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Viaggio nell’Italia virtuosa. Pulcherrima Res a Palermo

Nel corso degli anni il FAI ha maturato una straordinaria esperienza nella gestione del patrimonio culturale e ha acquisito un primato universalmente riconosciuto. Nel nostro Paese esistono, tuttavia, anche tantealtre realtà, spesso piccole e piccolissime, impegnate nella “gestione dal basso” di monumenti, siti, parchi, luoghi della cultura.

L’Italia – lo sappiamo bene – è un paese straordinario, riserva continuamente scoperte e anche sorprese imprevedibili. Il nostro patrimonio culturale è diffuso in ogni luogo. Molti, però, sono i beni culturali in stato di abbandono. Un enorme patrimonio diffuso, da decenni condannato al degrado e alla marginalità o, nel migliore dei casi, a una gestione del tutto insoddisfacente, che mai il Pubblico sarà in grado di gestire da solo. Non si tratta di chiedere un passo indietro da parte del Pubblico, ma, al contrario, uno in avanti, abbandonando definitivamente la tradizionale concezione “proprietaria” del patrimonio in un’ottica di reale servizio pubblico, anche indirizzando, sostenendo, coordinando, monitorando le diverse forme possibili di “gestione dal basso”.

Il FAI potrebbe svolgere, in tale contesto, una funzione importante: quella di “fratello o sorella maggiore”, che dà consigli e suggerimenti, che mette a disposizione la sua esperienza e le sue competenze, che aiuta a far conoscere realtà altrimenti poco note.

Propongo, pertanto, un viaggio nell’Italia virtuosa, quella dell’impegno culturale e civile (spesso anche in contesti molto difficili e periferici).

La prima tappa è a Palermo, capitale italiana della cultura nel 2018, una città che sta progressivamente rinascendo proprio grazie a una maggiore attenzione al patrimonio e alla produzione culturale.

Tra i tanti casi a me noti nella città siciliana, indico quello che giudico emblematico di come sia possibile recuperare un pezzo significativo del centro storico grazie a nuove forme di gestione.

È la storia del grande e importante monastero di clausura di Santa Caterina di Alessandria, secoli fa popolato da oltre cinquecento suore, che nel 2014 si erano ridotte a tre. Dopo il loro trasferimento, il monastero e la splendida chiesa barocca, di proprietà del FEC (Fondo edifici di culto) e gestito dall'ufficio dei beni culturali dell'Arcidiocesi di Palermo, erano rimasti chiusi e praticamente inaccessibili, finché nel 2017 grazie all’iniziativa lungimirante di padre Giuseppe Bucaro, in collaborazione con la Soprintendenza, il complesso è stato affidato alla gestione della cooperativa Pulcherrima Res.

I ragazzi della cooperativa non solo organizzano visite guidate a questo straordinario complesso monastico urbano, accompagnando i cittadini e i turisti nelle celle, nelle cucine, nelle dispense e lungo i percorsi un tempo accessibili solo alle suore di clausura, ma, grazie alla riscoperta delle antiche ricette segrete dei dolci prodotti dalle suore, hanno dato vita alla pasticceria "I segreti del chiostro", nella quale realizzano dolci di grande qualità (anche estetica), con i cui proventi riescono a gestire anche una mensa per le persone in difficoltà.

Tutela e cura del patrimonio culturale si sposano così con la rivitalizzazione di una porzione del centro storico, con la creazione di occupazione, con il turismo culturale e anche con l’impegno sociale. Un circolo virtuoso, comune a tante altre esperienze, che attribuisce un valore aggiunto a queste forme di gestione.

Pubblicato in http://www.giulianovolpe.it/backend/main.php?page=documenti&s=36&s2=0&inserisci=1
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