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Viaggio a Siponto

Per un giorno, sabato 8 ottobre, l’area archeologica di Siponto si è riempita di vita. La ricostruzione di una serie di attività tipiche di una città medievale, grazie alle indicazioni fornite dagli scavi in corso, ha consentito ai visitatori di assistere al confezionamento di abiti o di cibi, alla preparazione di profumi e creme, all’attività di un maniscalco, ai giochi da tavolo, alle attività militari o alle cerimonie religiose. Gli scavi condotti a partire dallo scorso anno dalle Università di Bari e di Foggia, con la direzione di Roberto Goffredo e Maria Turchiano (Unifg) e di chi scrive (Uniba), stanno infatti indagando, nel rispetto delle metodologie stratigrafiche, le fasi più recenti della vita della città medievale di Siponto, in particolare quelle del XIII secolo, prima dell’abbandono in favore della nascita di Manfredonia. Le indagini archeologiche in corso cominciano a intercettare anche elementi della città romana e tardoantica, cui si sovrappose, in un’ininterrotta continuità di vita, la città medievale. Così nella zona dell’anfiteatro romano, risalente all’età di Augusto (fine del I secolo a.C.-inizi del I secolo d.C.), che accoglieva fino a 8.000 spettatori, al di sotto delle case, delle fosse granarie, delle strade e delle sepolture di età medievale, si inizia a esporre il possente muro perimetrale del grande edificio per spettacoli realizzato con una bella opera reticolata. Allo stesso modo nel quartiere prossimo al porto gli scavi avviati quest’anno stanno portando alla luce un grande edificio, quasi sicuramente un magazzino, forse risalente già a età romana e ampiamente riutilizzato e ristrutturato anche nel Medioevo. Si tratta di uno dei grandi horrea (depositi) del grano? Il porto di Sipontum, sede dei mercatores frumentarii noti dagli autori antichi, era infatti celebre per essere il principale punto di smercio del grano prodotto nel Tavoliere. È questa una delle domande che si pongono gli archeologi in attesa di recuperare ulteriori dati che possano meglio chiarire cronologie, fasi di riutilizzo, funzioni. Altra scoperta importante è relativa a una grande domus medievale, articolata in numerosi ambienti e dotata anche di un pozzo, sicuramente la residenza di una importante famiglia, soprapposta sipontina, che si sovrappose a una precedente possente casa-torre, anch’essa parte della città medievale. La storia di Siponto fu lunga e gli scavi la stanno ripercorrendo, man mano che si procede asportando uno strato dopo l’altro, dalle fasi più recenti verso quelle più antiche: della città si conosce, infatti, ancora pochissimo, non più del 5% dell’intera superficie, estesa per circa 20 ettari, ancora tutta da indagare. Centro dalle origini mitiche legate alla fondazione di Diomede e scalo portuale di Arpi, Sipontum fu la pima colonia marittima romana, fondata nel 194 a.C. e ripopolata pochi anni dopo nel 185. Conobbe un notevole sviluppo in età imperiale e tardoantica, quando fu sede di una importante diocesi paleocristiana, incrementando la funzione di scalo mercantile soprattutto, posto lungo le rotte adriatiche e in collegamento con l'opposta sponda e con il Mediterraneo orientale. Con la conquista longobarda fu scelta come sede di gastaldato. Alla metà del XII secolo la distruzione da parte dell'esercito di Gugliemo I, accentuò la parabola involutiva del centro. Il destino della città infatti sembra essere stato segnato, fin dai tempi della deduzione della colonia, da fattori di natura ambientale, con il progressivo impaludamento della costa e l'insabbiamento dell'area portuale. Nel corso del XIII secolo si consumò l'epilogo dell'esperienza insediativa di Sipontum, abbandonata definitivamente anche per il sopraggiungere di fenomeni sismici, e trasformata in una cava di materiali per la vicina Manfredonia, fondata da Manfredi nel 1263. Con l’open day gli archeologi hanno voluto non limitarsi a illustrare muri e reperti ma hanno inteso proporre un momento di ricostruzione della vita che si svolgeva secoli fa in quelle stanze, lungo quelle strade della città medievale che avevano conservato gli allineamenti dei cardi e decumani della città romana. In tal senso è stato prezioso il coinvolgimento, nel quadro di un progetto dal rigoroso impianto scientifico, di alcune associazioni specializzate nella rievocazione storica di aspetti del Medioevo, come gli Imperiales Friderici II di Foggia e le quattro contrade (Torre del Fico, Santa Maria, Torre dell’astrologo, San Francesco de Angelis) del Palio di Manfredonia, Riccardo Armature Medievali e la sartoria Shangrillà di Foggia. Obiettivi principali del progetto condotto dalle Università in collaborazione con la Direzione Regionale Musei, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio di Foggia del Ministero della Cultura e il Comune di Manfredonia, sono, infatti, non solo la ricerca e l’alta formazione, la tutela e anche la valorizzazione di un’area archeologica, la cui fruizione è ancora oggi limitata quasi solo alla chiesa paleocristiana e alla bella installazione artistica di Edoardo Tresoldi, ma anche la promozione della conoscenza del sito contribuendo alla costruzione di una vera “comunità di patrimonio”, che sappia attribuire valore al patrimonio archeologico, in stretta collaborazione con tutte le Istituzioni e gli Enti coinvolti a vario titolo e anche con il coinvolgimento del mondo della scuola, dell’associazionismo, dell’imprenditoria, della cittadinanza. In occasione della seconda campagna di scavi si sono avviate infatti alcune preziose collaborazioni, tra cui si segnala in particolare quella con la Caritas diocesana, che si intende sviluppare negli anni prossimi in modo da coinvolgere sempre più la comunità locale nell’individuazione, nella tutela sociale, nella valorizzazione del patrimonio culturale. Pubblicato in La Repullica Bari, 9.10.2022
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