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C'era una volta mia madre
bbiamo visto al cinema "C'era una volta mia madre" di Ken Scott, tratto dal romanzo autobiografico (quindi da una storia vera) di Roland Perez, avvocato e giornalista, "Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan". Un film tenero, divertente, commovente, che tocca temi profondi. Una madre, ebrea marocchina di recente immigrazione in Francia, vera matrona, "grande madre", dea che dà la vita e protegge, con una famiglia numerosissima e un marito gentile e sottomesso, quasi inesistente nella vita familiare dominata dalla energica e onnipresente Esther. Si dedica solo ai figli e in particolare al suo ultimo, Roland, nato con una deformazione a un piede. Si rifiuta di considerarlo un handicappato e di supplire con un tutore come le consigliano tutti i medici. Tutta la famiglia e la casa ruota intorno alla cura e all'educazione di Roland che non può andare scuola perché la mamma non vuole che ci vada come un disabile. La fede, a livello di fanatismo, e altre trovate che non rivelo, alla fine producono il "miracolo" tanto atteso, al quale contribuisce la terza componente della triade, Sylvie Vartan, che Roland conosce tramite le sorelle e di cui diventa fan, sapendo tutto di lei, tanto da imparare a leggere con le sue canzoni. Con la crescita di Roland la mamma salvatrice e protettiva diventa mamma opprimente, come tutte le persone che si occupano degli altri con generosità pari al proprio narcisismo. Roland tenta il distacco ma il legame è troppo forte. Un film intenso, anche se condotto con leggerezza, bravissimi gli attori a cominciare da Leila Bekhti, che interpreta Esther in tutte le fasi della vita, e Jonathan Cohen nella parte di Roland. Un bel film, da vedere, anche per riflettere sulla frase, che chiude il film, attribuita a Kipling (ma pare sia un proverbio ebraico) "Poiché Dio non poteva essere dappertutto ha inventato le madri".
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