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Drill baby drill. La maggioranza vuole le opere pubbliche senza prima fare indagini archeologiche di Giuliano Volpe
Non c’è pace per il patrimonio culturale e in particolare per quello archeologico. A pochi giorni dal tentativo di modificare i requisiti di accesso per il ruolo di funzionario tecnico-scientifico nel Ministero della Cultura, abbassandone il livello di formazione, che ho denunciato anche su HuffPost, poi rapidamente rientrato, con il ritiro del decreto direttoriale da parte del ministro Alessandro Giuli, e dal crollo della Torre dei Conti, che ci ha drammaticamente ricordato la fragilità del nostro patrimonio culturale e la necessità di interventivi sistematici di manutenzione e cura, è in atto un altro tentativo di colpire una delle misure più importanti e utili in campo archeologico: l’archeologia preventiva.
Si tratta di quelle procedure che consentono, in occasione di lavori pubblici, di condurre una serie di indagini diagnostiche per verificare la possibile presenza di siti di interesse archeologico. Grazie a queste norme, introdotte tardivamente nel nostro Paese (in applicazione della Convenzione europea de La Valletta, del 1992, sulla salvaguardia del patrimonio archeologico, ratificata solo nel 2015), è stato possibile evitare la distruzione di migliaia di siti archeologici, di acquisire straordinarie informazioni, rendendo compatibili la tutela del patrimonio e la realizzazione delle opere. Contrariamente a quanto si crede, tali misure preventive hanno facilitato e accelerato le opere pubbliche, e non le hanno bloccate o ritardate: si perde molto più tempo e si spendono molte più risorse (spesso con varianti che fanno lievitare i costi, non senza rischi di corruzione e illeciti guadagni) se un cantiere viene bloccato a causa della scoperta di un sito archeologico. Inoltre, l’archeologia preventiva ha offerto opportunità di lavoro a migliaia di archeologi.
Ora un emendamento alla legge finanziaria, all’apparenza tecnico e di scarso rilievo, rischia di sconvolgere tutto ciò. È l'emendamento Matera, Gelmetti all'Art. 108-bis della legge di bilancio, con il quale si propone di modificare l'articolo 28, c. 4 del d. Lgs. 22 gennaio 2004 n.42 (Codice dei Beni Culturali e Ambientali): "In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico, il soprintendente può richiedere l'esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle aree medesime a spese del committente solo quando per esse siano intervenute la verifica di cui all'articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all'articolo 13".
Si tratta di un emendamento presentato da due esponenti di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti e Domenico Matera (gli stessi che hanno presentato, in pieno clima elettorale, l’emendamento sulla riapertura del condono edilizio, a conferma che è in atto un disegno articolato e globale di attacco al paesaggio e al patrimonio culturale), che rischia di fatto di svuotare le procedure relative all’archeologia preventiva.
Cosa prevede al di là dei tecnicismi? Che si possano applicare le procedure dell’archeologia preventiva solo per le opere pubbliche poste in aree per le quali sia già presente un vincolo archeologico. Un vero controsenso: l’archeologia preventiva ha senso proprio nelle aree prive di dati, di presumibile interesse archeologico, e non certo nelle aree per le quali la presenza di beni archeologici sia già stata accertata, tanto da essere già vincolate: un’assurdità! Sarebbe come dire che la prevenzione per evitare una malattia, per esempio tumore al seno, vada riservata solo alle donne già colpite dal cancro!
È bene precisare che i siti sottoposti a vincolo archeologico rappresentano una percentuale minima, circa il 5%, dei siti di interesse archeologico presenti in Italia. Il territorio italiano è costellato da migliaia di siti archeologici ancora del tutto sconosciuti e inediti. Proprio per questo motivo è stata introdotta l’archeologia preventiva, necessaria per acquisire informazioni prima ancora di elaborare un progetto e di effettuare lavori pubblici, grazie alle indagini diagnostiche preliminari effettuate proprio per evitare o limitare al massimo il rischio di un doppio danno: il blocco dei lavori, con inevitabili ritardi e aggravio di costi, e/o la distruzione di patrimonio archeologico.
In Francia da decenni opera un Istituto Nazionale per l’Archeologia Preventiva (INRAP), che impiega migliaia di archeologi e tecnici (molti anche italiani) e sviluppa un’azione eccellente di conoscenza e tutela del patrimonio e di supporto alla realizzazione delle opere pubbliche e private. In Italia invece di dotarci di strutture analoghe e magari di estendere l’archeologia preventiva anche ai lavori privati si pensa di ridurre le procedure già attive per l’archeologia preventiva?
Cosa succederebbe se malauguratamente fosse approvato l’emendamento e se durante i lavori pubblici si dovessero intercettare resti archeologici? Ovviamente ci sarebbe il blocco dei lavori con ritardi del cantiere e interventi di scavo condotti in emergenza: chi ci guadagna? Non il patrimonio che sarebbe irrimediabilmente danneggiato e nemmeno l’infrastruttura che subirebbe ritardi maggiori rispetto a quelli che si teme ci siano effettuando le ricerche prima. Anche in archeologia, come nella salute, prevenire è meglio che intervenire a posteriori.
Sia ben chiaro: gli archeologi non sono da confondere con i ‘signor no’ a prescindere, non sono i talebani di una malintesa tutela intesa come immobilizzazione. Gli archeologi vorrebbero contribuire alla modernizzazione del Paese, alla sua vera svolta ecologica, alla creazione di economia sana e pulita, alla realizzazione di migliori infrastrutture pubbliche: ma non a scapito del patrimonio, della storia, della memoria, della cultura.
È un grande errore porre in conflitto opere pubbliche e un bene pubblico come l’archeologia!
Sarebbe semmai necessario dotare le strutture di tutela e di ricerca di personale in numero di gran lunga maggiore dell’attuale, di risorse e mezzi adeguati, realizzare carte del potenziale archeologico e potenziare i sistemi informativi territoriali integrati (come il Geoportale realizzato dallo stesso Ministero, con l’Istituto Centrale per l’Archeologia, nel quale convergono i dati dell’archeologia preventiva) nei quali riversare tutte le informazioni da mettere a disposizione di chi opera nella trasformazione del territorio (enti locali, professionisti, imprese, ecc.), creare, inoltre, migliori condizioni per il lavoro di molti archeologi professionisti dotati di notevoli competenze, favorire, infine, le forme di collaborazione tra soprintendenze e università, le cui ricerche sul campo rappresentano un prezioso patrimonio di conoscenza da mettere a disposizione, oltre che per la formazione e la ricerca, anche della tutela e della valorizzazione.
Cosa farà il ministro Alessandro Giuli? Si opporrà a questa iniziativa che colpisce innanzitutto il suo ministero?
Le varie associazioni rappresentative del mondo dell’archeologia, come l’Associazione Nazionale Archeologi, la Confederazione Italiana Archeologi, la Federazione delle consulte universitarie di archeologia, l’Assotecnici e tante altre realtà si stanno nuovamente mobilitando per contrastare anche questa iniziativa disastrosa non solo per il patrimonio archeologico e per gli archeologi ma per l’intero Paese.
Ecco perché a partire da oggi 24 novembre hanno chiesto a tutti i loro soci di far sentire la propria voce, con la seguente call to action, che spero abbia la massima risonanza.
Caro socio/collega
vorremo prestassi particolare attenzione alla vicenda che riguarda la Legge di Bilancio 2026 e l’Emendamento 108.0.11, perché ciò che sta accadendo è di una gravità assoluta e forse non tutti hanno davvero realizzato cosa comporterebbe l’approvazione di questo emendamento.
Il 19 Novembre 2025 le principali associazioni di categoria italiane hanno scritto alla 5ª Commissione permanente del Senato (Programmazione economica, bilancio), esprimendo viva preoccupazione e sconcerto in merito all’emendamento 108.0.11 (Art. 108-bis) che, se approvato, rischia di svuotare di ogni senso le procedure relative all’archeologia preventiva.
Ecco cosa comporterebbe l’approvazione di questo emendamento:
● significherebbe svegliarci domani e scoprire di non avere più un lavoro!
● significherebbe dire addio alla sorveglianza archeologica, ai saggi, alla progettazione, alla nostra professione!
● significherebbe il blocco dei cantieri e l’aumento dei costi in caso di rinvenimenti fortuiti!
● significherebbe tornare indietro di decenni!
● significherebbe lasciare il nostro patrimonio senza tutela!
● significherebbe disconoscere la Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico!
Se oggi la Legge 110/2014 e il D.M. 244/2019 vi permettono di chiamarvi archeologi, è grazie a chi ha lottato allora per costruire il presente che viviamo.
Oggi questo presente è sotto attacco. Un attacco serio, diretto, pericoloso.
Se non facciamo sentire ora la nostra voce, domani non avremo futuro.
Nel 2005 non esistevano i social: oggi sì. Oggi abbiamo un megafono potente, che ci permette di far rumore, di essere visti, di essere ascoltati.
È il momento di usarlo.
È il momento di farci sentire.
È il momento di difendere il lavoro, la dignità e il patrimonio per cui altri prima di noi hanno lottato.
Non permettiamo che il loro sacrificio venga cancellato. Non permettiamo che la nostra professione venga spenta.
Adesso è il momento di agire!
Ti chiediamo quindi di partecipare attivamente alla nostra CALL TO ACTION!
A partire da lunedì 24 novembre:
1) scatta una foto che testimonia il tuo impegno - di studio e/o lavoro - come archeologo.
Per chi è in cantiere: foto di scavo senza dettagli tecnici del cantiere (ok ad attività di assistenza, rilievo, drone, stazione totale).
Per chi non è in cantiere: ok a foto di progettazione, attività d’archivio, analisi carotaggi, analisi aerofotogrammetriche, gis, ecc.
2) condividila sui tuoi profili social;
3) usa una delle seguenti frasi
Archeologia preventiva: i lavori vanno avanti perché io sono qui
Archeologia preventiva: il Paese cresce, indietro non si torna
Archeologia preventiva: studio, lavoro, tutela
Archeologia preventiva è intelligenza progettuale
4) usa i seguenti #
#noemendamento108_0_11
#leggedibilancio
#archeologiapreventiva
#archeologi
#archeologiANA
#sviluppodelpaese
#sviluppoinfrastrutturale
#archeologiaNONostativa
#FCdA
5) tagga i profili social ANA/Federazione delle consulte universitarie di archeologia e delle altre associazioni che stanno contrastando questo tentativo (Facebook, Instagram, X, LinkedIN).
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