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Latronico, la città dell'acqua

Sono a Latronico al MULA+ per presentare il mio libro su invito di Gaetano Lofrano e dell’Associazione Arte Pollino. È l’occasione per conoscere questa cittadina della Basilicata nel bel territorio del Pollino. Ci arrivo da Foggia con un percorso un po’ difficile perché il navigatore (nuovo deus machina dei nostri spostamenti) mi dice di prendere l’autostrada e di uscire a Lacedonia e mi fa percorrere stradine strette e dissestate in un paesaggio straordinario, con campi di grano già raccolto, centinaia di balle circolari sparse dappertutto, selve di pale eoliche, un caldo infernale, nessuna traccia di automobili e di altri mezzi. Spero che la macchina non faccia scherzi e non si fermi in un pomeriggio caldissimo di luglio nella campagna priva di possibilità di soccorso. Poi in realtà prendo la Salerno-Reggio Calabria, finalmente percorribile in maniera molto comoda in questo tratti e scopro che Latronico è a 5 minuti dall’uscita dell’autostrada.

La presentazione va molto bene, con tante persone, molto interesse, la partecipazione del sindaco, di una brava dirigente regionale, del coordinatore regionale Federparchi, vari colleghi archeologi impegnati negli scavi di Policoro. E soprattutto i ragazzi di Arte Pollino.

Nell’occasione grazie a Lofrano posso visitare il centro storico e non solo. Innanzitutto il MULA+ che è un museo dedicato a vari temi della storia locale, tra cui l’emigrazione, ma soprattutto un luogo di socializzazione, di laboratori, di organizzazione di tante attività culturali. Poi il piccolo museo archeologico con reperti di un certo interesse provenienti dagli scavi nel territorio, sia le grotte preistoriche sia la necropoli indigena di Poggio dei Greci, e la bella sezione demoetnoantropologica: un museo che meriterebbe una diversa più adeguata sistemazione. Poi visitiamo le terme che sono una presenza importante a Latronico: aperte al pubblico fin dagli anni Venti del Novecento, proprio nella struttura che oggi ospita il MULA+, quando migliaia di persone raggiungevano Latronico per bere l’acqua sulfurea. Oggi le terme stanno rivivendo una nuova stagione, e a breve sono previsti notevoli investimenti di una società russa. Bello il parco, ma soprattutto l’area con le cascate e il fiumicello di acqua sulfurea, e poi la grande installazione artistica di Anish Kapoor, una galleria ipogeica e una grotta in cemento molto suggestiva con straordinari effetti acustici. Infine il centro storico con la chiesa di Sant’Egidio, santo molto venerato dai Latronicesi (la festa è il 1 settembre) con il muro della cd. manna, un ‘miracolo’ che si ripete annualmente, e la chiesetta di San Nicola di Bari. Il caldo è notevole, ma secco, e i quasi 1000 metri di altitudine consentono di sopportarlo meglio. Ma soprattutto è lo straordinario paesaggio circostante a colpire, con il monte Alpi, la copertura verde, il cielo limpido. E infine la eccellente cucina locale, con sapori intensi, dai peperoni cruschi usati in vari modi al buon vino rosso (il Grottino locale). Ma ancor di più mi hanno colpito la passione, l’impegno, il coraggio di questi ragazzi di Arte Pollino, innamorati del loro territorio, impegnati per sviluppare forme di turismo ambientale e culturale, nel valorizzare il patrimonio territoriale, nell’impedire che i giovani vadano via contribuendo allo spopolamento di queste aree interne. La cultura in questa battaglia può e deve giocare un ruolo decisivo. Latronico e il territorio del Pollino hanno potenzialità eccezionali, quasi completamente inespresse: l’acqua, le terme, la montagna, le grotte preistoriche, i siti archeologici, i monumenti, i paesaggi, le persone. Questi ragazzi, come tanti altri al Sud, meritano di essere sostenuti. E innanzitutto deve essere conosciuto il loro lavoro di grande qualità culturale, sociale e economica.

 


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