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Storie del mare

Mezzo secolo di ricerca subacquea ininterrotta. Insegnamenti di archeologia subacquea da anni impartiti nelle Università di Bari, di Foggia e del Salento. Una rivista (L’archeologo subacqueo) edita da oltre venticinque anni da una casa editrice barese, Edipuglia, ora rilanciata nella modalità ad “accesso aperto”. Da un anno è attiva a Taranto la Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. Sono questi solo alcuni dei primati che la Puglia, con i suoi 800 chilometri di costa e con un patrimonio culturale sommerso tra più ricchi del Mediterraneo, può vantare nel campo dell’archeologia subacquea. Ora queste energie e competenze si integrano grazie a un accordo tra la Regione Puglia, le tre Università pugliesi e la Soprintendenza Nazionale con l’istituzione dell’ESAC – Euromediterranean Seascaps Archaeology Center: un centro di ricerche, con sede a Brindisi, che ha l’obiettivo di sviluppare un vasto programma di conoscenza e valorizzazione del patrimonio sommerso, con gli strumenti dell’archeologia globale dei paesaggi di mare. Nell’orizzonte dell’ESAC c’è una visione che tiene insieme ricerca scientifica, sia archeologica che ambientale, il tema dell’accessibilità e della fruizione, le sfide della promozione del territorio e dello sviluppo sostenibile connessi al turismo culturale.

Lo dimostrano alcuni recenti progetti che hanno visto protagonista il patrimonio costiero e sommerso di Puglia. Ne è un esempio il progetto FISH.&C.H.I.P.S (Fisheries, Cultural Heritage, Identity and Participated Societies) che ha coinvolto le comunità di pescatori pugliesi e greche insieme agli archeologi nel tentativo di valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale costiero e marino e restituire agli stessi integrità e spessore storico. Ultimo prodotto di tale progetto è la mostra Taras e i doni del mare, vistabile nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MArTA (1 aprile - 31 dicembre 2022), il cui catalogo è fruibile anche online.

Nel nord della Puglia, a Vieste, sull’isolotto di Sant’Eufemia, è in corso da alcuni anni una ricerca nel santuario rupestre dedicato in antico a Venere Sosandra, come rilevano varie iscrizioni incise sulle pareti rocciose dai marinai. Qui si fermò con la sua grande flotta il doge di Venezia Pietro Orseolo nel 1002 nel corso dell’operazione per liberare Bari dai musulmani. È un sito straordinario che si spera di poter rendere fruibile nei prossimi anni.

Il progetto UnderwaterMuse, inoltre, ha puntato sull’accessibilità ampliata al patrimonio sommerso, attraverso la creazione di parchi o percorsi archeologici subacquei per la fruizione diretta, diving o snorkeling, ma anche l’uso narrativo e comunicativo della realtà virtuale/aumentata e delle metodologie digitali per consentire a chi non vuole, o non può, immergersi di fruire comunque di un bene comune. In Puglia la scelta di Torre S. Sabina (Carovigno) quale scenario di un intervento-pilota muove dalla qualità e varietà dei giacimenti archeologici presenti nella baia. È stato condotto un intervento sul relitto romano di età tardo-imperiale (fine III – inizi IV sec. d.C.), spiaggiato e abbandonato presso la riva antica, oggi sommersa per effetto dell’innalzamento relativo del livello del mare, per pianificare la realizzazione del modello 3D dell’imbarcazione, che permetterà anche ai non subacquei un’immersione “virtuale” con visori e altre tecnologie innovative, e il progetto di un eventuale recupero e musealizzazione della nave. Il relitto, integralmente scavato, ha rivelato – caso eccezionale – resti della parte alta dello scafo (bagli, tavole del ponte, boccaporti) e di un carico proveniente dal Nordafrica.

Si è accertata, inoltre, la presenza dei resti della Galea Magna, nave della Serenissima partita da Candia (Creta) che fece naufragio all’ingresso della baia il 1 gennaio del 1598, dopo aver tentato inutilmente di cercarvi rifugio. Il recupero di dotazioni di bordo – elmi, palle da cannone e altre armi, monete e ceramiche - ha confermato l’avvincente identificazione suggerita dalla ricca documentazione degli archivi veneziani.

Infine è stata indagata la stratigrafia di carichi – migliaia tra anfore, ceramiche e altri oggetti, integri e frammentari - accumulatisi ai piedi della scogliera, causa di ripetuti episodi di naufragio, dalla fine del VI sec. a.C. al VI sec. d.C.

Una decisiva scoperta ha interessato il tratto di costa della Riserva naturale delle Cesine, all’altezza di Lecce (Vernole): si è riconosciuta la fondazione di un molo foraneo realizzato in filari sovrapposti di grossi blocchi parallelepipedi. Si tratta di un complesso portuale importante, la cui articolazione o geometria complessiva è ancora da precisare.

Un altro comprensorio oggetto di indagini e valorizzazione nell’ambito di UnderwaterMuse è stata l’AMP di Porto Cesareo, i cui fondali sono ricchissimi di testimonianze di frequentazioni, lungo la rotta di attraversamento dello Ionio, tant’è che il Comune, l’AMP, il Coordinamento Ambientalisti e l’UniSalento hanno lanciato il progetto di istituzione di un Parco archeologico Sommerso sul modello di quello di Baia. Oltre alle tante presenze già note e documentate – per esempio lo splendido relitto delle Colonne – sono stati individuati altri resti del carico di una nave romana. Per secoli le onde del mare hanno eroso la roccia tenera di quest’area facendo emergere bizzarre formazioni costituite da centinaia di frammenti di anfore nordafricane concrezionati tra loro, in origine accumulati all’interno di fosse del fondale marino. Il loro profilo ricorda dei funghi giganteschi con fusto stretto e ‘cappello’ allungato. Era il carico di un’unica nave proveniente dalla provincia della Tripolitania, il cui viaggio fu tragicamente interrotto alla fine della traversata del Mar Ionio. Si è scoperta anche la parte sommersa della necropoli romana già visibile tra Torre Chianca e Belvedere, con tombe e stele funerarie adesso sotto due metri d’acqua, per effetto delle profonde modificazioni di questo suggestivo e mutevole paesaggio costiero.

Le acque della Puglia hanno tante storie da raccontare. Molte sono ancora da scoprire, tutelare e comunicare, con l’impegno non solo degli specialisti ma anche e soprattutto di “comunità di patrimonio del mare” ancora tutta da costruire.

pubblicato in La Repubblica Bari, 2 giugno 2022, p. 10
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