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Arte e Paesaggio. La scommessa di ArtePollino e del MULA+

Sono a Salerno per presentare il mio libro al Museo Archeologico Provinciale. In condizioni precarie a causa di una fastidiosa gastroenterite (tipico problema di chi mangia troppo spesso fuori casa!). Ma non intendo rinunciare all’appuntamento per conoscere questa realtà salernitana e i giovani impegnati nel museo (ne parlerò a breve).

È anche l’occasione per conoscere Gaetano Lofrano, presidente dell’Associazione Culturale ArtePollino, che partecipa al dibattito parlando della loro esperienza di promozione dell’arte (contemporanea) in un contesto paesaggisticamente eccellente come il Parco del Pollino (www.artepollino.it). Un progetto in corso da anni, tra alti e bassi. Non si tratta, infatti, di una vera e propria attività di gestione ma più propriamente di progetto di sviluppo locale (ArtePollino Un Altro Sud) che, tra il 2008 e il 2009, ha interessato il versante lucano del Parco Nazionale del Pollino, in modo particolare i Comuni di Latronico, Noepoli, San Paolo Albanese, San Severino Lucano e Terranova del Pollino. L’associazione, nata nel 2009, non gestisce, infatti, le installazioni artistiche realizzate (come pure era previsto dal progetto), che, infatti, oggi presentano vari problemi per mancanza di manutenzione, anche perché sottoposte all’azione degli agenti atmosferici. Le opere di arte ambientale sono tre: RB-Ride dell’artista belga Carsten Holler (a Timpa della Guardia a San Severino Lucano), Earth Cinema dell’anglo-indiano Anish Kapoor (nel parco delle terme in località Calda a Latronico) e il Teatro Vegetale di Giuseppe Penone realizzato a Noepoli. A queste opere si sono aggiunti tre lavori di arte partecipata (Qui e non altrove), che hanno visto il coinvolgimento delle comunità locali: Qui di Claudia Losi, Sky cleaner dell’artista finlandese Anni Rapinoja e Pietra Covata (in questo caso in realtà sono stati realizzati solo i laboratori con le comunità locali) del bavarese Nils Udo.

Fino a quando sono stati disponibili i fondi regionali del progetto i Comuni si sono occupati della manutenzione. Poi, come spesso accade in situazioni analoghe, completato il progetto nel 2010 e esauriti i fondi, tutto si è bloccato. Essendo opere a cielo aperto, , se non manutenute costantemente subiscono un progressivo degrado, che risulta particolarmente grave nel caso dell’opera Sky cleaner. Il Teatro Vegetale di Giuseppe Penone, sebbene inaugurato nel 2009 come work in progress, a oggi non è stato ancora completato.

Un classico insomma della gestione curata direttamente da enti pubblici, che certamente non sono in grado, per vari motivi, di farsi carico di tali imprese.

Eppure le attività svolte sono state tantissime, tutte molto apprezzate dai visitatori. Come mi fa notare Gaetano Lofrano, «mentre in Italia, nel 2009, rispetto all’anno precedente, i flussi turistici registravano un dato negativo (-9,8%), in Basilicata si registrava +1,4 di presenze e + 0,2% di arrivi. All’interno della regione, a Matera le presenze crescevano del 5,8% e gli arrivi del 4,9%, Potenza e la Costa Jonica addirittura registravano dati negativi, il Pollino vedeva crescere le presenze di visitatori dell’8,1% e gli arrivi del 3,6%; in particolare i dati migliori si registravano nei mesi di luglio e settembre, in concomitanza con le inaugurazioni delle istallazioni e con gli eventi principali del progetto ArtePollino. Da una prima stima prudenziale riferita al primo anno di attività, in base ai dati dell’APT di Basilicata, è emerso che l’incremento di turisti ha portato a una ricaduta economica sul territorio del Pollino lucano di circa € 478.200,00. Il dato è stato calcolato sulla base dell’incremento del numero di turisti moltiplicato per la spesa media per turista».

Il Pollino, tanto per il suo valore paesaggistico ambientale, quanto per l’attrazione costituita dalle installazioni artistiche, è, infatti, sempre più visitato, conosciuto e apprezzato.

Non è stato sufficiente! Dopo la prima edizione del progetto, la Regione Basilicata non ha più ritenuto di investire e, nonostante le numerose proposte progettuali presentate dall’associazione, non è stato dato seguito a tale iniziativa. Anche le tre edizioni del Premio ArtePollino, che ha acquistato una certa rinomanza, sono state rese possibili solo grazie al piccolo sostegno di vari Enti e soggetti privati. È questa la dimostrazione, però, che un progetto di gestione non possa e non debba dipendere solo dai contributi pubblici e dalla disponibilità dell’assessore di turno. L’Ente pubblico (Stato, Regione, Comune poco importa) dovrebbe sostenere, favorire, semplificare, ma dovrebbe far fare, valutando e monitorando la qualità del progetto e delle persone impegnate.

Cos’altro serviva per capire quanto fosse necessario dare stabilità e continuità al progetto? È stato un errore non avere affidato la gestione delle opere a ArtePollino, che pure, anche a progetto concluso, ha deciso di portare avanti azioni di divulgazione, didattica e animazione legate al binomio arte/natura.

Insomma, i ragazzi di ArtePollino non si sono dati per vinti e insistono. E noi facciamo il tifo per loro.

Lo dimostra una nuova scommessa, avviata da poco al MULA+, il Museo di Latronico. Il museo è in realtà l’insieme di varie realtà: il Museo Civico Archeologico, il Museo delle Arti, dei Mestieri e della Civiltà Contadina, il Museo del Termalismo e, infine, la Biblioteca comunale. La gestione è stata affidata dal Comune per tre anni, con un bando pubblico, alla cooperativa Tellusmater, che gestisce anche un CEAS (Centro di Educazione Ambientale per la Sostenibilità) (www.ceasindra.it, www.tellusmater.it), in cambio di un canone annuo. Tellusmater (composta da quattro soci, tre dei quali assunti con contratto a tempo indeterminato) collabora attivamente con l’associazione ArtePollino, che si occupa delle attività culturali negli spazi museali.

In tal modo, il polo museale, chiuso al pubblico da diversi anni (in particolare la Biblioteca comunale era in un grave stato di abbandono e degrado), è rinato a nuova vita.

Il piccolo Museo Archeologico è dedicato illustra in particolate l’importante sito preistorico delle Grotte di Latronico, abitato dalla fine del Mesolitico (VII-VI millennio a.C.) all'età del Bronzo (XIV secolo a.C.), posto nei pressi del Museo. Alcuni corredi tombali, provenienti dalla necropoli di Colle dei Greci (VII-V secolo a.C.), consentono, invece, di conoscere alcuni aspetti della civiltà enotria.

Il Museo della Civiltà Contadina, nato nel 2000, espone centinaia di attrezzi da lavoro (del falegname, del fabbro, del calzolaio, del maniscalco e dello stagnino, ecc.) e oggetti d'uso domestico e racconta le varie fasi del ciclo del grano e dell’uva.

Il Museo del Termalismo, inaugurato nel 2011, ha sede nei locali del primo stabilimento termale di Latronico, costruito nel 1928. Le terme, oltre a rivestire un’importante funzione terapeutica, sono state negli anni un significativo spazio di aggregazione e un elemento modificatore dei costumi sociali, tanto da essere considerato un interessante osservatorio sulle trasformazioni della vita sociale locale nel corso del Novecento.

Sposando la visione di museo e biblioteca quali luoghi di incontro, aperti a scambi culturali, spettacoli, concerti, mostre e altri eventi, i ragazzi di Tellusmater e ArtePollino hanno ripensato gli spazi, prevedendo anche un angolo bar/caffetteria e una vetrina di prodotti biologici di aziende del territorio.

L’ingresso al museo è gratuito, mentre è a pagamento il servizio di visite guidate. Le entrate provengono, però, soprattutto dai biglietti per i vari eventi culturali e da offerte libere, oltre che dalla vendita di gadgets e dei prodotti agricoli e dagli incassi del bar/caffetteria. Con la nuova gestione, i risultati non si sono fatti attendere. Il museo ha registrato in soli tre mesi di attività oltre 1000 presenze. Impressionante è, infatti, la quantità e la qualità delle iniziative organizzate: mostre, concerti, spettacoli teatrali, incontri con autori e presentazioni di libri, laboratori per tutte le fasce d’età. Dal Premio ‘ArtePollino 2016’ al ‘Ferragosto al Museo’, da ‘Oper-Azione Terzo Paradiso’ (ispirata al simbolo artistico di Michelangelo Pistoletto) alla Lezione-concerto ‘Six memos in jazz’, dalla mostra fotografica ‘Distract’ allo spettacolo teatrale ‘FrauenVonMozart’ e a tante altre iniziative.

 

Nonostante i pochi mesi di attività e l’apertura limitata solo ai giorni di venerdì, sabato e domenica, è evidente che il museo e la biblioteca comunale rappresentino ormai una realtà di grande importanza per la comunità locale, che, infatti, sta partecipando attivamente

«La presenza di un luogo adibito alla cultura in un’area interna e periferica come la nostra offre la possibilità a chi ci vive di fare esperienze, di incontrarsi, di condividere arte e bellezza e offre numerosi stimoli. Il museo rappresenta un indotto culturale e sociale per la comunità di Latronico e non solo, è un contenitore che così concepito è in grado di dare un importante contributo anche dal punto di vista economico; arricchisce l’offerta culturale della comunità e invoglia i visitatori provenienti da altri luoghi».

Ora i ragazzi di Tellusmater e ArtePollino vorrebbero rivedere gli allestimenti e migliorare l’organizzazione degli spazi. E vorrebbero anche collegare maggiormente il museo ad alcune antiche lavorazioni artigianali, come quella della pietra grigia, del legno, del biscotto a otto tipico di Latronico, o quella del ricamo, con la particolare tecnica del Puntino ad Ago. Inoltre si intende valorizzare anche un altro aspetto: il tema del viaggio e degli scambi culturali: «nel Museo del Termalismo l’arrivo e la partenza rappresentano due aspetti importanti, raccontati attraverso oggetti, pannelli e didascalie. Latronico è stata sempre molto frequentata grazie alla presenza delle acque sulfuree; e da Latronico molte persone sono partite in cerca di lavoro, come è esplicitato nella sezione dedicata all’emigrazione. Nel Museo Archeologico, attraverso vari reperti, è possibile scoprire come Latronico e la Valle del Sinni, fin dall’antichità, abbiano svolto un ruolo centrale nella comunicazione e negli scambi tra Jonio e Tirreno».

Luci ed ombre, dunque, in queste belle esperienze lucane. Ma certamente più luci che ombre. E anche tanta passione e tanto impegno di giovani che intendono fare di alcune aree interne della Basilicata, con il loro straordinario patrimonio culturale e paesaggistico, un esempio di come si possano sperimentare forme innovative di gestione, di lavoro e di economia pulita e sostenibile, grazie alla cultura: un laboratorio per un altro Sud.


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