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Father Mother Sister Brother
Ho visto al cinema “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch. Un bel film, molto poetico, che però ti lascia un senso di tristezza e a tratti di imbarazzo per i silenzi, le bugie, l’incapacità di mostrare affetto. I tre episodi sono ambientati tre Paesi - Stati Uniti, Irlanda, Francia - ma sono tenuti insieme da rapporti problematici. Un padre strano, bugiardo, che chiama solo quando ha bisogno di soldi; una madre algida e formale che incontra le figlie solo per un the e pasticcini una volta l’anno; due fratelli gemelli che visitano l’appartamento parigino vuoto dei genitori (un’allusione a ultimo tango?) morti in un incidente aereo, che però sono gli unici ad avere un rapporto stretto, quasi simbiotico. È l’unico caso che sottolinea l’importanza del legame familiare, che pure è presente, anche se insoddisfatto, negli altri due episodi.
Pochi i dettagli ricorrenti: l’acqua, i brindisi con l’acqua, il the o il caffè e la domanda “ma si può brindare con l’acqua? Con il the? Con il caffè?; un Rolex vero o falso non si sa; un modo di dire inglese “Bob's your uncle” che significa “non c’è altro da dire”; un gruppo di tre skaters; il riferimento a Desolandia, in cui un po’ tutti vivono, luoghi fisici e soprattutto mentali.
Non mancano le battute che fanno sorridere, anche se è sempre riso amaro.
Nessuno dei personaggi è veramente se stesso, nessuno dice la verità fino in fondo, tutti usano i silenzi anche più del parlato.
Un film che non fa sconti, che fa riflettere molto sui rapporti familiari e non solo.
Ottimi gli attori, con alcuni campioni di recitazione (peccato vederlo doppiato!) come Tom Waits e Charlotte Rampling, rispettivamente padre e madre, Mayim Bialik e Adam Driver, Cate Blanchett e Vicky Krieps, sorelle diversissime, Luka Sabbat e Indya Moore, fratelli gemelli. Lo consiglio
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