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Le nuove forme di gestione del patrimonio culturale

Una bella notizia recente apre spiragli interessanti nella possibile sperimentazione di nuove forme di gestione del patrimonio culturale nel nostro Paese. Il tema della gestione, infatti, è assolutamente centrale. In Italia siamo molto bravi nella tutela, abbiamo una legislazione di grande prestigio internazionale, vantiamo una tradizione gloriosa nel restauro. Siamo, però, ancora carenti nella gestione, nei servizi ai visitatori, nella promozione, nella comunicazione, ancora oggi sotto il peso di pregiudizi anacronistici e di procedure obsolete. L’apprezzamento di visitatori, cittadini e turisti conferma che la buona gestione di un bene culturale è altrettanto importante quanto ben tutelarlo.

LA SFIDA DELLA VALORIZZAZIONE RIGUARDA L'INTERO PATRIMONIO DEL NOSTRO PAESE

In questi ultimi anni si sono fatti importanti progressi, soprattutto grazie all’autonomia attribuita a grandi musei e parchi archeologici. Ma non basta. La sfida deve riguardare l’intero patrimonio, soprattutto quello cosiddetto “minore”, diffuso in ogni parte d’Italia, vera peculiarità del nostro Paese. Nessuno, infatti, mette in dubbio che lo Stato debba avere la responsabilità della tutela e che possa gestire direttamente i grandi musei e monumenti, anche se le procedure di affidamento dei cosiddetti “servizi aggiuntivi”, risalenti all'ormai lontano 1992 con il ministro Alberto Ronchey, andrebbero necessariamente aggiornate. Finora i soli sistemi possibili erano la gestione diretta; l’affidamento in concessione, con il pagamento di un canone, definito in percentuale sui proventi da bigliettazione; gli ‘accordi di valorizzazione’, possibili con gli Enti pubblici, ma non con i privati, anche quelli no profit (ecco una possibile modifica al Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Il sistema delle concessioni può funzionare per i grandi siti (si è calcolato che ha un reale vantaggio per il concessionario se le entrate superano un milione di euro), come fare per le migliaia di altri musei, siti e parchi?

DAL PARCO DEI CAMPI FLEGREI UNA AVVISO PUBBLICO PER INDIVIDUARE I PARTNER A CUI AFFIDARE LA PISCINA MIRABILIS E IL TEMPIO DI SERAPIDE

Oggi c’è una nuova possibilità ed ecco la bella notizia che viene dal Parco dei Campi Flegrei, che ha da poco pubblicato due avvisi pubblici per individuare partner nella gestione di due dei tanti siti afferenti a questo parco diffuso in un territorio molto vasto: la Piscina Mirabilis di Misenum, a Bacoli, un’enorme cisterna per l’acqua, che ha paralleli per monumentalità solo con la celebre (e visitatissima) cisterna di Istanbul, la cosiddetta ‘cisterna basilica’ (Yerebatan Sarnıcı) e il magnifico Tempio di Serapide a Pozzuoli. Due monumenti chiusi o difficilmente visitabili, finora assai poco valorizzati. Il Parco, con il suo attuale direttore Fabio Pagano, che ha opportunamente portato avanti il progetto avviato dal suo predecessore Paolo Giulierini, sta anche sperimentando una procedura diversa, con vari incontri e una sorta di accompagnamento dei possibili soggetti interessati a lanciarsi nella sfida della gestione di questi due siti. Si prevede non solo la loro apertura al pubblico, almeno parziale, ma anche l’organizzazione di molte attività: visite guidate, laboratori, iniziative culturali, conferenze, spettacoli teatrali e musicali, mostre e molto altro.

UNA NOVITÀ INTERESSANTE DEL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI PER TUTELARE LE "COMUNITÀ DI PATRIMONIO"

È questo un esito della recente introduzione di una novità di straordinario interesse nel Codice dei contratti pubblici all'articolo 151, comma 3 «Per assicurare la fruizione del patrimonio culturale della Nazione e favorire altresì la ricerca scientifica applicata alla tutela, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo può attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali immobili, attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato analoghe o ulteriori rispetto a quelle previste dal comma 1» (dove si fa riferimento alle sponsorizzazioni).

L’introduzione di “forme speciali di partenariato” rappresenta un grande passo in avanti nel superamento della prassi delle concessioni e di “servizi aggiuntivi”. In futuro sarà anche possibile che l’iniziativa per realizzare un partenariato parta direttamente dai soggetti privati e non solo a seguito di avvisi pubblici dello Stato o di altri enti pubblici. È un altro segnale positivo che favorisce l’iniziativa dal basso.

Dispiace, pertanto, che la circolare (n. 45/2019) , con la quale la Direzione Generale Musei ha voluto chiarire le procedure da seguire nell’adottare quell’articolo del Codice dei contratti pubblici, segni un passo indietro, perché finisce di fatto per equiparare le “forme speciali di partenariato” pubblico-privato alle concessioni, con tanto di canoni e restrizioni varie. Ancora una volta si rischia che un’impostazione meramente burocratica non risulti in sintonia con le novità normative e soprattutto con la vitalità dei territori.

Lo scorso anno a Firenze, nell’ambito di tourismA, si sono tenuti gli 'Stati Generali della Gestione dal basso del patrimonio culturale’, che hanno raccolto un centinaio di soggetti sparsi per l’Italia. Realtà varie, grandi fondazioni e società, piccole associazioni e singoli professionisti, che si occupano di siti e monumenti archeologici, piccoli musei, chiese, palazzi storici, grotte, catacombe, parchi, aree marine: un insieme di beni strappati all'incuria, al degrado, all'indifferenza e all'ignoranza, recuperati, curati, gestiti con competenza e passione. Realtà, spesso periferiche che offrono sempre più occasioni di lavoro di qualità e che creano indotto, ma che soprattutto costruiscono giorno per giorno quelle "comunità di patrimonio" di cui parla la Convenzione di Faro.

Il modello predisposto dai Campi Flegrei è stato elaborato da due specialisti del settore dell’economia della cultura, Stefano Consiglio, economista dell’Università di Napoli ‘Federico II’, da anni impegnato nello studio dell’innovazione sociale in campo culturale, e Marco d’Isanto, tributarista, grande specialista del terzo settore.

Mi auguro che il Ministro Franceschini, che già nel suo precedente mandato lanciò un bando per l’affidamento di alcuni importanti siti a soggetti no profit, prendendo le mosse da questa sperimentazione, voglia rilanciare e rendere ancor più ampio quel progetto favorendo in vario modo la partecipazione ‘dal basso’ alla gestione dei tanti siti che altrimenti rischiano di essere lasciati in condizioni di abbandono.

Il termine per presentare le dichiarazioni di interesse per Piscina Mirabilis e Tempio di Serapide è ormai vicino (la scadenza è l’8 gennaio): spero che si facciano avanti professionisti, singoli o associati, fondazioni, associazioni, società, enti del Terzo Settore, imprese sociali. E che si creino le condizioni per garantire un successo a queste due belle iniziative e a un nuovo modo di intendere la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, con la partecipazione dal basso dei giovani professionisti, del libero associazionismo, delle comunità locali.

 

Giuliano Volpe

Pubbbicato in https://www.fondoambiente.it/news/le-nuove-forme-di-gestione-del-patrimonio-culturale


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