire che lascia l’amaro in bocca alla luce, soprattutto, di importanti eventi ed inaugurazioni legate ai musei, ai siti archeologici, alle mostre. Un esempio su tutti: l’imponente mostra Raffaello 1520-1483 che avrebbe dovuto omaggiare il grande maestro del Rinascimento Italiano a 500 anni dalla sua morte. L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto a Roma le Scuderie del Quirinale hanno aperto i battenti al pubblico il 5 marzo per poi doverli chiudere definitivamente l’8 marzo, dopo soli 3 giorni. Dopo un paio di settimane, sono diventati virali video che mostravano immagini delle più belle piazze e città d’arte italiane completamente deserte e sono iniziate a fioccare copiose le iniziative digitali e virtuali promosse dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, veicolate dal rinnovato spot “L’Arte ti somiglia” per ricordarci di quanto sia importante non perdere il contatto con il patrimonio culturale italiano.

Per approfondire il tema e chiedere il parere di un esperto, Stato Quotidiano ha raggiunto telefonicamente Giuliano Volpeprofessore ordinario di Metodologia della ricerca archeologica presso il dipartimento di Studi Umanistici dell’università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Professore di Archeologia cristiana e medievale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia, dove è stato Magnifico Rettore dal 2008 al 2013, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT tra il 2014 e il 2018, di cui è ancora attuale componente nonché Consigliere del Ministro Franceschini.

Professore, il mondo dell’Arte e della Cultura ha subito “l’attacco” del Coronavirus, quale è stata la prima reazione? Sicuramente all’inizio c’è stata una certa sottovalutazione, poi sono arrivati lo smarrimento, la paura, soprattutto per i rischi a cui erano esposti gli archeologi impegnati nelle campagne di scavo ed infine, la preoccupazione per l’impatto che avrebbe avuto il lockdown in un periodo così intenso per il turismo culturale come l’arrivo della primavera. Subito dopo, però, la reazione da parte dei musei e delle grandi istituzioni culturali è stata molto generosa, soprattutto grazie all’attivazione di iniziative ed attività legate al campo del digitale. Sono molto orgoglioso, ad esempio, dell’avvio di un webinar(seminario web interattivo di formazione a distanza) organizzato dalla Scuola nazionale del Patrimonio composto da lezioni aperte a tutti e altre riservate al personale del Ministero.

 

Quindi secondo Lei è positivo il fatto che il virtuale e le nuove tecnologie applicate al settore soprattutto museale abbiano avuto una spinta in avanti a causa del Coronavirus? Pur nella sua tragicità, questa pandemia ha offerto una grande opportunità ai musei italiani per progredire nello sviluppo del digitale sia a livello di siti on line sia a livello di social network. In questo ambito, purtroppo, siamo ancora in forte ritardo rispetto agli altri stati sia europei che extraeuropei.

 

Dunque, il virtuale sicuramente aiuta ad abbattere le barriere domestiche ai tempi del Coronavirus ma l’esperienza dal vivo resta sempre quella più auspicabile? Il rapporto diretto con le opere e con i luoghi non potrà mai essere sostituito dal virtuale ma senza dubbio ci permette di avere un’analisi più dettagliata del contesto dell’opera, ci consente di ricostruire le vite degli oggetti prima del loro ingresso nei musei. Inoltre, bisogna fare attenzione a non trasferire in digitale il linguaggio, che definirei spesso “esoterico”, dei pannelli e delle didascalie di certi musei ma consentire al visitatore un approccio più agile ai contenuti. Insomma, è un potente strumento che bisogna assolutamente imparare ad usare, a gestire al meglio anche per avvicinare nuovo pubblico. A tal proposito, mi viene in mente l’esempio del Museo Archeologico Regionale “Antonio Salinas” di Palermo: è stato chiuso otto anni per lavori di ristrutturazione ma grazie ai social network è più vivo di altri musei che sono sempre rimasti aperti. Praticamente, attorno a questo museo si è costruita una nuova comunità.

 

Negli ultimi anni sono state promosse diverse iniziative per incentivare la fruizione di musei, mostre e siti archeologici. Alla luce di questa “battuta d’arresto”, ritiene dovranno essere riviste? Ovviamente sì. Ad esempio, le domeniche gratuite al museo, per il momento, non potranno più essere organizzate nelle forme in cui le abbiamo conosciute per evitare assembramenti.

 

Se dovessero perdurare le regole di distanziamento sociale, potrebbe essere auspicabile una rivalutazione, per quanto riguarda la promozione e la fruizione, dei siti “minori” in modo da favorire una più ampia dislocazione dei flussi turistici? Un’idea potrebbe anche essere promuovere l’apertura dei musei con orari molto più dilatati, forse anche in parte della notte, in modo da diluire i flussi e sicuramente incentivare le visite dei musei “minori” attivando, però, una intensa e nuova campagna di comunicazione, in modo da informare e sollecitare i visitatori. Molti abitanti di una città e di un territorio potranno scoprire e/o riscoprire i loro musei cittadini.

 

Torniamo in Puglia. La Direzione Regionale Musei ha attivato la piattaforma Virtual Demo-Lab. Di cosa si tratta? E’ un progetto sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Bari. Sulla piattaforma 3D-Imp-Act si possono esplorare, attraverso tour virtuali, i siti che sono stati selezionati tra Puglia, Albania e Montenegro per promuovere la conoscenza del patrimonio interregionale attraverso le nuove tecnologie digitali. Il progetto è stato lanciato opportunamente sul web proprio in un momento, sotto certi aspetti, propizio.

 

Pensando al futuro, il post pandemia potrebbe far auspicare in un incremento della fruizione del patrimonio storico-artistico italiano proprio da parte degli Italiani? E’ presumibile lo sviluppo di un turismo di prossimità, che andrà molto favorito e sostenuto. Sarà poco facile andare all’estero e avere stranieri in Italia, quindi, quale occasione migliore per spronare gli italiani a visitare il loro patrimonio, spesso poco conosciuto proprio per la predilezione di viaggi fuori dai nostri confini nazionali. C’è davvero tanto da vedere e conoscere, oltre le tappe del classico “grand tour”. Non sarà facile uscire da questa nuova crisi economica e la paura più grande è quella che ci saranno nuovi tagli alla cultura, come già avvenuto in passato. Sono state avanzate molte proposte al Governo, come la detrazione fiscale delle spese culturali o di estendere il campo d’azione dell’Art Bonus. Speriamo vivamente non restino inascoltate.

Eleonora Zaccaria, Stato Quotidiano 25 aprile 2020

Pubblicato in https://www.statoquotidiano.it/25/04/2020/turismo-di-prossimita-strada-possibile-per-conoscere-il-nostro-patrimonio/760847/
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