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No other choise
Stasera abbiamo visto allo Splendor (pienissimo, cosa che dimostra che quando c'è un bel film il pubblico non manca, non solo per i film di Checco Zalone, contro i quali non ho assolutamente nulla, anzi!) un film importante, No other choise di Park Chan-wook, regista che si conferma di livello superiore. Un film sorprendente, anche più di Parasite di Joon-ho Bong, che con una storia apparentemente semplice, anche se per più versi paradossale e poco credibile, tocca temi forti e attualissimi: i cambiamenti profondi nel mondo della produzione e del lavoro, l'automazione e l'ingresso dell'Intelligenza Artificiale che mette fuori gioco non solo operai ma anche tecnici qualificati, il trovarsi disoccupati ad età avanzata, la perdita di dignità, di sicurezza, di serenità, i problemi in famiglia, la fuga nell'alcol e nel fumo. Il protagonista, uomo felice e soddisfatto, vede sfumare quanto ha faticosamente costruito e ricorre a tentativi maldestri, anche se violenti, per riconquistare un ruolo nella società che cambia. Società competitiva, dura (quella coreana lo è particolarmente, emblema della società ipercapitalista e tecnologica), che non perdona i perdenti e non offre altre scelte, criticata duramente da Park Chan-wook. Film curatissimo, ironico, amaro eppure a tratti divertente, drammatico, con attori bravissimi (purtroppo il doppiaggio non consente di apprezzare la recitazione: quando si smetterà di doppiare i film stranieri, almeno quelli d'autore?), fotografia meravigliosa, colonna sonora azzeccata, attenzione ai minimi dettagli. La Corea del Sud continua a dimostrarsi un paese dalla straripante creatività. Da vedere assolutamente.
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