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La cultura ti cura

contenimento hanno provocato la chiusura di tutti i luoghi della cultura, dai musei e parchi archeologici ai teatri e ai cinema, dai luoghi per i concerti e gli spettacoli alle più diverse iniziative artistiche e culturali. Schiere di operatori sono in condizioni difficili e, per quanto si possano prevedere o auspicare riprese e ripartenze più o meno prossime, non c’è dubbio che per i luoghi della cultura e dello spettacolo i tempi per il ritorno alla ‘normalità’ saranno lunghi.  

In questi giorni circolano numerosi appelli, documenti, decaloghi. Un’indubbia dimostrazione di vitalità oltre che di profonda preoccupazione del mondo della cultura. Non mancano anche, purtroppo, le proposte superficiali e i ‘libri dei sogni’, i decaloghi manifestatamente demagogici, avanzati non tanto per cercare soluzioni attuabili quanto per rivendicare ruoli politici da parte di alcuni: proposte che creano confusione ma che trovano anche non poco rilievo mediatico oltre che facili seguaci illusi dal miraggio di sostegni miliardari e assunzioni pubbliche à gogo.

Un gruppo di specialisti del mondo della cultura, operanti in vari ambiti, coordinato da Marco D’Isanto, Stefano Consiglio, Ledo Prato e Trinità Jungano, ha sentito l’urgenza di offrire un contributo per l’individuazione di strumenti per sostenere il mondo della cultura, con proposte concrete, rapidamente attuabili e sostenibili.

Si propone, ad esempio di attivare misure specifiche di sostegno alla liquidità per le Imprese Culturali, indipendentemente dalla forma giuridica rivestita, includendo dunque anche le organizzazioni non lucrative, attraverso una semplice modifica al Decreto legge dello scorso 8 aprile (il n. 23).

Non mancano altre proposte molto rilevanti di sostegno alla domanda, ad esempio mediante l’estensione alle spese cultuali della detraibilità già prevista per le spese mediche. Insomma come tutti noi conserviamo e detraiamo (oltre i 129,11 euro) gli scontrini delle farmacie e le fatture dei medici o dei laboratori clinici, così dovremmo poter allegare alla nostra dichiarazione dei redditi  i biglietti di ingresso o le tessere d’abbonamento ai musei, agli spettacoli teatrali e ai concerti, alle sale cinematografiche, o le spese per l’acquisto di libri e di altri prodotti su supporto cartaceo, audio o video, o per le attività formative e divulgative, i laboratori, o anche per le visite guidate. Se è vero che i musei e i luoghi della cultura rientrano tra i servizi pubblici essenziali e che la cultura è ormai sentita anche come cura della persona (e non solo per lo spirito e la mente: è anche ormai provato che chi ha una vita culturale attiva ha generalmente anche migliori condizioni di salute), perché non considerare tali spese come essenziali e quindi anche detraibili?

Un’altra misura che condivido pienamente con i sottoscrittori del documento riguarda l’estensione di una misura che ha già dato ottimi risultati e che ha ulteriori significative potenzialità: l’Art Bonus.  Se si estendesse, ad esempio, la possibilità per i mecenati, piccoli e grandi, di offrire un sostegno finanziario alle attività delle Imprese Culturali indipendentemente dalla loro forma giuridica, certamente si potrebbero raccogliere molti milioni di euro privati. Sarebbe anche opportuno istituire un ‘fondo di solidarietà’ con tutti i proventi dell’Art Bonus a favore delle aree più deboli, soprattutto nelle regioni meridionali, dove la misura ha prodotto finora risultati decisamente modesti. Esattamente come fanno i grandi musei a vantaggio dei musei più piccoli.

Bisognerebbe poi sbloccare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni anche per le Imprese Culturali, maggiormente esposte alla crisi di liquidità. Non servono altre risorse per questo, basterebbe spendere quelle già impegnate e magari bloccate per qualche cavillo burocratico.

Ci sono poi iniziative a costo zero, come l’approvazione immediata del Disegno di Legge ‘Turismo e Cultura’ già elaborato dal MiBACT e a un passo dalla conclusione del suo iter. In tale legge si prevedono, infatti, importanti provvedimenti per il comparto culturale come, ad esempio, l’approvazione, finalmente, della disciplina delle Imprese culturali e creative, l’istituzione delle “Zone Franche della cultura”, una serie di semplificazioni per l’uso di immobili pubblici in disuso o in stato di degrado da destinare ad attività culturali e creative, vari incentivi fiscali per il settore cinematografico e audiovisivo oltre a misure a sostegno delle imprese nel settore dell’editoria.

Un aiuto verrebbe anche dalla rapida erogazione del 5xmille relativo agli anni finanziari 2018 e 2019

Il documento contiene molto altro ancora che è inutile qui richiamare per non entrare in dettagli troppo tecnici. Insomma, non si tratta di visioni o disegni strategici generali (che pure servono, sia ben chiaro) o di mirabolanti proposte che promettono la luna, ma di misure concrete, elaborate da chi il mondo della cultura e delle imprese culturali lo conosce, perché ci lavora, lo frequenta, lo ascolta, lo sostiene.

Oggi più che mai è necessario un bagno di concretezza e di competenza. Insieme – non c’è dubbio – e nel quadro di una strategia generale che porti al riconoscimento esplicito del ruolo della cultura e delle istituzioni, dei professionisti e delle organizzazioni che se ne occupano.

Pubblicato in https://www.huffingtonpost.it/entry/la-cultura-ti-cura_it_5e9d55c3c5b63c5b58715ba9?utm_hp_ref=it-blog 


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