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I Lincei e l'archeologia ottocentesca!

Leggo con sconcerto la richiesta dei grandi archeologi dei Lincei, che non solo chiedono il ripristino delle soprintendenze archeologiche (con una certa visione classicista e sostanzialmente antiquaria dell'archeologia, alla faccia dell'approccio contestuale e territoriale, del paesaggio e delle archeologie postclassiche, che con le architetture, i centri storici, il restauro dei monumenti hanno legami indissolubili) ma addirittura l'eliminazione dei musei e parchi autonomi. Insomma via l'autonomia di Pompei, del MANN, del MArTA, del MuRC, li vorrebbero riportare a essere meri uffici delle soprintendenze. Direttori non più a tempo determinato, con selezioni internazionali (certamente da migliorare, che dubbio c'è!) che quindi possano essere valutati alla fine del mandato (se hanno fatto bene, confermati, altrimenti via), ma direttori a vita come nei bei vecchi tempi. Oppure il soprintendente archeologo direttore anche del grande Museo Nazionale, tanto chi se ne frega dei visitatori, dei servizi, del rapporto con le comunità locali. Bentornati nell'Ottocento!
Che ci siano tante cose da cambiare e migliorare nell'attuale sistema, che ha solo pochi anni di vita, lo so bene e io stesso nel 2014 proposi (avendo contro tutti) soprintendenze uniche regionali, dirette da dirigenti di prima fascia, con vari dipartimenti all'interno, compresi i poli museali (che devono essere integrati con l'azione di tutela ma mantenendo una loro specificità, con personale dedicato, se vogliamo creare un sistema museale nazionale), diretti da dirigenti di seconda fascia. Soprintendenze con autonomia amministrativa e gestionale, oltre che scientifica, al pari della Soprintendenza speciale di Roma, Con CdA e Comitati scientifici. Resto convinto che sarebbe stata e sarebbe la soluzione migliore. Ma ben diversa da un mero nostalgico ritorno al passato, alla frammentazione disciplinare e settorializzazione del patrimonio. Insomma passi in avanti nel terzo millennio e non passi indietro in un passato che sono nella mente di alcuni funzionava benissimo! Sia ben chiara una cosa soprattutto;: serve un profondo cambio di mentalità! Se continua a prevalere la visione proprietaria del patrimonio, la tendenza a considerare cosa propria un museo, un monumento o un territorio, a stendere filo spinato e a erigere muri, a rifiutare collaborazioni e integrazioni disciplinari, a decidere chi può lavorare e chi no, a preferire le diffide al confronto, a considerare i cittadini nemici invece che alleati, nessuna riforma funzionerà, con soprintendenze uniche o settoriali. C'è una grande riforma culturale da fare.


ps. mi attenderei ota che i firmatari presenti in Comitati scientifici e CdA di Musei e Parchi autonomi diano coerentemente le dimissioni dalle loro cariche in organismi ritenuti inutili!

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