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Hamnet

Abbiamo visto ieri al cinema Hamnet di Chloé Zhao, ispirato alla vicenda della morte del figlio di Shakespeare, centrata in particolare sulla sofferenza della moglie Anne (nel film chiamata Agnes), una superlativa Jessie Buckley, che interpreta magnificamente il ruolo di donna forte, con un legame simbiotico con la natura, con il bosco (tanto da essere considerata "figlia di una strega del bosco") e con gli animali (il falco che la accompagna), quasi sciamanica nei tentativi di curare la peste con erbe, intrugli vari, pozioni. Il dolore (potente, ancestrale, primordiale, nelle scene dei parti e in quella straziante della morte del figlio) è al centro del film. Il marito, William, è dolce, timido, creativo e trasforma il suo dolore in straordinaria creatività poetica. Costretto a trasferirsi a Londra, su sugerimento della stessa moglie, per sfuggire al piccolo mondo della campagna, oltre che alle angherie del padre, Shakespeare dà vita a una sua compagnia a e a un suo teatro.
Bel film, un po' lento nella prima parte, belle le ambientazioni, ottima la recitazione (peccato come sempre non poterla apprezzare nella lingua originale). Ho apprezzato in particolare la parte finale, commovente, con la messa in scena dell'Amleto, nel Globe Teatre, nel teatro che vede il popolo accalcato, in piedi, quasi appoggiato al palco, che assiste assorto, attento e partecipe alla tragedia, seguendo la storia nonostante il linguaggio colto di Shakespeare, e rompendo del tutto ogni barriera tra attori e pubblico. Lì Agnes capisce il dolore del marito e la sua capacità di elaborare quel lutto atroce trasformandolo in un dolore generale e collettivo, al quale partecipa tutto il pubblico. Consiglio a chi non lo ha ancora visto di andare al cinema.

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