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Un paese bloccato

Il nostro Paese ha un problema serio di qualità degli apparati burocratici e in particolare della dirigenza. 
Nei decenni passati sono stati da un lato sono stati dati poteri ampi alle burocrazie (nel vuoto della politica, a partire da Mani pulite e poi negli anni del berlusconismo) dall'altro il reclutamento e le promozioni interne ha portato anche in posizioni rilevanti personaggi modestissimi. Questi apparati sono il peggior nemico di ogni cambiamento e osteggiano qualsiasi immissione di persone competenti e qualificate. 
Altro male italiano: la centralità delle norme, delle leggi, dei regolamenti, con un eccesso di amministrativismo e di formalismo, che peraltro ha ormai imbrigliano tutto in grovigli normativi che lasciamo ampi margini ad avvocati e TAR (che decidono su tutto, comprese materie tecnico-scientifiche, concorsi, scuole, sanità, ecc.) e avvocati. Si pensa che sia sufficiente fare una legge di riforma, un DPCM, un DM, una circolare per aver risolto un problema, senza alcuna minima cura nell'attuazione, nella formazione di chi dovrebbe applicare quelle norme, nei processi di gestione.
Ho potuto verificare personalmente questi mali anche in ambiti che conosco meglio e immagino che siano diffusi dappertutto.
In queste condizioni dobbiamo essere molto preoccupati anche per i progetti del cosiddetto Recovery plan o Next generation EU, che rischia di essere l'ennesimo, definitivo, spreco di risorse e la definitiva occasione perduta.

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