Ha ancora senso parlare di archeologia nel Terzo Millennio avanzato? Che ruolo hanno oggi gli archeologi in una società in rapida e profonda trasformazione, in una fase di crisi economico-finanziaria, sanitaria, energetica, climatica, demografica, bellica?
Sono solo alcune delle domande alle quali provo a rispondere nel mio nuovo libro Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone, appena pubblicato da Laterza. L’archeologia nell’ultimo mezzo secolo ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico: non più solo i manufatti (ceramiche, pietre, metalli, ecc.), ma anche gli ecofatti (cioè i resti faunistici, umani, vegetali, i sedimenti). Non più solo l’Antichità, a lungo considerata il luogo privilegiato del passato, ma l’intera durata dell’esperienza umana.
La Puglia in questo senso rappresenta un laboratorio ideale e propone un viaggio lungo migliaia di anni di storia, almeno dal Neanderthal di Altamura fino al Novecento con il campo di prigionia della Seconda guerra mondiale n. 65 e poi campo di addestramento partigiano e campo profughi, solo per limitarci a una piccola porzione del paesaggio murgiano. Sarebbe troppo lungo (e inutile) indicare siti, monumenti, reperti di ogni epoca pre-protostorica, antica, medievale e moderna.
L’archeologo è oggi un mediatore tra passato e presente: il passato in cui quei manufatti e paesaggi furono prodotti, modellati e utilizzati da chi in questo territorio abitava con le proprie visioni culturali, le proprie credenze religiose, le proprie competenze tecnologiche, i propri bisogni, e il presente in cui quegli oggetti tornano a vivere con nuovi ruoli e funzioni.
Soprattutto l’archeologia non può più essere chiusa in sé stessa, né essere un mero fenomeno d’élite (come è stato fino a tempi recenti), né rifugiarsi solo nello studio del passato. L’archeologia studia le cose ma pone al centro le persone, del passato e di oggi. L’archeologo non è solo lo studioso della materialità del passato ma è un mediatore tra il patrimonio archeologico e i vari pubblici, un membro attivo della comunità locale, nazionale, internazionale, un cittadino impegnato nella società contemporanea.
Perciò, se devo pensare all’archeologia del futuro, non posso limitarmi a considerare il crescente apporto delle nuove tecnologie e in primis dell’Intelligenza artificiale, che già oggi incide notevolmente anche in campo archeologico. Credo che l’archeologia dei prossimi decenni, e già quella di oggi, non possa che essere anche in Puglia un’archeologia partecipata, nell’ottica della citizen science, che non consideri i vari pubblici, a partire dai cittadini (e non solo i turisti) solo come fruitori (o peggio come clienti) ma come protagonisti attivi in tutte le fasi.
L’archeologia ci offre vari privilegi: innanzitutto stabilire una relazione tra luoghi abitati e trasformati da chi ha vissuto prima di noi e quegli stessi luoghi nei quali viviamo oggi e che altri vivranno e trasformeranno dopo di noi. Consente un viaggio stratigrafico continuo nello spazio e nel tempo.
L’archeologia propone anche quella che Luciano Canfora ha di recente definito “presentezza del passato”. Le domande che noi poniamo al passato sono sempre sollecitate dal presente, pur sempre guardandosi bene da rozze attualizzazioni ed evitando il rischio di ridurre il passato a una mera proiezione del presente, con la consapevolezza della distanza che ci separa. Si pensi, ad esempio, allo sviluppo degli studi sull’ambiente favoriti anche dalla maggiore sensibilità ecologica o alla Gender Archaeology sull’onda del femminismo.
O si pensi all’interesse per i fenomeni migratori a partire dai sempre crescenti movimenti di persone dalle zone povere del pianeta o dalle aree di guerra e ai conflitti che questo provoca nelle nostre società (si pensi ai duri attacchi di recente rivolti al sindaco e al vescovo di Manfredonia su questo tema). Nel quadro degli scavi che conduciamo nel sito archeologico di Siponto abbiamo così avviato il progetto “Patrimonio culturale e comunità in trasformazione”, per coinvolgere comunità migranti delle più diverse provenienze, accanto a studenti e cittadini del territorio. L’archeologia smette di essere un sapere concluso per diventare esperienza, costruire relazioni, suscitare dialogo, per diventare cioè un vero e proprio laboratorio di cittadinanza culturale, tra memorie locali e orizzonti globali.
La presentazione
Mercoledì 22 aprile, alle ore 18,30, presso la Libreria Laterza di Bari si presenta il libro Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone (Laterza, 2026), di Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia nell’Università di Bari. Con l’autore dialogheranno la soprintendente di Bari Francesca Romana Paolillo e l’editore Alessandro Laterza.
https://bari.repubblica.it/cronaca/2026/04/21/news/l_archeologia_cambia_in_puglia_il_laboratorio_ideale_che_va_oltre_lo_studio_del_passato-425296970/






































































L'archeologo Giuliano Volpe tra gli scavi di Siponto