Blog
KL 8. Batu caves, grotte tra natura e religione
Sempre con l’angoscia per i fatti di Faragola e mantenendo un costante collegamento con l’Italia (per quanto possibile considerando il fuso e la possibilità di accesso a internet), si va a visitare un luogo legato alla religione indu, ad alcuni chilometri da Kuala Lumpur, Batu Caves, che raggiungiamo con un treno.
C’è tanta gente, anche se non è il momento della grande festa, Thaipusam, che si celebra tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio. Il contesto paesaggistico è di grande interesse, con le grandi parete rocciose in cui si aprono le caverne, le cascate, anche se il tutto è compromesso da una marea di costruzioni, shops, bancarelle, e la visione del contesto esterno, completamente urbanizzato e cementificato, non è esaltante. Tocca salire 472 scalini per raggiungere la grotta nella quale sono stati costruiti dei templi indu. Ai piedi l’enorme statua dorata di Muruga, la divinità qui venerata, alta oltre 40 metri, realizzata non molti anni fa (nel 2006), la più monumentale nel mondo, fa impressione. In basso ti propongono di portare in cima un mattone, per costruire un altro edificio all’interno della grotta (effettivamente portare in cima il materiale da costruzione deve essere un bel problema); molti accettano, alcuni abbandonano il mattone lungo la scalinata, c’è anche chi si sente male. Le scimmie libere corrono dappertutto e si cibano di quanto (anche parecchie porcherie) i turisti offrono loro. Nella grotta piove. Sono stati costruiti un tempio e in varie cavità sistemate numerose statue. Alcuni fedeli vengono in pellegrinaggio e partecipano al rito, ma la maggior parte dei turisti pare più interessata alle scimmie e a scattare foto e selfie.
Lungo la scalinata si apre l’accesso per la dark cave, che ha un interesse naturalistico. Ma i tempi di attesa sono lunghi e lasciamo perdere.
Andiamo invece a visitare la Ramayana cave, frequentata da pochissime persone. Un vero trionfo del kitsch, con migliaia di lucine e centinaia di statue, tra cui la grande statua sdraiata di Kumbhakarna, fratello di Ravana. Ma l’insieme ha il suo fascino. Anche qui bisogna salire delle scale per raggiungere una grotta nella quale una stalagmite d forma fallica è stata ritenuta una rappresentazione del simbolo di Shiva.
Si riprende il treno per tornare a KL, in albergo, per avere notizie della situazione a Faragola.
Per le foto: https://www.facebook.com/giuliano.volpe.3/media_set?set=a.10214142635150062.1073742065.1538905059&type=3
Ultimi post
Premio Renzo Ceglie VIII edizione
Sono passati dieci anni dalla scomparsa dell’ing. Renzo Ceglie, fondatore e per molti decenni anima di Edipuglia, nota e apprezzata casa editrice barese...
La neve era sporca
Ho letto con grande piacere un bel romanzo di George Simenon, (la neve era sporca, ed. Adelphi),non uno di quelli della serie Maigret per i quali il prolifico...
L’archeologia cambia: in Puglia il laboratorio ideale che va oltre lo studio del passato
di Giuliano Volpe L'archeologo Giuliano Volpe tra gli scavi di Siponto Mercoledì 22 aprile, alla libreria Laterza a Bari, si presenta il...
Archeologia, Giuliano Volpe:«La Puglia è un laboratorio per costruire una nuova coscienza di luogo» – L’INTERVISTA
È da qualche giorno in libreria Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone (Laterza) di Giuliano Volpe. Nell’ultimo mezzo secolo...





































































