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Problema finale
Ho finito di leggere ieri sera (purtroppo leggo cose più leggere solo la sera a letto) l'ultimo libro di Arturo Pérez-Reverte "Problema finale" (Settecolori). Non leggevo scritti di Pérez-Reverte da tempo, ho molto amato "Il club Dumas" e ho poi letto, ma con progressivo minore trasporto, "La tavola fiamminga", "Il maestro di scherma", e mi fermai con Capitano Alatriste. Ho avuto la curiosità per questo suo ultimo romanzo perché molto ispirato fin dal titolo ad Arthur Conan Doyle e al suo Sherlock Holmes (che per un archeologo è sempre fonte di ispirazione). Insomma anche questo romanzo non è quello che definirei un capolavoro, ma è certamente di piacevole lettura, molto elegante e colto. Certo fin troppo costruito su Sherlock Holmes, con continue citazioni e quasi riproposizione di situazioni, ma a suo modo intrigante. La vicenda, che non svelo anche perché si tratta di un thriller, vede coinvolto un attore inglese, ormai non più in voga, celebre per aver interpretato Sherlock Holmes in vari film, tanto da essere ormai identificato con il celebre investigatore (un po', per noi italiani, come Gino Cervi con il commissario Maigret o, per i più giovani, Luca Zingaretti con il commissario Montalbano), in vacanza su un isola greca insieme ad altre persone in un albergo lussuoso. Siamo negli anni 60. I ricchi turisti di varia nazionalità si trovano improvvisamente isolati per il maltempo, mentre si verifica una serie di omicidi. E l'attore-Holmes viene invitato a indagare, tra finzione, letteratura e realtà, fino alla ricostruzione dell'intrigato vicenda con applicazione perfetta del metodo indiziario. Non un romanzo d'azione, dunque, ma di ragionamento, osservazione, deduzione. Non male come lettura (anche prima di dormire). Inutile dire che a quertso punto ho acquistato l'edizione completa dei romanzi di Conan Doyle in una bella edizione Einaudi e che questa sarà la prossima lettura. Della serie, sempre meglio l'originale.
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