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Un archeologo alle prese con l'Art Nouveau

Che ci fa un archeologo con l’Art Nouveau? È quello che viene da chiedersi trovandosi tra le mani il voluminoso, bellissimo, elegante libro di Paul Arthur, French Art Nouveau Ceramics (Norma Editions, Paris 2015 www.editions-norma.com).

Arthur è un noto archeologo medievista, da anni operante in Italia, ordinario di Archeologia medievale all’Università del Salento, dove dirige anche la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici. Con tanti interessi e varie passioni, tra cui quella per le ceramiche art noveau (di cui è anche collezionista). Un interesse e una passione coltivati per tanti anni che ora sono sfociati in quest’opera monumentale, di 424 pagine, magnificamente illustrata, con centinaia di schede. Un Dizionario illustrato (come recita il sottotitolo) che consente di disporre, in maniera rigorosa, di un catalogo di artisti, botteghe e manufatti. Dopo un’ampia introduzione su questa elegante classe di materiali, Arthur illustra le varie scuole francesi di ceramica operanti tra la seconda metà dell’Ottocento, la grande Esposizione di Parigi del 1900 e i primi decenni del Novecento, con la prima guerra mondiale, ‘la fine di un’epoca’.

Segue, dalla A di Aguette(s), Georgette (Paris 1867- Chamonix 1922) alla Z di Zumbo, Dominique (Seminara Reggio Calabria 1865 – La Farlède, Var 1939), una lunga e documentata serie di protagonisti di questa straordinaria produzione artistica, con informazioni dettagliate sui caratteri di ogni artista e delle sue opere, con belle immagini a colori. L’approccio ‘archeologico’ emerge in questo lavoro anche da dettagli minuti, come l’indicazione delle dimensioni degli oggetti o le utili appendici sugli aspetti epigrafici, sulle firme, i monogrammi e i marchi di fabbrica. Ma emerge soprattutto dalla capacità di analisi e al tempo stesso di contestualizzazione topografica, storica e culturale, che l’autore dimostra nella presentazione delle scuole e dei prodotti. Mi sembra che questo libro possa fornire anche una conferma di come l’archeologia sia innazitutto un metodo, una forma mentale, prima ancora che una disciplina.

Ampia è la bibliografia che correda il volume, che si conclude con indici analitici di notevole utilità per una più agevole consultazione dell’opera.

Insomma, questo è un volume d’arte, bello da sfogliare e da consultare, piacevole nella lettura, ricco di informazioni e di spunti, utile anche per chi non è esperto della materia.

Un volume che fa provare una certa invidia per chi, come Paul Arthur, sa alternare scavi, ricerche sul terreno, studi di monumenti e di manufatti antichi e medievali, pubblicazioni in riviste scientifiche specializzate a indagini così approfondite in un campo alquanto lontano dal punto di vista cronologico e tematico.

Un esempio magistrale di rifiuto di una settorializzazione del sapere e di un rischio di chiusura in ambiti troppo ristretti. Uno stimolo ad ampliare lo sguardo verso un’archeologia della contemporaneità, che rappresenta uno degli indirizzi più promettenti per il futuro.


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