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La Puglia rupestre ha un cuore medievale nascosto nella Lama d’Antico,

L’habitat rupestre rappresenta una delle peculiarità di lunga durata della Puglia, fortemente legata alle sue caratteristiche geomorfologiche, in particolare sul promontorio del Gargano e nei territori murgiani, tanto da meritarsi la nota definizione di ‘civiltà rupestre’. Praticato già in età pre-protostorica e non privo di attestazioni anche in età antica, il vivere in grotta fu particolarmente nei secoli di transizione dall’Antichità al Medioevo (V-VII d.C.) e nella fase della seconda colonizzazione bizantina (secoli IX-XI) fino a esaurirsi progressivamente dal XIV secolo, nell’ambito di nuove forme di abitare, lavorare, pregare, vivere. Le grotte sono poi state ancora usate, ma per altre finalità, come ricoveri, stalle, depositi, spesso in forme degradate riservate a gruppi sociali marginali. Nel Medioevo, invece, rappresentarono un fenomeno di straordinaria importanza come luoghi di culto, residenze, spazi di lavoro e di produzione, coerentemente con quello che un importante storico medievista, Massimo Miglio, ha definito ‘un diverso sistema mentale'. È stato messo da parte definitivamente anche quel vero e proprio mito storiografico che legava le chiese rupestri alla presenza dei monaci basiliani, interpretandole come luoghi di vita ascetica. In realtà le chiese nelle grotte erano parte di veri e propri abitati rupestri nei quali si svolgevano varie funzioni.

Manifestazioni monumentali dell’habitat rupestre si trovano nel territorio di Fasano, in particolare all’interno delle lame, i caratteristici solchi fluviali che attraversano il paesaggio pugliese, ecosistemi di grande pregio anche sotto il profilo vegetale, con meravigliose espressioni della macchia mediterranea, dai cespugli di lentisco all'anagiride e ai capperi, che proprio d’estate fioriscono riempiendo questi corridoi di colori e profumi. La campagna circostante è dominata da foreste di ulivi secolari che si estendono fino al mare.

È ora possibile visitare un complesso di grotte nel villaggio medievale di Lama d’Antico (info: http://www.lamadantico.it/it/home/), forse il più imponente insediamento rupestre di questo territorio. Posto in un’area acquisita nel 2001 dal Comune di Fasano, è stato dal 2013 affidato in gestione alla Fondazione San Domenico (http://www.fondazionesandomenico.it/it/home/), nata per iniziativa di Marisa Lisi Melpignano proprio per sostenere la ricerca, la tutela e la valorizzazione degli insediamenti rupestri nei territori di Fasano e Monopoli con il supporto di un prestigioso comitato scientifico presieduto da un protagonista degli studi medievistici, Cosimo Damiano Fonseca. Alla gestione è associata anche la cooperativa ARS. Si tratta di un esempio molto interessante e felice di partenariato pubblico-privato e di gestione del patrimonio culturale con modalità innovative, che vede coinvolte le espressioni migliori della società, degli studi, dell’associazionismo, dell’imprenditoria pugliese, interessate a tutelare il patrimonio e anche a generare nuove forme di turismo di qualità e di occupazione. Un modello che ritengo vada incentivato soprattutto in una fase difficile come quella che viviamo.

Il villaggio, ora molto ben attrezzato come parco archeologico (con centro informazioni, visite guidate, servizi, area pic-nic, parcheggi, e un ventaglio assai ampio di attività culturali), consente di effettuare un vero viaggio nel Medioevo, tra le varie espressioni della vita quotidiana, nelle abitazioni, nelle grotte laboratorio, nelle stalle, nelle chiese.

Il fulcro del villaggio rupestre è l’anonima chiesa di Lama d'Antico, una delle più grandi della Puglia. Monumentale nelle dimensioni e dotata di un pregevole apparato architettonico e pittorico, dai chiari influssi orientali, presenta un vano principale, articolato in due navate di diversa dimensione, con arcate e pilastri. La chiesa è un esempio magistrale di architettura ‘in negativo’, realizzata scavando e togliendo materia invece di costruire e aggiungere materia. In fondo è l’abside con l’altare, mentre accanto si trova la prothesis, cioè lo spazio con un piano per la liturgia con le offerte del pane e del vino. Una piccola abside conclude la navata laterale, mentre le pareti sono scandite da 23 arcatelle poco profonde. Tutta la chiesa doveva essere in origine affrescata, come documentano i tanti resti, tra cui si segnala la straordinaria immagine nell’abside con la Maiestas Domini, Cristo racchiuso in un ovale e ai lati i simboli degli evangelisti, San Giovanni Battista e la Madonna con il Bambino.

Altre chiese rupestri sono quella di San Giovanni, che conserva l'antica iconostasi e straordinari cicli pittorici, con la raffigurazione di santi, e quella di San Lorenzo, uno spazio sacro dalle coloratissime decorazioni pittoriche in cui l’architettura scavata nella roccia si modella ancor di più in funzione della liturgia.
Non meno interessanti sono le grotte adibite ad abitazioni o a opifici, articolate in vari vani, ricche di tracce e segni lasciati nel corso del tempo da chi in queste dimore ha vissuto, dormito, lavorato, prodotto derrate alimentari (come dimostrano anche i resti di torchi e vasche di decantazione dell’olio) o manufatti artigianali, animando la vita e l’economia del villaggio.

Recentemente il Parco, che promuove numerose attività, tra cui anche laboratori, concerti, conferenze, presentazioni di libri, ha avviato un interessante e innovativo progetto di restauro virtuale, Virtual restoration experience, condotto da Maria Potenza e Massimo Limoncelli, che, grazie alle informazioni provenienti da un accurato rilievo tridimensionale, da riprese a luce UV e dall’analisi dello stato di degrado, offre ai visitatori un’efficace fruizione delle pitture e delle architetture. Con video mapping e proiezioni di immagini sulla superficie architettonica della chiesa si integra realtà e virtualità creando una terza realtà, all’interno della quale il visitatore può apprezzare i contenuti multimediali senza alcuna mediazione di fastidiosi dispositivi (visori, tablet, smartphone, ecc.), vivendo in un’esperienza immersiva di luci e suoni che gli consente di trovarsi proiettato indietro nel tempo, in una chiesa rupestre medievale. Anche con tali tecnologie multimediali, superando l’apparente conflitto tra digitale e reale, si può favorire la conoscenza di un mondo che appare lontanissimo, ma che in realtà fa parte della storia più profonda della Puglia.

 

 

1.Fasano, Parco rupestre di Lama D’Antico

2. La chiesa rupestre di Lama D’Antico (XI-XIII secolo)

3. La chiesa rupestre di San Lorenzo (XI-XIII secolo)

4. ‘Restauro virtuale’ delle pitture della chiesa rupestre di Lama D’Antico (M. Potenza, M. Limoncelli)



Pubbloicato in La Repubblica Bari, 2.7.2020, pp. 10-11.
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