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Giusto che l'Uomo Vitruviano vada a Parigi, ma non può essere il Tar a decidere

Il TAR del Veneto ha respinto il ricorso con il quale Italia Nostra chiedeva di bloccare il prestito al Louvre dell’Uomo Vitruviano di Leonardo conservato alla Galleria dell’Accademia di Venezia.

È quella del TAR Veneto un’ordinanza più che ragionevole: si è evidenziato che non sussistano le ragioni invocate circa il ‘carattere identitario’ dell’opera, che – sottolineano i giudici amministrativi – non “è assoluto e non esclude tassativamente l’opera dal prestito”.

I giudici, peraltro, ricordano opportunamente che già “in passato sono state oggetto di prestito all’estero altre opere” come “La tempesta” di Giorgione, “Visioni dell’aldilà” di Bosch, “La caduta di Fetonte” di Michelangelo. Anche il diniego posto dalla precedente direttrice della Galleria Paola Marini (poi rivisto dall’attuale direttore Giulio Manieri Elia) non aveva escluso, in modo inderogabile, il prestito e l’esposizione dell’opera, come anche il TAR ha sottolineato.

Commentando questa vicenda le prime considerazioni quasi ovvie sono: è possibile che in Italia le questioni di carattere tecnico-scientifico, dai disastri della Xylella in Puglia ai vaccini fino al prestito di un’opera d’arte, debbano essere affrontate dai TAR? È possibile che questioni di alto livello scientifico e anche – perché no? – di politica e diplomazia culturale debbano sempre essere inquinate da polemiche strumentali, anche se mascherate da posizioni culturali?

Una vicenda come il prestito di un’opera importante e delicata come quella in questione andrebbe affrontata, a parere di chi scrive, solo tenendo conto di due elementi fondamentali: 1) la tutela del bene, che andrebbe valutata dai tecnici, dai restauratori, dai diagnosti e dagli archeometristi, insomma dagli specialisti; 2) la qualità del progetto culturale, che richiederebbe la piena responsabilità da parte dei direttori dei musei, dei comitati scientifici, insomma degli studiosi.

Chi scrive presiedette nel 2014 una commissione tecnico-scientifica incaricata di valutare la richiesta spostare i Bronzi di Riace dal Museo di Reggio Calabria all’Expo di Milano. Ebbene in quella occasione si diede un parere negativo, perché tutta la commissione, in cui erano presenti un docente di restauro, il direttore dell’ISCR-Istituto Superiore per la conservazione e il restauro del MiBACT, archeologi, il direttore dell’ICCROM-Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali, la soprintendente archeologa della Calabria e altri specialisti, dopo varie audizioni e perizie, all’unanimità, sulla base di numerosi elementi e di una massa imponente di dati, diede un parere contrario allo spostamento, espresso in una relazione resa pubblica, nella quale si evidenziava anche la scarsa consistenza del progetto culturale. Ci furono (inevitabili) polemiche, ma la decisione politica si basò su un parere tecnico. Si può anche legittimamente non condividere il parere di una commissione tecnica, ma non lo si può ignorare.

Nel caso dell’Uomo Vitruviano, che – è bene ricordarlo – è stato già esposto al pubblico altre volte (in quei casi non c’erano ragioni di tutela?), di recente anche nella stessa Venezia tra aprile e luglio del 2019 (e altre mostre erano previste nei prossimi anni), si sono espressi, su richiesta del precedente Segretario Generale del MiBACT Giovanni Panebianco (quindi ai tempi del ministro Alberto Bonisoli), due autorevoli Istituti del Ministero, il già citato ISCR e l’OPD-Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che hanno presentato pareri favorevoli al prestito, ovviamente non senza opportune richieste di doverose precauzioni per il trasporto, l’esposizione e il successivo riposo al buio.

Certo, forse sarebbe stato opportuno il parere anche di un terzo Istituto del MiBACT, l’ICRCPAL-Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, dotato delle migliori competenze tecniche e delle tecnologie più avanzate in materia di oggetti cartacei.

L’Istituto, peraltro, ha curato uno studio sulle carte di Leonardo, in particolare l’Autoritratto, e sarebbe auspicabile che, almeno al rientro da Parigi, possa essere coinvolto nella valutazione di eventuali interventi conservativi dell’Uomo Vitruviano.

In ogni caso, i pareri tecnici sono stati favorevoli ed è evidente che il Memorandum di partenariato Italia-Francia, sottoscritto lo scorso 24 settembre da Dario Franceschini e dal suo collega francese, Franck Riester, sia arrivato dopo (non prima) le relazioni dei due Istituti del MiBACT, incaricati dai vertici del Ministero ben prima del nuovo insediamento di Franceschini. La correttezza sia procedurale sia tecnico-scientifica del MiBACT è stata, pertanto, pienamente riconosciuta dai giudici.

Nel prestito dell’opera di Leonardo, come in altri analoghi che riguardino i rapporti di collaborazione tra due Paesi, non può non essere presa in considerazione anche la portata strategica di un prestito, in particolare se, come in questo caso, si tratta di uno scambio, visto che dalla Francia arriveranno due importanti opere di Raffaello, il “Ritratto di Baldassarre” e “l’Autoritratto con un amico”, che saranno esposte nella grande mostra prevista alle Scuderie del Quirinale. In tal modo le celebrazioni di Leonardo e Raffaello si trasformano in grandi iniziative congiunte di Italia e Francia.

L’attuale direttore della Galleria dell’Accademia, Giulio Manieri Elia, ottimo storico dell’arte, docente di Storia dell’arte, di Storia del restauro e di Museologia (dunque, certamente non uno sprovveduto anche in materia di conservazione e restauro), assicura il massimo rispetto dei più elevati standard di sicurezza e tutela dell’opera durante sia il trasporto e sia i due mesi di esposizione al Louvre: conservata in uno specifico box, con un costante livello di temperatura e umidità, sarà visibile con una bassissima illuminazione, inferiore anche ai livelli previsti normalmente (anche il TAR, evidentemente sulla base delle indicazioni fornite dai tecnici, ha indicato in 25 lux la luminosità consentita).

Dopo la recente mostra veneziana e la prossima tappa parigina l’Uomo Vitruviano dovrà trascorrere un lungo periodo di riposo al buio.

È un prezzo necessario da pagare a fronte di un’importante operazione culturale internazionale, di cui anche l’Italia, insieme alla Francia, potrà andare fiera, per celebrare al meglio un genio che proprio tra questi due Paesi operò mezzo millennio fa.

Pubblicato in https://www.huffingtonpost.it/entry/giusto-che-luomo-vitruviano-vada-a-parigi-ma-non-puo-essere-il-tar-a-decidere_it_5da80e24e4b0b5c9be491838?utm_hp_ref=it-homepage
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