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In ricordo di Vittorio Russi

Ho appena appreso la notizia tristissima della scomparsa di Vittorio Russi di San Severo. Una persona amabile, gentile, perbene, generosa. Non era uno storico o un archeologo di professione, faceva un altro lavoro (gestiva un negozio di prodotti per l'agricoltura) ma aveva sempre avuto una passione sconfinata per la storia e in particolare la topografia della Daunia, che conosceva a menadito per averla percorsa a piedi in lungo e in largo. Aveva censito centinaia di siti e aveva da subito stabilito una stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, di cui era ispettore onorario, per cui tutte le sue segnalazioni erano documentate nell'archivio della Soprintendenza.

Voglio, però, ricordarlo soprattutto per la sua generosità nel mettere a disposizione i dati delle sue ricerche territoriali, facendo riferimento alla mia esperienza personale. Giovane neolaureato e dottorando di ricerca, fui presentato a Vittorio dalla comune amica Marina Mazzei (con la quale Vittorio aveva un rapporto di collaborazione e di amicizia assai stretto): avevo trovato tante indicazioni di siti rurali romani nell'archivio della Soprintendenza ma avevo bisogno di alcune precisazioni e di ulteriori informazioni, così andai a trovarlo nel suo negozio a San Severo. Passai lì l'intera giornata a consultare le sue schede, mi portò a pranzo a casa sua e chiacchierammo di tutto, ville romane, strade, centuriazioni. Così nel mio libro "La Daunia nell'età della romanizzazione" del 1990 Vittorio è ampiamente citato e i riferimenti ai suoi archivi sono continui.

Era un archivio storico-archeologico vivente, aveva conosciuto tanti grandi studiosi, aveva collaborato con Giovanna Alvisi, Barri Jones, Giulio Schmiedt, Arturo Palma di Cesnola, Ettore De Juliis, Santo Tiné, Marina Mazzei, Enzo Lippolis e tanti altri ancora. Era studioso serio e rigoroso, fondava tutto sui dati acquisiti personalmente e alcune sue ipotesi e intuizioni sono state confermate da altri studiosi successivamente. Quando organizzammo a Foggia il Convegno sui paesaggi rurali dell'Italia meridionale tra tarda antichità e altomedioevo (STAIM) volli che partecipasse e presentò un bel contributo sui siti di età longobarda con precisi e utilissimi riferimenti toponomastici (una delle sue passioni) che proprio recentemente io e Mariuccia Turchiano abbiamo ampiamente ripreso e citato a proposito di Faragola e delle campagne della Daunia longobarda.

Vittorio era quello che si definisce uno "storico locale": un tempo questa definizione poteva apparire anche limitativa e a volte anche quasi offensiva, ma oggi cogliamo con maggiore pregnanza il ruolo fondamentale di tali figure di studiosi. "Locale" va inteso infatti come riferito allo studio di un territorio specifico (poco importa se la Daunia o Roma) e non in senso "localistico". Vittorio non aveva nulla del campanilismo e del localismo deteriore di certi sedicenti studiosi che spesso forzano i dati ed eccedono in fantasiose e infondate ricostruzioni. Vittorio era studioso vero, serio, rigoroso, attento ai dati e alla letteratura scientifica. Anche umile, tutt'altro che arrogante e presuntuoso, sempre desideroso di conoscere e di imparare, come sa essere uno ricercatore.

Non vedevo e sentivo Vittorio da molti anni e me ne dispiace. Sono davvero addolorato per la sua perdita, con la profonda ammirazione e gratitudine mia e - credo di poterlo affermare - del mondo della storia e dell'archeologia nei confronti di uno studioso di grande qualità, profondamente impegnato nella conoscenza e nella tutela del patrimonio culturale.


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