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Celebriamo la nostra cultura attraverso il "Dantedì"

Oggi è il primo Dantedì. Un’iniziativa molto voluta dal ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, pensata ben prima dell’emergenza Coronavirus e in qualche modo legata al progetto del Museo della lingua italiana, che potrebbe trovare casa a complesso di Santa Maria Novella a Firenze, ma divenuta ancor più carica di significati in questa drammatica situazione.

Dante è sentito come elemento unificante della cultura italiana, alle origini della nostra bella lingua e della nostra identità nazionale. Il nostro Paese, infatti, ben prima di raggiungere l’unità politica e amministrativa, ha avuto nella lingua e nella cultura i suoi elementi unificanti, pur in una realtà che allora, ancor più di oggi, era spiccatamente plurale linguisticamente e culturalmente.

La nostra bella Costituzione non indica esplicitamente l’italiano come lingua ufficiale, mentre precisa all’articolo 6 che “la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. In qualche modo a porre parziale rimedio a questa lacuna (che forse andrebbe colmata) hanno provveduto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (che ha assunto valore di legge costituzionale con il DPR 670 del 31 agosto 1972), il cui articolo 99 precisa che “quella italiana … è la lingua ufficiale dello Stato”, e poi la legge 482 del 15 dicembre 1999, che all’articolo 1 precisa che “la lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano”.

A prescindere, però, dalle questioni costituzionali e normative, la lingua italiana oggi più che mai, in un contesto globalizzato che vede sempre più a rischio la sopravvivenza di importanti lingue europee di antica tradizione, ma poco diffuse nel mondo, va difesa, coltivata, promossa. Lo sanno bene, ad esempio, gli studiosi e i ricercatori delle discipline umanistiche, i cui scritti in lingua italiana conoscono sempre minore diffusione all’estero: un qualsiasi lavoro scritto in inglese, anche di livello mediocre, ottiene molte più citazioni di un ottimo contributo in italiano, con un’inevitabile perdita di profondità critica, di complessità, di ricchezza propria delle sfumature.

Se c’è qualcosa che continua a garantire un rilievo alla nostra lingua (poco parlata ma tra le più studiate nel mondo) è il nostro patrimonio culturale, le arti, la nostra grande tradizione musicale e letteraria. Lingua italiana, beni culturali materiali e immateriali, paesaggi, creatività, made in Italy sono cioè un tutt’uno. Benissimo allora che si sia deciso di fissare una giornata per celebrare la nostra lingua e la nostra cultura attraverso una personalità straordinaria come Dante. Purché non si trasformi, anche involontariamente, in una celebrazione di qualcosa che appartiene al passato, ma dell’occasione per ribadire la vitalità di un patrimonio capace di affrontare il futuro.

La giornata (il 25 marzo è notoriamente considerata la data in cui ebbe inizio il viaggio della Divina Commedia), sostenuta dalla Società Dante Alighieri (), si è arricchita di molti interventi e di iniziative di vario tipo, tutte ovviamente on line, con la partecipazione di illustri dantisti, italianisti, artisti, intellettuali e anche di tantissimi studenti e docenti. Numerosi sono i video ospitati sul canale youtube del MiBACT, divenuto un luogo particolarmente vitale e vivace in queste settimane, dopo la bella maratona della cultura di venerdì 13 marzo “L’Italia chiamò”.

Pupi Avati, regista di tanti capolavori, da anni ha il sogno di realizzare un grande film su Dante, utilizzando la testimonianza di Giovanni Boccaccio. Ha pronto copione, sceneggiatura, ha precise idee sui possibili protagonisti, sui luoghi delle riprese tra Firenze e Ravenna e non solo. Ma purtroppo questo progetto finora non ha ancora trovato chi intenda sostenerlo, nonostante l’interesse del MiBACT. Ancora recentemente, a Firenze in occasione di tourismA 2020, Avati ha rilanciato con forza la richiesta di aiuto per realizzare il suo film, denunciando addirittura un vero e proprio boicottaggio . Teme ormai – lo ha dichiarato esplicitamente – di non avere il tempo a sufficienza per realizzarlo. Il nostro Paese lo deve a un regista così importante e soprattutto a Dante, che oggi celebriamo.

Come sarebbe bello, allora, se in questa occasione avessimo la bella notizia che il prossimo anno, in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del grande fiorentino, potremo vedere questo film. Un film da promuovere in Italia in particolare nelle nostre scuole e tra i giovani ma anche da diffondere a livello internazionale.

Pubblicato in https://www.huffingtonpost.it/entry/celebriamo-la-nostra-cultura-attraverso-il-dantedi_it_5e7b7222c5b62a1870d620ba?utm_hp_ref=it-homepage


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