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Chiusura di Archeologia a Unifg: la testimonianza di Marco Valenti
La possibile soppressione del corso di laurea magistrale in Archeologia a Foggia, che segue la chiusura della scuola di dottorato, costituisce una sconfitta eclatante per tutti.
Io conosco da tanti anni i ricercatori ed i docenti attivi nella sede foggiana e ho un grande rispetto sia per il loro operare sia per le persone; sono una delle scuole di punta della nostra disciplina e provo orrore che un'eccellenza del genere venga gettata alle ortiche con il pretesto di mere ragioni ragionieristiche.
L'ottusità della legge Gelmini colpisce ancora, privando la ricerca di future imprese come lo sono o sono state Herdonia, San Giusto, Canosa, Faragola, le molte indagini territoriali. Imprese nelle quali, partecipando, c'è molto da imparare.
Ha ragione da vendere il mio amico Franco Cambi quando evidenzia non solo i valori ma l'incapacità o la non volontà di agire ed opporsi, facendo movimento e gruppo, degli archeologi universitari.... la chiusura verso la prospettiva di una consulta unica (... invece di quattro) e la proposta morta sul nascere di un'associazione italiana degli archeologi, si sente anche e soprattutto in occasioni come queste; cioè quando ci sarebbe da prendere posizione ed opporsi a muso duro contro eventi sciagurati.
Ho letto di tutto in rete in questi giorni agitati; ho letto messaggi e dichiarazioni di solidarietà e protesta, preoccupazione di studenti che non vogliono starci, e purtroppo ho letto anche dichiarazioni esacerbate ed astiose, decisamente fuori luogo: della serie muoia Sansone e tutti i filistei.
In un clima, quindi, tipico di questo sciagurato paese dove si assiste increduli, o inettii spettatori o contenti, per una sconfitta che, se non si capisce, investe tutta l'archeologia.
Il corto circuito che si è venuto a creare a livello nazionale con la trasformazione dell'Università, alla quale non abbiamo saputo opporci, e con un mancato rapporto con il mondo del lavoro, porta a tali perdite; e progressivamente si andrà verso una chiusura di tutte le humanites perché i numeri richiesti, ripeto ragionieristicamente, non funzionano in questa scienza.
La scomparsa di Foggia, se avverrà, rappresenta solo uno dei passi verso la riduzione delle discipline che si insegneranno in Italia.
Il disegno mi pare ormai molto chiaro così come le sue finalità neppure troppo nascoste.
Come docenti di Archeologia dovremmo fare massa in questa occasione e proporci come una unica e forte voce per provare a cambiare la tendenza.
Questa università, così come è stata ridotta, non piace più a nessuno; docenti mortificati dalla pressante e soffocante burocrazia, fondi di ricerca risicati e offensivi, mancanza di turn over precettando le forze giovani (oggi non più giovani) meritevoli, maggior tempo da spendere nel cercare la migliore delle riforme scongiurando eventi come tale chiusura e rilanciando una seria dialettica tra formazione e prospettive di lavoro.
Il caso foggiano costituisce un eclatante campanello d'allarme e deve far temere seriamente per la morte, in prospettiva ma che si avvicina a grandi passi, della nostra disciplina.
Io, per quanto può contare, sono solidale con i miei colleghi ed amici pugliesi.
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