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Buen Camino

Ebbene sì, sono andato anch’io a vedere “Buen camino” di Gennaro Nunziante con Luca Medici-Checco Zalone (nome il cui senso, nel gioco di parole tipicamente pugliese, alcuni dei non pugliesi continuano forse a non cogliere pienamente). Ci sono andato senza pregiudizi e senza grandi attese, ma soprattutto senza arricciare il naso e senza vergognarmi di essere in una sala ancora pienissima (nonostante sia finito il periodo natalizio, quando trovare un posto era impossibile), prevalentemente di persone che raramente frequentano il cinema.
A me il cinema piace in tutti i suoi generi e trovo che la vera differenza sia solo tra un film banale e fatto male e un film che ha qualcosa da dire e da mostrare, ben costruito, girato e interpretato. I capolavori notoriamente sono pochi e capita di vederne, se va bene, forse uno o al massimo un paio all’anno. Inoltre, è evidente che un regista o un autore, come uno scrittore o un musicista, produca cose diverse nell’ambito della propria carriera e trovo che sia un grande errore pensare sempre che il film (o il libro o il brano musicale) precedente sia stato migliore. Sono diversi. Anzi l'interesse sta proprio nel seguire una evoluzione (o una involuzione) di un autore. Infine, a me Checco Zalone è sempre piaciuto, sia nella sua fase più graffiante e spiazzante, con il suo politicamente scorretto (che non sdogana affatto il peggio di un certo modo di essere italiani e occidentali, come poteva essere con i cinepanettoni) sia ora che quella fase è chiaramente superata, anche se non del tutto abbandonata. Luca e Gennaro sono evidentemente cambiati, sono forse più maturi. Quindi mi piace anche questa versione di Checco Zalone, nei suoi tratti più riflessivi (sempre a modo suo, ovviamente) e anche teneri. Non è detto che con Checco Zalone si debba sempre e solo piangere per una risata; ci si può anche commuovere per una situazione più delicata. Insomma a me "Buen camino" non è dispiaciuto affatto, mi sono divertito, a volte anche grazie ad alcune battute molto azzeccate (effettivamente in numero minore) e mi sono anche emozionato nella parte finale del film. E' un film leggero, ma non banale, per nulla volgare nel linguaggio (ma emerge con forza ancora una volta la volgarità del modo pacchiano di essere ricchi), che scorre senza intoppi su una sceneggiatura semplice, lineare, e non è esente anche dal toccare temi insoliti (come quello urologico legato alla prostata). Trovo infine penoso questo dibattito su un Checco Zalone di destra (o di sinistra in Tolo Tolo) solo perché è popolare (a proposito: se certa sinistra la smettesse di isolarsi dalla realtà con la puzza sotto al naso e lo snobismo pseudointellettuale e riconquistasse un'anima popolare, forse si eviterebbero tanti guai, che rischiano di regalare non Checco Zalone ma l'Italia alla peggiore destra possibile!).
So che a molti questo film non è piaciuto e non piacerà, ma io l'ho trovato un film che consente di trascorrere piacevolmente un paio di ore, divertendosi e, perché no, anche riflettendo.

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