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Carichi di meraviglia

È l’intero patrimonio culturale a dare senso ai nostri luoghi, belli e brutti, conservati e devastati, ordinati e degradati. Perché il paesaggio siamo noi, e siamo noi a modellarlo, a trasformarlo, a migliorarlo o danneggiarlo. E prima di noi le generazioni che ci hanno preceduto negli stessi territori, lungo il filo dei millenni. Ecco perché nella Scuola serve una vera educazione al patrimonio, non intesa solo come storia dell’arte (pure utilissima e che sarebbe bene incrementare, sia ben chiaro, soprattutto se non si limita a una sequenza di opere, più o meno grandi: ma i docenti lo sanno benissimo) ma come apprendimento di un metodo di osservazione delle tracce, dei segni presenti in ogni luogo, dai quartieri e dalle città nelle quali sono collocati gli istituti stessi e sono abitate dagli studenti, ai territori, vicini, lontani e lontanissimi, cogliendo i singoli elementi e soprattutto le relazioni spaziali, temporali, funzionali. Servirebbe, a mio parere, un maggiore ricorso ai metodi archeologici, intendendo l’archeologia non tanto come una disciplina, quanto come un metodo di analisi appunto, quasi un modo di vedere e di pensare. Un approccio insomma stratigrafico, contestuale e globale.

Ma come insegnare questo linguaggio a ragazzi e ragazze, adolescenti, studenti della scuola media (il pezzo forse più problematico dell’intero percorso formativo)?

Ce lo spiega con il ricorso a tanti casi vissuti personalmente e sulla base di letture e di riflessioni personali, Maurizio Triggiani in questo bel libro che ha come primo merito quello dell’onestà intellettuale e dell’approccio critico e autocritico. Triggiani (e tutti quei docenti, consapevoli di svolgere un ruolo prezioso), si è impegnato e si impegna nell’educare a leggere il paesaggio, ad ascoltare la sua voce, a cogliere attraverso le innumerevoli tracce in esso presenti le tante storie che contiene. Lo fa senza la presunzione di avere la ricetta in tasca, ma mettendosi in gioco, anche non nascondendo insuccessi, delusioni e fallimenti insieme ai successi e ai risultati positivi, spesso imprevedibili e inaspettati.

Nelle prime pagine prende le mosse proprio da una sua disastrosa esperienza di ‘viaggio di istruzione’ a Perugia nel 2013, quando restò colpito e deluso dal disinteresse dei suoi allievi di fronte a quel capolavoro che è la Fontana Maggiore. Ma anche quel ‘fallimento’ ha contribuito a cercare strade diverse, a costruire e a realizzare con i suoi studenti nel corso degli anni tanti progetti, laboratori, escursioni, prodotti multimediali, racconti, giochi, guide a fumetti (notevole Voci dalla cattedrale, con gli straordinari disegni di un suo ex allievo diciottenne).

È stato per sostenere l’impegno, la passione, le capacità di docenti come Maurizio Triggiani (e ce ne sono tanti, per fortuna, nella nostra martoriata e sottovalutata Scuola) che nel 2015 si diede vita al ‘Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio’. Ora abbiamo la ‘Convenzione europea sul valore del patrimonio culturale per la società’ (Faro 2005) di cui però bisogna attuare i principi: è la Scuola che dovrebbe essere in prima linea nel promuovere una visione nuova, moderna, dinamica di patrimonio culturale e nel far nascere ‘comunità di patrimonio’. La Convenzione di Faro attribuisce, infatti, molta attenzione alla formazione e all’educazione, perché “chiunque, da solo o collettivamente, ha diritto a trarre beneficio dal patrimonio culturale e a contribuire al suo arricchimento”: se non lo si impara da ragazzi, quando mai il patrimonio potrà essere sentito come un bene al tempo stesso proprio e di tutti? A tale proposito andrebbe ripensato anche il tradizionale sistema dei viaggi di istruzione, che potrebbe essere un tassello importante di una strategia di sviluppo del turismo culturale, del turismo lento, del turismo di prossimità, oggi ancor più attuali, come ci ha insegnato la vicenda dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Se uno degli obiettivi prioritari nelle politiche del patrimonio culturale consiste nel conquistare quell’enorme fascia di ‘non pubblico’, sempre più estesa, costituita da quanti, soprattutto tra i giovani, non frequentano abitualmente i musei e i luoghi della cultura, mentre trascorrono ore sui social network, è nella Scuola e con la Scuola che va elaborata una strategia. I dati sui ‘consumi culturali’ sono preoccupanti, soprattutto tra i giovani e in particolare al Sud. Il contrasto alla ‘povertà educativa’ non riguarda solo sacche di emarginazione. È pertanto necessario ripensare metodi, strumenti, linguaggi, modalità comunicative.

Maurizio Triggiani intende – e anche questo libro lo conferma pienamente – il suo mestiere di docente come un impegno ‘militante’. Un impegno didattico, culturale, scientifico e civile. Non ha mai perso il suo contatto con lo studio, la ricerca, l’università (nella quale ha insegnato per anni), e prosegue la sua personale ricerca nella Scuola. Storico dell’arte medievale, ha da sempre un interesse forte per l’archeologia, per lo studio dei monumenti e dei territori, forte della lezione di maestri come Pina Belli D’Elia e Raffaele Licinio.

Carichi di meraviglie (un titolo intelligente e anche ironico, che gioca con i vari significati che questa espressione può racchiudere, compreso quello chiaro forse solo ai pugliesi) è un libro utile, perché fa riflettere, offre idee, spunti, suggestioni, a partire da esperienze concrete, vissute in prima persona dall’Autore e anche da altri: utile ed efficace a tale proposito la parte IV che raccoglie una serie di esperienze, alcune anche pionieristiche (si pensi all’impegno ultradecennale di Antonio Brusa nella didattica della storia), che arricchiscono non poco il volume.

È un libro che spero sia letto e discusso da molti colleghi docenti e non solo. Per il suo costante impegno culturale e ‘politico’ (nel senso più nobile della parola) dobbiamo essere grati a Maurizio Triggiani e ai tanti altri docenti che hanno a cuore il patrimonio culturale e la Scuola, la formazione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, lo sviluppo delle loro capacità critiche e, in definitiva, il futuro del pensiero libero e democratico.

Pubblicato su Repubblica Bari, 30.11.2021 

 


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