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Ho un'idea per il dopo Giorgio Napolitano

La Città della Scienza di Bagnoli è ridotta in cenere. Credo che si tratti di uno dei disastri più gravi degli ultimi anni. Un museo straordinario, visitato da migliaia di persone, soprattutto giovani, ragazzi e bambini, il simbolo più significativo del tentativo, difficile e incompleto, di scrivere una storia nuova per il Sud, l’unico esempio di trasformazione di una zona deindustrializzata, degradata ecologicamente, urbanisticamente e socialmente, stuprata da modelli di sviluppo vecchi e inadeguati, utilizzando l’arma della cultura e della scienza, è stato annientato dalle fiamme, quasi sicuramente appiccate dolosamente dalla mano di chi ha altri obiettivi, altri interessi, altre visioni del Sud. È un disastro che dovrebbe richiamare l’attenzione della società italiana, e meridionale in particolare, e non solo delle Istituzioni (a partire dal sincero dolore manifestato dal Presidente della Repubblica), molto più di quanto si stia registrando. Forse non si è colta appieno la portata di questo gesto simbolico, forse ancor più grave di quello del rogo del Petruzzelli di Bari.

La Città della Scienza non aveva avuto – dobbiamo ammetterlo - la portata di cambiamento e di inversione di rotta paragonabile a quella espressa, ad esempio, dal Guggenheim di Bilbao, forse perché non accompagnata adeguatamente da altre iniziative e da una visione d’insieme, ma ha rappresentato in questi anni una speranza, in un Sud nel quale si è andata registrando una crisi sistemica di un certo modello di sviluppo, dall’ILVA di Taranto alla Bridgstone di Bari, per limitarci solo alle tragiche notizie di questi giorni. Un Sud che anche in questa campagna elettorale è stato colpevolmente dimenticato, anche dai partiti di sinistra, e che, ancora una volta, si è dimostrato terreno di caccia ideale per i populismi, le facili promesse, i ribellismi, oltre che per l’endemico voto di scambio e/o il controllo delle varie mafie.

Di segnali tristi per la cultura e le istituzioni culturali il Sud è purtroppo assai ricco, a cominciare dal nostro territorio e dalla nostra stessa città, dal Teatro Giordano alle aree archeologiche di Herdonia o di Arpi, dalle condizioni pietose di molti musei alla qualità scadente di tante iniziative pseudoculturali, solo per citare alcuni esempi.

Dalle ceneri della Città della Scienza di Bagnoli dobbiamo, quindi, sperare che rinasca presto una speranza, non solo con la sua ricostruzione materiale ma con l’affermazione e la disseminazione del messaggio di cui quella Città era portatrice: il Sud può rinascere solo con la cultura, con la formazione, con la ricerca, con l’innovazione.

Anche per questo motivo (ma non solo, evidentemente), sono tra i più convinti sostenitori dell’iniziativa lanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di proporre Salvatore Settis alla Presidenza della Repubblica. Studioso di altissimo profilo, conosciuto e apprezzato a livello internazionale, archeologo e storico dell’arte raffinatissimo, uno dalla cultura sterminata, persona di assoluto rigore morale, ex Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, ex Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali (dimessosi in polemica con le politiche di tagli e di destrutturazione del Ministero da parte del Governo Berlusconi), ex direttore del Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles, membro dell’European Research Council e del Comitato dei garanti della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell'Università di Padova, presidente del Comitato scientifico del Louvre di Parigi, destinatario di numerosi premi e riconoscimenti, oltre che di ben due lauree honoris causa in Giurisprudenza da parte delle Università di Padova e di Roma Tor Vergata per i suoi studi sulla Costituzione italiana in riferimento ai beni culturali e al paesaggio. E’ una personalità di cui andare orgogliosi, esponente della migliore tradizione culturale italiana, con un grande prestigio internazionale e con una grande esperienza istituzionale, e al tempo stesso da sempre vicino alle istanze dei movimenti ambientalisti e dell’associazionismo culturale. Settis ha sempre associato, infatti, al suo straordinario lavoro scientifico e didattico un attivissimo impegno civile. In particolare negli ultimi anni ha pubblicato alcuni volumi che sono diventati rapidamente punti di riferimento essenziali per la denuncia delle politiche governative e per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso temi come la distruzione del patrimonio culturale e paesaggistico, la vendita dei beni pubblici, l’attenzione ai beni comuni: da Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale, (Torino, Einaudi 2002), che denuncia i guasti e i profitti privati provocati dalle cartolarizzazioni del Governo Berlusconi, a Passaggi e paesaggi (con Saverio Calocero, Roma, Donzelli 2003), dal Futuro del "classico", (Torino, Einaudi 2004), che riprende il tema della conoscenza e tutela dell’antico per un paese come l’Italia, a Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto (Electa, Milano 2005) e, in particolare, Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile (Torino, Einaudi, 2010), che affrontano in particolare il tema del paesaggio e del consumo di territorio, fino al recente Azione Popolare. Cittadini per il bene comune (Torino, Einaudi, 2012), che analizza il fenomeno dell’indignazione popolare, dei giovani e l’emergere dei movimenti per la difesa dei beni comuni, a partire dall’antico strumento previsto dalle leggi romane per difendere gli interessi popolari contro gli eccessi dei magistrati e dei potenti.

Salvatore Settis è anche, non lo nascondo, un autorevole collega e un caro amico, con il quale ho condiviso alcune battaglie per la difesa del patrimonio culturale e del paesaggio.

A breve sarà a Foggia.  L’ho invitato per tenere una lectio magistralis in occasione della prossima inaugurazione della nuova sede del Dipartimento di studi umanistici e sarà un’occasione per i foggiani per conoscere direttamente lo spessore culturale e morale di un intellettuale di primissimo ordine. 

Tra quanti mi hanno manifestato sostegno nella recente campagna elettorale, Settis è stato tra i più convinti; un messaggio inviatomi all’indomani della mia candidatura, diceva: «I miei più affettuosi auguri: farò il tifo per te! Aggiungo un mio articolo di ieri [pubblicato su L’Espresso del 25.1.2013], spero che tu sia d'accordo e che in Senato ti batta per questa linea! grazie, le speranze sono poche ma una sei tu. Un abbraccio».

Ora sono io a fare convintamente il tifo per lui e mi auguro che abbia molta più fortuna di me. Soprattutto per il bene del Paese, per la cultura, per la scuola, per la ricerca, per la tutela del paesaggio contro la cementificazione e il consumo di suolo, per la difesa dei principi costituzionali, ed anche, perché no, per il Sud, che con un uomo come Salvatore Settis, originario di Rosarno in Calabria, porterebbe al vertice dello Stato uno dei suoi esponenti migliori. 

Articolo pubblicato in L'Attacco, 7.3.2013, pp. 1, 22. 


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