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I docenti italiani di archeologia difendono le competenze nel patrimonio culturale

La Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia (FCdA), costituita dalle Consulte universitarie di ‘Preistoria e protostoria'; ‘Archeologia del mondo classico’; ‘Archeologie postclassiche’; ‘Numismatica'; ‘Studi sull'Asia e sull’Africa'; ‘Antropologia', a cui aderisce larghissima parte dei Docenti di Archeologia delle Università italiane, esprime viva preoccupazione e forte contrarietà alla recente deliberazione della Giunta Regionale siciliana (D. n. 108 del 10 marzo 2022) con la quale si è delineata una “Rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali” all’interno delle Soprintendenze siciliane. Di fatto la citata delibera si traduce nella soppressione delle sezioni tecnico-scientifiche già previste dalla legge regionale (L.R. 80/77 tuttora in vigore), tra cui quella Archeologica, che negli anni, a partire dalla loro istituzione, hanno vigilato sulla rigorosa applicazione delle leggi di tutela del patrimonio culturale, grazie alle competenze specifiche delle figure dirigenziali presenti all’interno delle Soprintendenze e dei Parchi (che per effetto della L.R. 116/1980, hanno facoltà di adottare provvedimenti a tutela dei beni culturali di loro competenza) e del personale specializzato (funzionari, catalogatori) operante al loro interno. Le unità operative, che scaturiranno da questo provvedimento che scavalca le competenze disciplinari in contrasto con il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (art. 9 bis), assommeranno indistintamente compiti amministrativi e tecnico-scientifici sotto una dirigenza assolutamente generica, con la perdita di tutte quelle competenze e peculiarità proprie delle unità operative specifiche, relative alle singole sezioni tecnico-scientifiche. Non è accettabile che, dietro la bandiera dell’autonomia della Regione Siciliana, il Governo Regionale non adempia ai compiti di tutela del patrimonio culturale delegati dallo Stato (D.P.R. nn. 635 e 637 30-08-1975). La valorizzazione dei Beni Culturali, che è indubitabilmente una priorità della Regione Siciliana, non può sussistere però se si indeboliscono la ricerca e la tutela, egualmente previste dalle leggi nazionali e regionali, e se si mettono da parte le figure competenti. Gli archeologi, attualmente già assenti dalle cariche dirigenziali delle Soprintendenze siciliane e perfino delle sezioni archeologiche, che con la deliberazione in questione stanno per essere abolite, e le altre professioni dei beni culturali non possono essere ulteriormente mortificati in una regione come la Sicilia: sono facilmente e tristemente le conseguenze sulle azioni di salvaguardia dei beni culturali ricadenti nel territorio regionale, se dovessero essere affidate alla responsabilità di chi, invece di essere scelto fra chi possiede i requisiti professionali previsti dallo Stato italiano, ha invece competenze in campi del tutto diversi e lontani dai beni culturali. Senza contare la ricaduta negativa anche sull’occupazione degli archeologi formatisi nelle nostre università. Pertanto la FCdA lancia un appello al Governo regionale siciliano per bloccare quanto appena deliberato (D. n. 108 del 10 marzo 2022) e nello stesso tempo un invito allo stesso a procedere a una ‘rimodulazione’ che si fondi sull’impiego nelle posizioni chiave del sistema dei Beni Culturali siciliano delle figure professionali dotate di adeguate competenze tecnico-scientifiche. In caso contrario sarà opportuno sollecitare, da parte delle varie espressioni del mondo della ricerca, della formazione, della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale, un intervento del Ministro della Cultura per vigilare sulla tutela dei Beni Culturali siciliani: l’articolo 9 della Costituzione affida alla Repubblica la “tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione”. E non precisa: Sicilia esclusa!
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