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8 marzo 2013. il messaggio inviato alla comunità accademica

Per l’ultima volta in qualità di rettore e ancora una volta non certo per rispettare un ricorrenza che rischia di diventare rituale, rivolgo i più sinceri e sentiti auguri miei e dell'intera comunità accademica a tutte le donne, docenti, ricercatrici, collaboratrici tecniche e amministrative, assegniste, dottoresse e dottorande di ricerca, studentesse, in occasione della festa dell'8 marzo.
Con questi auguri non intendo edulcorare una situazione sempre più preoccupante ed occultare i tanti gravi problemi che colpiscono il mondo femminile anche in Italia, dalla tragica escalation del femminicidio e della violenza, spesso anche all’interno della stessa famiglia, alla disoccupazione e al precariato, che proprio le donne subiscono in maniera particolare in questo momento di grave crisi, dal persistere di un’immagine volgare, indegna, quasi ‘pornografica’, della donna affermatasi in particolare negli ultimi anni al progressivo venir meno di diritti fondamentali che credevamo ormai acquisiti, dopo anni di lotte per l’emancipazione.
In particolare, rivolgendo gli auguri alle donne della nostra comunità accademica, vorrei ricordare l’esempio di una grande donna e di una grande scienziata, recentemente scomparsa, Rita Levi Montalcini, della quale mi piace, in una giornata significativa come questa, ricordare una frase diventata celebre: «Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore. Ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi».
Un pensiero commosso va anche alle due donne, dipendenti della Regione Umbria, uccise sul posto di lavoro, mentre svolgevano semplicemente il loro dovere, per mano di un disperato, vittima anche lui di questa drammatica crisi.
Infine, ringrazio le donne perché, con la loro azione quotidiana, contribuiscono a cambiare e a migliorare anche e soprattutto noi uomini, aiutandoci anche a realizzare una Università e una società più giusta, affermando principi di pari opportunità, prescindendo dal genere, dalle scelte politiche, culturali, religiose e sessuali, sollecitando la capacità di ascolto e di libero confronto e impedendo ogni forma di discriminazione.
Anche perché, come diceva Simone De Beauvoir, «Non si nasce donne: si diventa».
Buon 8 marzo e un caro saluto a tutte e a tutti.
Giuliano Volpe
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