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Viaggio nell’Italia virtuosa. A Foggia si coltivano le idee

È possibile coniugare agricoltura, cura del territorio, passione per la storia e il patrimonio culturale, sostenibilità economica, sociale e ambientale? Ed è possibile farlo al Sud, in Daunia, nella terra del caporalato, dei campi pieni di immigrati sfruttati nella raccolta dei pomodori, a Foggia, città della "quarta mafia", il cui sindaco insieme a vari consiglieri comunali è stato di recente arrestato con l'accusa di corruzione e concussione? È insomma possibile fare dell’agricoltura di qualità, innovativa con un impegno etico e anche estetico in un territorio difficile? Sembra proprio di sì. Per questo voglio raccontarvi una bella storia, che riguarda l’impegno di alcuni giovani professionisti e imprenditori: la prova che esiste, al Sud come altrove, un’Italia virtuosa anche in agricoltura.

Voglio parlarvi di alcune realtà operanti a Foggia: innanzitutto VàZapp' (strepitoso il riferimento a WhatsApp unito alla tipica espressione dialettale “vai a zappare”, a dimostrazione di un’intelligente capacità comunicativa), che si definisce “il primo Hub Rurale in Puglia dove si coltivano IDEE”. È una "comunità di giovani professionisti, ricercatori, comunicatori, creativi che si unisce grazie alla volontà di Don Michele de Paolis (il sacerdote fondatore e per anni anima della comunità Emmaus di Foggia, impegnato nel sociale, in particolare nel campo delle tossicodipendenze, ndr), con lo scopo di creare un percorso che faccia emergere il settore agricolo e agroalimentare per mezzo dei giovani, crei occupazione ed identità, relazioni sociali che valorizzino i territori”. Questa comunità, nata dalla fusione dell’associazione senza scopo di lucro Terra promessa e la cooperativa Terra Terra, è una di quelle tipiche realtà che gli studiosi definiscono “innovazione sociale”.

In questo contesto, un giovane vulcanico imprenditore agricolo, appartenente a una famiglia da generazioni impegnata in agricoltura, Giuseppe Savino, dopo viaggi all’estero per studiare e conoscere realtà diverse, decide di tornare a Foggia e insieme al fratello Michele dare vita alla Cascina Savino, grazie ad alcuni ettari di terra messi a disposizione dal papà Antonio, agricoltore da sempre, che pure non nasconde riserve, timori e perplessità su questo strano esperimento.

I due, infatti, stravolgono le tradizioni, prassi, organizzazioni quasi secolari. Impiantano un bel vigneto, ma con un’attenzione all’architettura del paesaggio, disponendo i filari in maniera da disegnare al centro un ottagono, con un chiaro riferimento a Federico II, che molto amò questo territorio, lasciando architetture straordinarie.

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L'ottagono formato dai filari di vite della Cascina Savino.

Inoltre, organizzano un teatro con balle di paglia nel quale organizzano concerti e rappresentazioni teatrali, con un progetto significativamente denominato “Shakespeare ai contadini”. Così portano migliaia di persone in campagna, tra i campi coltivati, nel cuore di un’importantissima area archeologica, quella di Arpi, la più potente e ricca città della Daunia, purtroppo da sempre colpita dalla piaga dello scavo clandestino: a pochi passi si trova l’Ipogeo della Medusa, una monumentale tomba a camera con una pregevole decorazione architettonica, indagata e sottratta ai tombaroli dalla grande archeologa Marina Mazzei; non lontano poi è il villaggio neolitico di Passo di Corvo, scavato da un altro protagonista delle ricerche archeologiche in Daunia, Santo Tiné. La terra in questa zona è pregna di archeologia, che dà spessore culturale e profondità storica anche ai prodotti agricoli. Il legame con il paesaggio diventa così indissolubile.

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"Shakespeare ai contadini", il teatro formato con le balle di fieno

Più recentemente la ‘folle’ creatività dei fratelli Savino li porta a impiantare un enorme campo di coloratissimi tulipani, nella pianura del Tavoliere da sempre destinata al grano e più recentemente ai pomodori. L’idea è quella di portare le persone sul campo a raccogliere i fiori. Arriva, però, una gelata che danneggia migliaia di tulipani. Nonostante questo danno e nonostante i limiti imposti dalle restrizioni sanitarie, in migliaia rispondono all’invito e in 1.400 si recano ad Arpi per raccogliere i fiori pagando ben volentieri la quota prevista. Il raccolto è così salvo, i lavoratori come sempre sono stati pagati regolarmente, si è garantita quella sostenibilità che molti mettevano in dubbio. Il progetto prosegue con mille idee in programma. Insomma, si può fare.

Quando non si coltivano sono piante e frutti, ma anche e soprattutto relazioni, passioni, storia, cultura.


 


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