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La lezione al mondo (e al nostro paese) di una ragazza di 16 anni: "Un bambino, un insegnante e un libro possono cambiare il mondo"

L'intervento di Malila all'ONU nel giorno del suo sedicesimo compleanno è di quelli, semplici, chiari, potenti, che segnano profondamente una fase. Un discorso con parole che avrebbe potuto pronunciare Nelson Mandela o Ghandi, peraltro citati da Malila. 
«Sono qui per parlare del diritto all'istruzione per tutti. Voglio istruzione anche per i figli e le figlie dei talebani», ha detto la ragazza pakistana che i talebani hanno cercato di uccidere.
E poi: «Impugniamo i nostri libri e le nostre penne, che sono loro le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo». E ancora: «I talebani hanno paura del potere dell'istruzione, hanno paura del potere delle donne. Per questo uccidono, perchè hanno paura».
Se solo anche il nostro governo seguisse questo insegnamento, mentre anche in Italia l'analfabetismo torna ad essere una realtà, fette sempre più ampie di giovani non sono in grado di comprendere un brano di media complessità, gli edifici scolastici cadono a pezzi, e soprattutto i livelli di "imbecillimento di massa" sono sempre più preoccupanti: sono in gioco cioè diritti fondamentali, tra cui la democrazia e l'uguaglianza.
Si parla solo di IMU, IVA, F35 e soprattutto dei processi berlusconiani, mentre la formazione, la ricerca e la cultura sono ancora cenerentole: nessuna retorica d'occasione e nessuna dichiarazione pubblica può smentire questa situazione di grave preoccupazione e di arretratezza del nostro paese.

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