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Archeologia, riportiamo a casa il tesoro di Lucera: il crowdfunding per restituire alla comunità tre antiche teste

Tra il 1934 e il 1935, Renato Bartoccini, allora soprintendente alle Antichità della Puglia, condusse scavi nell'area della villa comunale di Lucera, sulla collina del Belvedere nei pressi del monastero del san Salvatore, dov'era noto un grande complesso votivo, relativo a un santuario dedicato a Atena Iliaca. Gli scavi restituirono centinaia di oggetti di terracotta, prevalentemente ex voto anatomici ( organi sessuali maschili e femminili, mani, piedi), animali, teste e statue, alcune forse anche pertinenti alla decorazione scultorea del tempio. Tra i pezzi più significativi si segnala la splendida statua femminile raffigurante una divinità (forse Afrodite), sul cui fianco resta parte della mano di un personaggio maschile che le cingeva il busto in un atto che fa pensare a una scena erotica matrimoniale, o la bella testa di Atena con elmo. Ma decine sono i pezzi di grandissimo pregio.

È evidente come il culto abbia avuto vari aspetti, di protezione della salute, della fertilità, dei riti di passaggio. Si tratta di un complesso archeologico di straordinaria importanza relativo alla colonia latina di Luceria, fondata nel 315- 14 avanti Cristo, che documenta aspetti del culto, della società e dell'economia tra la fine del IV e il II secolo avanti Cristo, una fase che segna la romanizzazione della Daunia. I reperti recuperati da Bartoccini furono in parte smembrati: vari esemplari furono destinati al MarTa di Taranto e al Museo civico di Foggia.
Ma il nucleo più consistente restò al Civico di Lucera, dove ora è parzialmente esposto. Già prima degli scavi alcune scoperte occasionali nei primi decenni del Novecento portarono al recupero di alcuni votivi, in parte finiti nella collezione Santangelo del Museo archeologico di Napoli, in parte ad Andria nella collezione privata Ceci- Macrini, oltre che in una collezione privata lucerina ( murati nell'androne di un palazzo). Dopo le pubblicazioni dello stesso Bartoccini, fondamentale per la conoscenza della stipe del Belvedere è stata nel 1990 la monografia di Maria Cecilia D'Ercole, archeologa di origini pugliesi ora docente alla Sorbona di Parigi. I pezzi della collezione Ceci- Macrini, editi già nel 1980 da Filli Rossi, sono stati recentemente smembrati e sono stati messi in vendita dalla casa d'aste Pandolfini a Firenze.

Tre teste provenienti da questa collezione saranno battuti il 18 dicembre. Il Comitato civico " Custodi della memoria" di Lucera ha così lanciato l'allarme proponendo una raccolta fondi per l'acquisto. La Fondazione Apulia felix di Foggia ha raccolto la sfida, lanciando l'operazione crowdfunding # riportiamoacasaleteste ( slogan che ha anche un evidente valore metaforico), come nel caso fortunato della stele daunia acquistata in un'asta a Londra ( e ora esposta nel museo di Vieste, dopo tappe nei musei di Ordona, Monte Sant'Angelo, Foggia, Bovino). Con il patrocinio del Comune e l'attivo sostegno del sindaco Antonio Tutolo, si è messa in moto un'azione di sensibilizzazione civica.

La raccolta ha finora raggiunto circa 2.000 euro (con bonifici sul conto corrente di Apulia felix). Sono stati realizzati spot, si è avviata un'intesa azione sui social media, si stanno allestendo banchetti in piazze e scuole. L'obiettivo principale consiste, infatti, nella sensibilizzazione dei cittadini (e non solo) e nella costruzione di una locale "comunità di patrimonio". Non solo i lucerini stanno rispondendo all'appello ma anche molte altre persone di città, anche lontane dalla Puglia: tra questi non posso non citare i due adolescenti di San Giovanni Rotondo, Pio Luigi e Benedetta, grandi appassionati di storia e archeologia, che, ancora una volta, come nel caso della stele, hanno rotto il loro salvadanaio destinando i loro risparmi a un'azione culturale.

 
Si va manifestando un misto di passione per la cultura, di cittadinanza attiva, di generosità, di piacere della condivisione del sapere e di interesse civile. Sarebbe auspicabile che questa iniziativa " dal basso" non resti isolata ma che possa stimolare anche altre forme di partecipazione, nello spirito della Convenzione di Faro che finalmente il nostro Parlamento sta per ratificare. La Fondazione Apulia felix, infatti, d'intesa con il Comune, sta lavorando a un progetto di valorizzazione della Fortezza di Lucera e, più in generale, alla sperimentazione di innovative forme di partenariato pubblico- privato nella gestione del patrimonio culturale lucerino.

Si spera, infine, che il ritorno a casa delle teste - saranno donate al museo civico - possa sollecitare l'organizzazione di un'importante iniziativa culturale: una grande mostra nella quale si esponga per la prima volta l'intero contesto, riunendo tutti i materiali di Lucera, Foggia, Taranto, Napoli ( e, magari, anche quelli delle collezioni private). In tal modo i cittadini lucerini e i tanti visitatori, potrebbero ammirare tutti gli oggetti della stipe del Belvedere. Tornati a casa, sia pure per un breve periodo, insieme alle "tre teste".

Pubblicato in https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/11/06/news/riportiamo_a_casa_il_tesoro_di_lucera-240368880/?refresh_ce
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