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Finalmente un punto di incontro tra cultura e università

La fine del difficilissimo 2020 ha visto la nascita di uno strumento, atteso da anni, che potrebbe consentire un felice incontro tra due ministeri, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e il Ministero dell’Università e della Ricerca, che fino poco più di quarant’anni fa, fino al 1974-75, erano parte dello stesso Ministero della Pubblica Istruzione.

Oggi di ministeri ce ne sono ben tre e ancor di più si avverte, proprio perché i soggetti si sono moltiplicati (con la separazione dell’Università e Ricerca dall’Istruzione) la necessità di coniugare formazione, ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e tutte queste attività con l’educazione al patrimonio, fondamentale per legare i cittadini al loro patrimonio.

Nel marzo del 2015 gli allora ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini sottoscrissero un protocollo. Da allora tanti ministri sono cambiati, su un versante con Valeria Fedeli, Marco Bussetti, Lorenzo Fioramonti e Lucia Azzolina (al MI) e Gaetano Manfredi (al MUR), sull’altro con Aberto Bonisoli e poi nuovamente Dario Franceschini. Questa eccessiva discontinuità non ha favorito l’azione congiunta.

Eppure il 12 luglio 2017 si era tenuta un’iniziativa a suo modo memorabile, la riunione congiunta del Consiglio superiore beni culturali e paesaggistici” del MiBACT (allora presieduto da chi scrive) e del Consiglio universitario nazionale del MIUR (allora presieduto da Carla Barbati), con i ministri Franceschini e Fedeli.

Fece seguito un gruppo di lavoro congiunto che produsse un corposo documento con importanti proposte: ma, come spesso accade alle proposte degli specialisti, il lavoro non ebbe seguito e restò nei cassetti, anche a causa del sopraggiungere delle elezioni e del nuovo governo (il giallo-verde Conte 1), con i cambiamenti ai vertici dei ministeri.

Il ritorno di Franceschini, che a questo progetto da sempre tiene particolarmente, e l’affidamento delle competenze dell’università e della ricerca a una persona di grande competenza e sensibilità culturale come Manfredi hanno riaperto la strada all’accordo tra i due ministeri, nonostante tutti i rallentamenti provocati dalla drammatica emergenza sanitaria. Così il 17 dicembre scorso finalmente la firma dei due ministri è stata apposta su un protocollo che prevede azioni straordinariamente innovative.

Si prevede, infatti, innanzitutto una «cooperazione nella revisione e nell’ulteriore qualificazione dei corsi di laurea di primo e di secondo livello, delle scuole di specializzazione e dei corsi di dottorato nel campo dei beni culturali e paesaggistici, al fine di garantire una maggiore omogeneità dei percorsi formativi, una maggiore aderenza alle necessità professionali del mercato del lavoro, a vantaggio della qualificazione degli studenti, degli specializzandi e dei dottorandi».

Finalmente si è capito che i corsi universitari, di primo, secondo e terzo livello, non possono prescindere dalla definizione delle figure professionali e dai reali sbocchi lavorativi: se è nelle università che si formano i futuri funzionari, soprintendenti, direttori dei musei, degli archivi e delle biblioteche e anche i futuri liberi professionisti è con il MiBACT e, si spera, anche con le associazioni professionali che l’Università dovrebbe dialogare per costruire al meglio i percorsi formativi, soprattutto tenendo conto delle nuove esigenze, competenze, abilità indispensabili oggi.

I due ministri non si sono limitati a questo ma hanno deciso anche di avviare una «sperimentazione della costituzione di ‘Unità Integrate Territoriali per il Patrimonio Culturale’ tra istituti del MiBACT e Università-Enti di Ricerca anche secondo quanto previsto dal citato documento congiunto del Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici e del Consiglio Universitario Nazionale».

Si tratta di dar vita finalmente a quelli che comunemente (e anche un po’ provocatoriamente) sono stati chiamati i ‘policlinici del patrimonio culturale’, cioè realtà integrate tra i due ministeri, nelle quali sviluppare la collaborazione tra docenti, ricercatori, tecnici, funzionari, con la condivisione di laboratori, biblioteche, strumentazioni e l’integrazione di competenze e di professionalità, a tutto vantaggio in particolare degli studenti, cioè i futuri funzionari o liberi professionisti, che svolgerebbero la propria attività formativa partecipando concretamente alle attività delle varie istituzioni culturali.

Si spera, pertanto, che possano essere avviati progetti comuni (dalle attività di classificazione, schedatura, studio di materiali agli scavi e alle ricognizioni territoriali, dagli allestimenti di musei e mostre, alla sistemazione di archivi e a progetti di digitalizzazione, etc.), impiegando in soprintendenze, musei, parchi, archivi, biblioteche, etc., gli studenti dei vari cicli, opportunamente formati e con la guida di docenti, ricercatori, soprintendenti, direttori, funzionari, in modo da svolgere varie attività sul campo, in laboratorio o nei rapporti con il pubblico.

Si spera, soprattutto, che si superi definitivamente quel clima di sospetto e spesso di vera e propria contrapposizione (tranne singole felici eccezioni, quasi sempre legate ai buoni rapporti personali) tra mondo dell’Università e quello delle soprintendenze, magari mettendo in soffitta anche procedure arcaiche e anacronistiche nei rapporti tra pezzi dello stesso servizio pubblico.

Ovviamente il coinvolgimento di studenti non deve intendersi né come concorrenziale con il lavoro de liberi professionisti né come la creazione di nuovo precariato. Sarebbe auspicabile la valorizzazione delle Scuole di Specializzazione un’importante peculiarità tutta italiana, e dei Dottorati di Ricerca, la cui revisione il ministro Manfredi ha annunciato da tempo. Esattamente come in campo sanitario, sarebbe auspicabile che anche gli specializzandi e dottorandi dei beni culturali possano ottenere borse di studio (anche con l’apporto del MiBACT e delle Regioni) in modo da poter svolgere parte del loro lavoro (retribuito) nelle strutture centrali e periferiche del MiBACT.

Ovviamente i punti previsti nell’accordo sono molti altri:

si va dalla «cooperazione fra gli Uffici centrali e periferici e gli Istituti di ricerca del MiBACT con le Università e gli Enti di ricerca vigilati dal MUR, al fine di elaborare congiuntamente progetti di ricerca relativi ai beni culturali e paesaggistici» alle «opportunità di esperienze concrete per studenti, specializzandi, dottorandi, studiosi, quali scambi e internships presso tali Uffici e Istituti, con la sperimentazione di modelli innovativi che integrino formazione, ricerca, tutela, comunicazione, fruizione e valorizzazione», dalla «cooperazione tra le Biblioteche e le Istituzioni della formazione superiore» agli «scambi transnazionali e, più in generale, la formazione internazionale, ai fini della nascita e crescita di una nuova generazione di studiosi, professionisti e funzionari all’avanguardia e competitivi sulla scena globale», dalla «collaborazione tra la rete museale e archivistico-bibliotecaria e la rete dell’alta formazione del MUR» alla promozione dell’«accesso ai dati, alla libertà della ricerca e della promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica».

È prevista a breve la costituzione di un comitato di indirizzo con esponenti dei due ministeri per «favorire, coordinare e monitorare l’attuazione del presente Protocollo e proporre le azioni congiunte».

I critici e gli scettici potranno obiettare che il nostro Paese è ricco di protocolli e accordi pieni di buoni principi rimasti solo sulla carta. Un’obiezione alla quale non è facile replicare. Toccherà ora alle Università e agli uffici del MiBACT dare concretezza ai principi fissati dai ministri Franceschini e Manfredi, che spero vogliano sostenerne l’attuazione con incentivi e premialità.

Ecco un bel progetto da inserire in un Recovery Plan pensato davvero per la Next Generation: un modo realmente nuovo per uscire dalla crisi grazie al patrimonio culturale, imparando a lavorare insieme, per il bene dei nostri giovani, futuri professionisti della cultura.

 

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