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Relazione del Presidente prof. Giuliano Volpe in occasione dell’ultima seduta del Consiglio superiore ‘Beni culturali e paesaggistici’, triennio 2015-2018 (11 giugno 2018)

È con una certa emozione che cerco di tracciare, sia pur sinteticamente, un bilancio del lavoro svolto dal Consiglio superiore ‘Beni culturali e paesaggistici’ durante la mia presidenza nel triennio compreso tra il 16 giugno 2015 e il 16 giugno 2018. In verità il periodo di attività complessiva della mia presidenza è maggiore, comprendendo sia la fase finale del precedente Consiglio, tra aprile e luglio del 2014 (DM 14 aprile 2014), e anche la fase intercorsa fino all’insediamento il 16 giugno 2015 del nuovo Consiglio, nominato con il DM 19 febbraio 2015 (che ha designato anche i membri dei Comitati tecnico-scientifici), in attesa della designazione dei rappresentanti eletti del personale, avvenuta con DM 9 giugno 2915, a seguito del quale il CS ha finalmente raggiunto la sua composizione completa.

Il CS si è dotato di un Regolamento interno (16.5.2016), che ha previsto anche alcune novità rispetto al passato, come la partecipazione in modalità telematica e la pubblicazione sul sito web di ampi resoconti dei verbali.

Nel triennio il Consiglio ha tenuto 38 riunioni, tre delle quali straordinarie e pubbliche rispettivamente a Paestum (29.10.2015), a Mantova (12.11.2016) e a Matelica (20.3.2017), oltre a due sopralluoghi, a Pompei (28.10.2015) e a Spoleto-Norcia (10.11.2017), sempre conclusi con specifiche mozioni: a Paestum sul patrimonio culturale e lo sviluppo sostenibile del Sud; a Mantova sul futuro delle città d’arte; a Matelica sull’importanza del patrimonio culturale per la vita delle comunità colpite dal terremoto.

Il primo elemento che sento di sottolineare riguarda proprio lo sforzo fatto per stabilire sempre di più un ponte tra il MiBACT e l’esterno: una missione che ritengo propria del CS, coerente e non alternativa a quella di organo consultivo del Ministro. L’abbiamo fatto con le sedute pubbliche svolte al di fuori del Collegio Romano, con i sopralluoghi, con i tanti incontri, con gli interventi pubblici, le audizioni, i documenti e le mozioni. L’abbiamo fatto con la pagina web del CS, per la prima volta istituita all’interno del sito web del Ministero, con la pubblicazione di ampi resoconti delle nostre riunioni, dei documenti e delle mozioni (http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Ministero/Consiglio-Superiore/index.html).

Ho personalmente girato in Paese in lungo e in largo in questi anni, partecipando a oltre cento incontri per discutere di patrimonio culturale, per illustrare e spiegare le riforme ma anche e soprattutto per ascoltare, per ricevere indicazioni, suggerimenti, critiche. Se posso indicare alcuni limiti di questo Ministero, questi sono la sua eccessiva chiusura in se stesso, la distanza tra centro e periferia, la scarsa capacità e volontà di confronto e di ascolto, la quasi totale incomunicabilità, al centro come in periferia, tra pezzi dello stesso Ministero. In questo contesto, il Consiglio ha cercato di mitigare tali limiti, a volte anche surrogando compiti altrui.

Questo Consiglio ha svolto la sua attività in un momento complesso, non semplice, caratterizzato da grandi, radicali, trasformazioni del mondo dei beni culturali nel quadro di più complessivi cambiamenti epocali in Italia e non solo. Tra il 2014 e il 2018 il MiBACT ha cambiato profondamente la propria organizzazione interna con le riforme radicali promosse dal Ministro Dario Franceschini, che hanno suscitato consensi e opposizioni, apprezzamenti e critiche.  Le recenti riforme hanno inciso profondamente nella stessa visione del patrimonio culturale e del suo valore per la società del terzo Millennio: ci sono ancora molti problemi irrisolti e non mancano anche errori, quasi fisiologici nelle riforme radicali, che mi auguro il nuovo Ministro Alberto Bonisoli voglia correggere, ma senza stravolgerne il progetto culturale. Auspico, cioè, che un governo che si è definito ‘del cambiamento’ eviti il rischio di rappresentare la restaurazione nel campo del patrimonio culturale.

Il Consiglio, con una pluralità di posizioni e di visioni, che sempre hanno potuto trovare espressione libera e rispettosa delle differenze, ha accompagnato questo processo, non facendo mancare mai il suo parere, offrendo suggerimenti e indicazioni, ma anche segnalando problemi, difficoltà, ritardi. Credo che abbia svolto realmente una funzione di indirizzo e di consulenza. Ha operato non solo su richiesta del Gabinetto e, per il suo tramite, del Segretariato Generale e delle Direzioni Generali, ma anche assumendo iniziative autonome, come prevede l’art. 25 c.3 del DPCM 171. Anche per questo sono personalmente molto grato al Ministro Franceschini che ha sempre auspicato e sostenuto l’iniziativa propositiva del Consiglio.

 

È assai difficile, e forse anche inutile, riepilogare tutte le questioni affrontate e le iniziative assunte in questi anni. Rileggere i verbali, sempre molto analitici, delle sedute, ripercorrendo tutti i temi affrontati, offre la visione di una straordinaria ricchezza del dibattito e delle proposte via via avanzate. Ricordo, quindi, solo alcune questioni (si rinvia al sito web per i documenti e le prese di posizione).

1)     Programmazioni e pareri obbligatori. Un’attenzione particolare è stata riservata alle programmazioni finanziarie, rispetto alle quali il Consiglio non ha mai svolto una funzione meramente notarile, proponendo sia la definizione di un quadro generale delle programmazioni sia misure per qualificare maggiormente la spesa e per superare criteri ‘storici’ nella distribuzione delle risorse. Si è espresso, inoltre, a proposito dei contributi ai proprietari di beni culturali, dei piani per l’arte contemporanea (4.8.2015, 20.6.2016), del Progetto Italian Council (19.3.2018), e ha esaminato pareri sulle tante richieste di parere sottoposte su vari argomenti, come il Piano per l’educazione al patrimonio (14.12.2015, 10.4.2017 e 11.6.2018), le Linee guida sull’archeologia preventiva (14.12.2015), le Linee guida per i prestiti di beni culturali (18.4.2016), il Documento per l’attestato di libera circolazione (16.10.2017), il Piano strategico del Turismo (22.2.2016 e 14.11.2016).

2)     Soprintendenze e tutela. L’attenzione alla tutela ha rappresentato un tema ricorrente, affrontato praticamente in tutte le sedute, esprimendo preoccupazione per lo stato di difficoltà delle strutture periferiche a causa della scarsezza di personale e mezzi, sollecitando maggiori risorse per le attività ordinarie e per la manutenzione programmata, seguendo con attenzione il passaggio dalle soprintendenze settoriali a quelle uniche a base territoriale. A tale proposito si ricordano anche i decisi interventi del CS a proposito del ‘silenzio-assenso’ introdotto dalla Legge Madia (lettera del 30.6.2015 e mozioni del 14.7.2015 e 4.8.2014).

3)     Musei e valorizzazione. Il Consiglio ha affrontato in molte occasioni le questioni relative alla riforma dei Musei, anche grazie alla designazione di uno dei componenti dei Comitati scientifici dei musei dotati di autonomia. A questo proposito ha ritenuto anche di intervenire con una mozione per sollecitare un migliore funzionamento di tali organismi scientifici (20.2.2018). Un’attenzione particolare è stata riservata non solo alla rete complessiva dei musei e dei parchi archeologici statali attribuiti ai Poli regionali, con una seduta specifica sul Sistema Museale Nazionale (19.3.2018), con un’audizione del DG Antonio Lampis, alla presenza dei Direttori dei Poli Museali regionali, ma anche ai musei civici e, specificamente, al problema degli ex Musei provinciali e del loro difficile passaggio alle Regioni (14.12.2015), perché fosse salvaguardato un patrimonio importante in particolare nelle regioni meridionali.

4)     Paesaggio. Il Consiglio ha sempre attribuito una centralità al paesaggio, sollecitando in particolare la predisposizione dei Piani paesaggistici (22.2.2016), per promuovere una visione complessiva, organica del patrimonio culturale e a favore di una tutela più contestuale, legata alla pianificazione territoriale e urbanistica, con le audizioni per i Piani Paesaggistici della Puglia (14.10.2013), della Toscana (29.4.2014), del Piemonte (19.12.2016) e del Friuli VG (12.6.2017), il sostegno dato all’Osservatorio Nazionale, agli Stati Generali del Paesaggio, alla Carta Nazionale del Paesaggio (19.2.2018).

5)     Biblioteche e Archivi. Il Consiglio ha riservato una particolare attenzione a questi settori del patrimonio culturale, tradizionalmente meno favoriti, anche con due specifiche mozioni (12.10.2015 e 16.11.2015), che hanno recepito le proposte di due gruppi di lavoro costituiti d’intesa con le rispettive DG. Una seduta monografica è stata dedicata alle Biblioteche (13.11.2017).

6)     Personale. Il Consiglio ha sollecitato in molte occasioni l’assunzione di nuovo personale, apprezzando e sostenendo lo sforzo del Ministro per il concorso dei 500 (poi diventati 1.000) tecnici scientifici (22.2.2016). Il Consiglio si è battuto per la definizione di alti standard qualitativi nei requisiti di ammissione (anche con una mozione contro la proposta di prevedere solo le lauree triennali come titoli di accesso, 16.11.2015) e chiedendo concorsi con cadenza regolare e anche con nuove procedure selettive, sia per il personale tecnico-scientifico sia per quello tecnico e amministrativo e anche per i dirigenti (mozione del 20.2.2017). In generale si è dato grande rilievo al tema dei profili professionali dei beni culturali (14.3.2016), con particolare riferimento alle figure dei restauratori (20.2.2017 e 10.4.2017). A tale proposito si segnala anche l’attenzione per il DM sulle professioni dei beni culturali, in applicazione della legge 110/2014 (15.5.2018 e 11.6.2018). Il Consiglio ha, inoltre, sollecitato un’azione di formazione permanente del personale, auspicando un tale ruolo per la Scuola Nazionale del Patrimonio. Della Scuola il CS si è occupato in due occasioni, in particolare nella seduta del 16.5.2018, apprezzando il progetto ma anche esprimendo critiche e preoccupazioni.

7)     Convenzione di Faro. Il Consiglio si è molto speso per la sua ratifica da parte del Parlamento; sono stati approfonditi vari aspetti, anche nel confronto con l’Ufficio Legislativo (18.4.2016), e tale lavoro ha indubbiamente favorito il superamento di alcune perplessità, facendo in modo che il Ministero sottoponesse l’adozione della Convenzione al Consiglio dei Ministri, poi trasmessa per iniziativa dei Ministri Alfano e Franceschini al Parlamento, che purtroppo non l’ha ratificata nella scorsa legislatura (mozione del 19.12.2017); l’auspicio del Consiglio è che l’attuale Parlamento possa porre la ratifica della Convenzione di Faro tra i primi suoi atti.

8)     Pompei. Il Grande Progetto Pompei e il nuovo assetto organizzativo del Parco sono stati molto seguiti dal Consiglio anche con un’audizione del Direttore prof. Massimo Osanna (22.1.2018), dopo quella del luglio 2014, oltre che con il citato sopralluogo del 2015, nella consapevolezza che a Pompei si giocasse una partita particolarmente importante anche per la credibilità del Paese nei confronti dell’Europa e del mondo intero.

9)     MIUR-MiBACT. Il 19 marzo 2015 è stato sottoscritto un importante protocollo tra i due ministeri. In applicazione di quel protocollo, il Consiglio ha avviato una positiva collaborazione con il Consiglio Universitario Nazionale, organizzando una specifica riunione congiunta dei due Consigli il 12 luglio 2017, alla presenza dei due Ministri, Valeria Fedeli e Dario Franceschini, per analizzare le possibili forme di collaborazione sistematica, a oltre 40 anni dalla nascita del Ministero dei Beni Culturali per gemmazione dal Ministero della Pubblica Istruzione. Si è istituita una commissione paritetica dei due Consigli che ha prodotto una relazione con la proposta sia di un miglioramento dei percorsi universitari nel campo dei beni culturali a partire dalla definizione dei profili professionali da formare sia della sperimentazione di strutture miste tra Università e istituti periferici del MiBACT, i cd. ‘policlinici del patrimonio culturale’, denominati ‘Unità integrate territoriali per il patrimonio culturale’. La relazione, trasmessa ufficialmente ai due ministri il 5 febbraio 2018, è disponibile sulla nostra pagina web (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1522755766034_Relazione_CSBCP-CUN.pdf ), oltre che sul sito del CUN (https://www.cun.it/uploads/6791/Relazione_CSBCP-CUN.pdf?v).

Non posso nascondere la mia delusione nel registrare, al termine del nostro mandato, che il lavoro di questa Commissione non abbia avuto il seguito sperato e che l’accordo tra i due Ministeri non sia stato sottoscritto.

10)  Terremoto e patrimonio culturale. È stato uno dei temi centrali di questi anni, anche a seguito dei tragici eventi dell’Italia centrale, dopo i terremoti dell’Abruzzo e dell’Emilia Romagna (14.11.2016). Le modalità di intervento sul patrimonio culturale colpito dai terremoti e da altre calamità, l’azione di prevenzione e messa in sicurezza e, in generale, il ruolo centrale che il patrimonio riveste per la conservazione delle identità territoriali e la rinascita dei luoghi e delle comunità sono state al centro dell’azione del Consiglio, che ha anche avanzato proposte operative come la costituzione di una specifica funzione dedicata al patrimonio culturale nella Protezione Civile. Importanti in tal senso sono state la mozione di Matelica (20.3.2017) e quella approvata a seguito del sopralluogo a Spoleto-Norcia (13.11.2017). Più recentemente il Consiglio ha dato vita, insieme al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a un gruppo di lavoro che ha predisposto un importante documento di indirizzo, preliminare alla revisione delle ‘Linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale’, trasmesso ai ministri Franceschini e Del Rio il 19.3.2018 (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1526551285629_MIT_MiBACT_FINALE_1.pdf ). Anche in questo caso il lavoro della Commissione non ha avuto l’esito sperato.

11)  Liberalizzazione delle immagini. Il Consiglio ha offerto un pieno e convinto sostegno alla battaglia per la liberalizzazione delle immagini nei musei e poi anche nelle biblioteche e negli archivi, con ben tre mozioni sul tema (15.7.2014, 16.6.2016 e 19.12.2017) e un approfondimento sulla riforma delle riproduzioni dei beni culturali (16.5.2016).

 

Sono stati discussi, infine, anche temi sollecitati dall’esterno, come la situazione del personale tecnico scientifico nelle soprintendenze, musei e parchi della Regione Sicilia (14.9.2015), il tema delle concessioni di scavo, con l’audizione dei Presidenti delle Consulte Universitarie di Archeologia (14.3.2016), il problema della tutela dei beni paleontologici con l’audizione del Presidente della Società Paleontologica Italiana (23.5.2917), il documento ICOM Italia sull’archeologia e i paesaggi culturali, con l’audizione della Presidente di ICOM Italia (19.3.2018).

 

Come ho già precisato, la nostra attività si è svolta nel quadro delle riforme del Ministro Franceschini. A conclusione di tale processo è possibile indicare qualche personale spunto di riflessione, sia pur schematico. Una valutazione approfondita sarà possibile, credo, solo tra alcuni anni.

 

1. C’è un grande interesse per il patrimonio culturale e c’è una grande voglia di confronto. Forse mai come in passato. Lo testimonia anche la ricca produzione di libri e articoli dedicati a questi temi oltre alla quotidiana attenzione della stampa. Questo è un dato assolutamente importante, che andrebbe salutato con soddisfazione da tutti, sia da chi è favorevole sia da chi è contrario alle riforme. In generale ho potuto verificare che il mondo delle associazioni, dei professionisti dei BC, dei volontari, delle persone interessate alla cultura, insomma dei ‘semplici cittadini’, è molto bendisposto e sostanzialmente condivide i cambiamenti in atto, mostra fiducia nelle riforme, pur esprimendo a volte perplessità o indicando alcuni esempi di cattiva gestione. Invece tra gli ‘addetti ai lavori’ prevalgono opposizioni e riserve: fortissime tra il personale del MiBACT (ovviamente anche con eccezioni significative), tra i colleghi universitari e anche tra i professionisti. Chi tra gli ‘addetti ai lavori’ si dichiara favorevole (non sono pochissimi, anche se ancora una minoranza) condivide lo spirito e la filosofia delle riforme, ma apprezza molto meno la loro applicazione. C’è, dunque, un problema serio di distanza tra il progetto e la realtà, da tenere in grande considerazione. Bisogna, però, tener conto anche del poco tempo ancora trascorso: due-tre anni sono periodo troppo breve rispetto a oltre un secolo in cui si è costruito, dall’Unità d’Italia in poi, il modello di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale che si sta cercando di cambiare.

2. In molti, tra il personale del MiBACT, soprintendenti, funzionari, direttori musei, hanno lamentato uno scarso dialogo. Penso che abbiano ragione anche se in realtà occasioni di confronto e dibattito ci sono state: non posso non segnalare, a tale proposito, una certa incapacità di contribuire alla costruzione di nuove e più efficaci forme di tutela e valorizzazione del patrimonio. In generale, ancora oggi, non sono note proposte alternative che non siano il ritorno alle soprintendenze settoriali e disciplinari e alla vecchia situazione dei musei dipendenti dalle soprintendenze. In ogni caso, il confronto e il dialogo (quando non è fatto solo per rinviare le scelte e per non decidere nulla) sono necessari. Se si escludono gli incorreggibili oppositori, quelli contrari per partito preso, i detentori iper-ideologici di certezze granitiche, la gran parte dei colleghi ha interesse a far funzionare le strutture nelle quali lavora ed è bendisposta a collaborare. Partendo anche da posizioni distanti, attraverso il confronto e l’ascolto, le distanze si riducono, si stabilisce un rapporto di maggiore fiducia. La promozione del lavoro di squadra rappresenta uno dei temi principali, finora non affrontati adeguatamente.

3. I trentadue musei autonomi hanno ancora moltissimi problemi (soprattutto quelli della seconda tornata: alcuni di questi sono ancora privi di mezzi, di personale o anche di una vera sede). Ma in generale al momento, pur tra alti e bassi, in un panorama variegato tra chi sta facendo bene o benissimo e chi fa meno bene, i musei autonomi rappresentano la parte che sta funzionando meglio della riforma. Anche in questo caso, però, si lamentano uno scarso indirizzo centrale e pochi sostegni concreti. Ritengo che siano ancora dotati di una autonomia troppo limitata. L’autonomia, strettamente legata alla responsabilità e a rigorose procedure di valutazione, dovrebbe, a mio parere, essere ampiamente accresciuta, anche nella gestione e nel reclutamento del personale, e dovrebbe tendenzialmente essere estesa a tutti gli istituti del Ministero.

4. Le soprintendenze uniche, tra mille difficoltà e problemi, cominciano lentamente a funzionare. In alcuni casi abbastanza bene, in altri in maniera decisamente problematica (in particolare le sedi di nuova istituzione, ancora quasi prive di tutto). Hanno vari problemi di gestione, per archivi, laboratori, magazzini. Il personale delle precedenti soprintendenze comincia a poco a poco a lavorare maggiormente insieme (in alcuni casi, la mancanza ancora di sedi fisiche uniche costituisce una seria difficoltà per far lavorare insieme i vari funzionari). Tutte attendono con ansia l’arrivo di nuovi funzionari e anche di personale tecnico e amministrativo. I settori in cui si articolano le soprintendenze uniche funzionano ancora poco quasi dappertutto. In generale stenta ad affermarsi una capacità-volontà di lavoro d’équipe e solo pochi soprintendenti sanno realmente svolgere la nuova funzione di coordinamento. Di fatto stanno imparando il nuovo lavoro di soprintendente unico ‘a loro spese’, senza un supporto reale. Servirebbero, invece, una formazione specifica e soprattutto un forte indirizzo dal centro. I conflitti principali sono con i Poli, soprattutto da parte degli archeologi, per le questioni relative ai materiali di scavo, ai magazzini, alle autorizzazioni. Questa situazione sta producendo anche conseguenze negative per i permessi di studio, per l’accesso ai dati e ai materiali per gli studiosi, frastornati tra Poli e Soprintendenze. Private dei musei statali, le Soprintendenze stanno in alcuni casi riversando il loro interesse sui musei civici: una cosa positiva e negativa al tempo stesso, perché si rischia di ingabbiare realtà che dovrebbero invece sperimentare nuove forme di gestione. I musei civici, peraltro, dovrebbero essere componenti essenziali del sistema museale nazionale e per questo dovrebbero dialogare maggiormente con i Poli regionali.

5. L’aspetto più debole della riforma è al momento costituito dai Poli Museali Regionali per più ragioni, a partire dalla mancanza di personale per finire ai conflitti con le soprintendenze. In generale, finora, non si sta attuando la reale funzione dei Poli, cioè la creazione di sistemi museali regionali con i musei civici, diocesani, ecc. A mio parere, sarebbe necessario favorire, a seconda dei casi, le migliori forme possibili di gestione con il coinvolgimento delle forze e delle energie presenti in ogni territorio (professionisti, associazioni, fondazioni, consorzi, ecc.). I Poli sono, invece, presi dalla gestione diretta dei musei e delle aree archeologiche loro assegnati, con mille difficoltà. Ritengo che in futuro anche i grandi musei autonomi, appena si saranno consolidati, possano svolgere una funzione di aggregazioni di alcune realtà museali statali e di altra natura presenti nei vari territori. Complessivamente, però, si è messo in moto un processo che intende assegnare ai vari musei un ruolo sempre più attivo nella società contemporanea, anche in linea con le recenti raccomandazioni dell’ICOM (Funchal 11.5.2018), che sollecitano la destinazione di maggiori risorse ai musei, una loro affermazione anche come catalizzatori dello sviluppo economico locale, il maggiore coinvolgimento delle comunità locali, un’attenzione particolare verso le fasce giovanili, l’attivazione di migliori servizi.

6. Servirebbe, a quattro anni dall’avvio del processo riformatore, una manutenzione delle riforme, soprattutto nel superare e risolvere i motivi di conflitto tra i vari istituti periferici (soprattutto tra Soprintendenze e Poli), nel definire meglio il ruolo dei Segretariati (sulla cui funzione sono state espresse da più parti varie, legittime, perplessità), troppo spesso sovrapposti all’attività delle Soprintendenze, e nel migliorare i tanti aspetti ancora poco funzionanti, con un coinvolgimento diretto dei dirigenti e funzionari operanti in periferia. Andrebbero in particolare risolti i problemi di sovrapposizione di competenza, di scarsa collaborazione e di vera e propria conflittualità tra i vari istituti operanti nello stesso territorio.

7. Le attese di maggiori aperture alla società e di un maggiore coinvolgimento degli Enti Locali, delle fondazioni, delle associazioni, ecc. - pur essendoci vari segnali positivi in tal senso - non sono ancora state soddisfatte. C’è ancora molto lavoro da fare per favorire le tante possibili forme di ‘gestione dal basso’ del patrimonio, ovviamente con un ruolo di indirizzo, monitoraggio e valutazione da parte del MiBACT.

8. La vera riforma si avrà solo quando oltre alle strutture organizzative e alle norme cambierà la cultura della tutela e valorizzazione del patrimonio, rimasta inalterata, immodificata, ancorata alle visioni e alle norme degli inizi del Novecento e in particolare alla legge 1089 del 1939. Quella legge, che ha rappresentato uno strumento straordinario per cercare di bloccare distruzioni e speculazioni, ha anche impedito l’affermarsi di una idea diversa di tutela, non più fondata su un modello centralistico, difensivo, vincolistico, passivo, ma finalmente basata sulla progettazione, sulla pianificazione, sulle regole di trasformazione, sulla condivisione e la partecipazione dei cittadini: una tutela più attiva. Momenti importanti in questo processo potranno essere rappresentati dalla prossima ratifica della Convezione europea sul valore del patrimonio culturale (Faro 2005) e dalle conseguenti modifiche normative al Codice dei beni Culturali e del Paesaggio e dalla diffusione dei Piani Paesaggistici Regionali.

 

In varie occasioni, a partire dalla seduta di insediamento del 16.6.2015, il Ministro Franceschini ha partecipato alle sedute del Consiglio, per presentare suoi progetti di riforma, per porre quesiti su problemi specifici e per ascoltare il parere del Consiglieri. In alcune occasioni hanno partecipato alle sedute i Sottosegretari Ilaria Borletti Buitoni e Dorina Bianchi e alcuni Consiglieri del Ministro, in particolare il prof. Lorenzo Casini. Una presenza costante è stata quella del Segretario Generale, prima l’arch. Antonia Pasqua Recchia poi l’arch. Carla Di Francesco, con le quali si è sempre avuto un rapporto di intensa e proficua collaborazione. Significativa è stata anche la presenza del Capo di Gabinetto, prima il prof. Giampaolo D’Andrea, poi la dott.ssa Tiziana Coccoluto, e del capo e dei componenti dell’Ufficio legislativo. Anche i Direttori Generali hanno frequentato le sedute del Consiglio, alcuni, come la dott.ssa Caterina Bon, il dott. Antonio Lampis e l’arch. Francesco Scoppola, in maniera molto assidua e attiva, altri meno. Sono grato a tutti loro, anche a nome dell’intero Consiglio, per il supporto sempre garantito e per la collaborazione che si è sviluppata in questi anni.

Al di là dei singoli temi affrontati, qui richiamati solo in parte, sono stati l’impegno costante, l’attenzione propositiva, la vivacità critica, la generosa disponibilità di tutti i Consiglieri ad aver rappresentato la risorsa più preziosa per il Consiglio stesso e per il Ministero. Ho apprezzato la competenza, la dedizione e lo spirito positivo che ha animato l’impegno di tutti, oltre al pieno rispetto delle diverse posizioni, anche in momenti non facili di divergenza di opinioni, che ha consentito di raggiungere sempre una posizione largamente condivisa: non ho potuto effettuate un calcolo esatto, ma credo che oltre il 90% delle votazioni abbia visto l’unanimità del Consiglio. Per questo, e non solo, sono grato alla vicepresidente Francesca Cappelletti, ai presidenti del CTS, ai rappresentanti del personale e a tutti i Consiglieri per il lavoro svolto in questi anni, in un clima sereno di amicizia e cooperazione. Mi scuso con loro se a volte non sono stato in grado di cogliere tutte le istanze espresse e se in qualche caso sono stato troppo rigido e determinato nell’indicare e difendere la mia opinione, pur avendo sempre tentato di recepire stimoli, suggestioni e critiche. È stato un vero privilegio per me, oltre che un grande piacere, poter lavorare con persone di così alto profilo culturale, scientifico, professionale e etico.

La segreteria del Consiglio ha svolto sempre un lavoro eccellente nel supportare il nostro lavoro e per questo ringrazio in particolare la dott.ssa Maria Pellegrino, con la quale ci sono stati in questi anni contatti quasi quotidiani.

Con oggi si conclude la mia esperienza prima come componente, in rappresentanza per due volte consecutive delle Regioni italiane, e poi dal 2014 come Presidente del Consiglio Superiore: un’esperienza impegnativa e di straordinaria importanza sotto il profilo professionale, culturale e umano. Sono profondamente grato al Ministro Dario Franceschini per avermi offerto questa opportunità e per l’intenso scambio di opinioni avviato fin dal marzo 2014 quando, appena nominato Ministro, ricevetti una sua inaspettata telefonata per un incontro a casa sua – era in convalescenza – e ci conoscemmo per la prima volta. In questi anni ho potuto apprezzare la sua capacità di definire una strategia, la sua voglia di ascoltare e di studiare e la determinazione nell’assumersi la responsabilità politica di realizzare riforme radicali e epocali, la sua profonda e convinta dedizione nell’impegno di Ministro dei beni culturali cui ha saputo dare un rilievo, una visibilità e una credibilità forse senza precedenti. Se posso permettermi, ho anche potuto conoscere e apprezzare le sue doti umane, di sensibilità, passione politica e culturale, rigore etico e ironia, che appaino poco all’esterno, nascoste dietro un’apparente freddezza.

Rivolgo gli auguri migliori di buon lavoro al nuovo Ministro Alberto Bonisoli e alla sua squadra, sperando sinceramente, per il bene del patrimonio culturale italiano e dello stesso MiBACT, che in questo momento avrebbe bisogno di stabilità e di ancora maggiori risorse, che voglia proseguire lungo il percorso avviato in questi ultimi anni, ovviamente con gli aggiustamenti e i miglioramenti che riterrà necessari.

Quelli vissuti nel Consiglio superiore sono stati per me anni assai intensi di impegno, non privi anche di momenti di amarezza, soprattutto per una serie di attacchi personali, di malignità e anche di veri e propri episodi di grave discriminazione nei miei confronti proprio a causa di questa mia carica e dell’impegno svolto nelle riforme. Quando ho assunto questa carica ero un professore di archeologia all’Università di Foggia, di cui ho svolto in precedenza anche la funzione di Rettore, e mi accingo ora a tornare a svolgere a tempo pieno lo stesso lavoro di ricerca e didattica nella mia Università.

È stato un impegno che ho cercato di svolgere nel migliore dei modi, per quanto le mie capacità mi hanno permesso, nella consapevolezza di averlo fatto – ovviamente con le mie idee e la mia visione, i miei limiti e i miei errori – esclusivamente nell’interesse del Ministero e del personale che vi lavora con passione e competenza e del patrimonio culturale italiano.

 Roma, 11 giugno 2018                                                            Prof. Giuliano Volpe

 


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