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Cari miei critici sul paesaggio serve aria nuova

Il consigliere regionale Nino Marmo, tra i più attivi nel contrastare il Piano Paesaggistico, mi ha attaccato pesantemente, senza però rispondere al rilievo da me rivolto alla dura (e strumentale) critica, sua e di altri, cioè la presunta mancata condivisione. Nessuno ha mai messo in dubbio – e certo non l’ho fatto io - la legittimità ed anzi la necessità di muovere critiche, di fare osservazioni, di avanzare proposte migliorative: anzi! Ma proprio queste sono mancate in tutti questi anni, mentre ora, forse senza aver nemmeno letto il Piano, lo si attacca a testa bassa e si chiedono revoche.

Come ha fatto Tommaso Francavilla, che disegna quanti hanno contribuito a predisporre il Piano e ne difendono la filosofia, come talebani, illiberali, centralisti, vincolisti, fanatici che vogliono affamare la Puglia e bloccarne lo ‘sviluppo’: niente di più sbagliato! Insisto: ho sempre più l’impressione che costoro il Piano non lo conoscano, ma partono ideologicamente dal presupposto che ogni regola sia illiberale. Il PPTR della Puglia è tutt’altro che vincolistico, ma insiste sulle premialità, sugli incentivi, sulle buone prassi da diffondere. Non si pensa di trasformare la Puglia in un immenso museo o in un grande Parco naturalistico, ma di favorire nuove e più innovative procedure di sviluppo del territorio. Obiettivi che anche gli ambienti più avveduti degli imprenditori, degli stessi costruttori, dei professionisti condividono, forse perché hanno uno sguardo più aperto verso le realtà più evolute dell’Europa.

Il consigliere Marmo mi attacca anche sotto il profilo personale e professionale. Non gli consento di rivolgermi la solita critica fatta, secondo un facile stereotipo, ai professori: isolamento in presunte 'torri di avorio', distanza dai problemi reali e dalla 'gente'. Come archeologo, come docente e come rettore sono stato e sono un militante, percorro il territorio pugliese da anni in lungo e in largo, lavoro con la terra e la materialità della storia, conosco e frequento associazioni, giovani, studenti, volontari, discuto con tante persone e in tanti luoghi diversi (non solo nei convegni scientifici) di cultura, di scuola, di università, di Sud.

Rifiuto anche l’accusa di ‘saccente arroganza’. Non ho impartito lezioni, ma ho parlato della necessità di studiare e di approfondire i problemi, di elaborare visioni diverse di modello di sviluppo, di guardare anche alle esperienze internazionali. Arrogante semmai mi sembra un atteggiamento di prevenuta ostilità, tipico forse di certi ambienti politici storicamente poco favorevoli al mondo degli studi e della cultura.

Ultima nota: Marmo fa riferimento, con malcelato sarcasmo, a ‘consulenze’: preciso di aver collaborato - e come me tanti altri - al PPTR e ad altre attività riguardanti i beni culturali del tutto gratuitamente, senza nemmeno un minimo rimborso spese.

Lascio infine ai lettori di valutare se la «tutela degli interessi legittimi e leciti del cittadino comune, dei professionisti del settore e del tessuto imprenditoriale» (per la quale il mio curriculum, secondo Marmo, sarebbe del tutto inutile) sia garantita più da chi cerca di difendere e valorizzare i beni comuni, patrimoni culturali, monumenti e siti archeologici, paesaggi unici, l’agricoltura sana, lo sviluppo turistico di qualità, l’industria culturale, la ricerca e innovazione, contro le retrive e disastrose politiche di un malinteso sviluppo basato solo su cementificazione, inquinamento, consumo di territorio, devastazione di paesaggi, degrado delle periferie, deturpamento delle coste, avvelenamento dell’agricoltura, a vantaggio di pochissimi e con gravi danni economici, sociali, sanitari e culturali della stragrande maggioranza dei cittadini pugliesi, che certamente non intendono tornare ad un passato che solo pochissimi nostalgici rimpiangono.

Articolo pubblicato in La Gazzetta del Mezzogiorno, 9.9.2013, p. 12
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