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Michele Balestrieri colpisce ancora

Roberto Costantini ha fatto nuovamente centro. Il suo sesto (e parrebbe ultimo) libro con protagonista Michele Balistreri è bello e avvincente come i precedenti. Ammetto che nelle prime pagine non mi aveva convinto e temevo che mi deludesse. Il rischio di trasformare in un ritornello già sentito l’insistenza su alcuni riti ricorrenti (le gitanes, il lagavulin, Cohen) e un storia inizialmente dall’apparenza poco interessante (e che poco interessava Balistreri) mi hanno fatto cogliere una certa stanchezza e ripetitività. Poi con lo scorrere delle pagine e degli avvenimenti sempre più intricati dell’indagine emerge il meglio dei romanzi di Costantini: trame complesse e avvincenti, personaggi ben disegnati, dialoghi credibili, qualità della scrittura, sfondo storico perfettamente descritto. Qui i fatti sono forse più laidi e il noir prevale sul giallo, ma Michele Balistreri è personaggio riuscitissimo, come i suoi collaboratori. Riuscitissimo anche il racconto costruito su due momenti diversi, il 1990 e il 2018. Insomma un altro libro molto riuscito, di piacevole lettura.
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