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Una (bella) mattina a Luni

Finalmente ho avuto la possibilità di visitare Luni (ammetto la colpa, non l’avevo mai visitata prima), approfittando di una mia fugace puntata a Genova per la presentazione di un bel libro e soprattutto dell’amicizia del soprintendente Vincenzo Tiné che mi ha accompagnato. Ho avuto poi la fortuna di avere come guida Marcella Mancusi, l’attiva funzionaria archeologa, lucana di origine, che si occupa con competenza e passione del sito. Prima considerazione positiva: l’ottima, geniale, sistemazione dell’accesso dall’autostrada, tramite uscite nei due sensi di marcia, comodi parcheggi, pannelli illustrativi e la possibilità di attraversare un tunnel immersivo con un bel video multimediale che introduce, attraverso una selezione di immagini, alla storia della città dalle origini all’altomedioevo. Un bel ponte scavalca l’autostrada e consente di raggiungere comodamente il sito archeologico. Una sistemazione fatta a cura di Società Autostrade d’intesa con il MiBAC che sarebbe da esportare anche in altri siti archeologici posti nei pressi delle autostrade (penso ovviamente, in Daunia, a Arpi e alla Tomba della Medusa). Da migliorare ulteriormente la segnaletica lungo l’autostrada per avvisare gli automobilisti di questa splendida opportunitàBello il contesto paesaggistico, agrario, del sito. Efficaci, ben fatti, i nuovi pannelli diffusi nei pressi dei vari monumenti, molto belle le varie case coloniche trasformate in punti espositivi diffusi nel sito (è una presenza ingombrante il vecchio museo degli anni 60, costruito al di sopra del tempio del foro), che si pensa di abbattere). Un giro nel foro, una puntata all’anfiteatro, un rapido salto alla chiesa paleocristiana (attualmente non visitabile dal pubblico per motivi di sicurezza, che meriterebbe una sistemazione adeguata.È stato un piacere vedere tanti bambini e ragazzi (oggi c’è stata anche una rappresentazione in abiti romani), intere scolaresche e anche non pochi visitatori.Sono molto felice di aver finalmente conosciuto direttamente un caposaldo dell’archeologia italiana, che negli anni scorsi ha ricevuto un’attenzione particolare, anche se sono non pochi i problemi nel garantire aperture e attività varie a causa della penuria di personale di custodia: anche in questo caso sarebbe opportuno studiare nuove forme di gestione.
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