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La grazia

Stasera ho visto "La grazia" di Paolo Sorrentino, in una sala pienissima, in un cinema affollato (ed è già una buona notizia). E' ormai noto che si tratta della vicenda di un Presidente della Repubblica a fine mandato, interpretato magnificamente da un Toni Servillo in stato di grazia (è il caso di dirlo), cattolico credente e praticante (anche se ormai si addormenta quando prega), grande giurista con una fede sconfinata nel diritto, rigoroso, inflessibile e anche un po' pesante (non a caso soprannominato "cemento armato"), incapace di sognare e di leggerezza eppure non esente dal dubbio, tendenzialmente portato al rinvio delle decisioni e all'ulteriore pausa di riflessione (da bravo democristiano doc). Il dubbio morale riguarda in particolare la legge sull'eutanasia e la grazia da concedere a due condannati per omicidio: una ha ammazzato il marito violento, che pure amava tantissimo, l'altro ha ammazzato la moglie ammalata di Alzheimer. Profondamente innamorato di sua moglie, scomparsa da anni, che rappresentava il lato leggero e colorato della coppia, mentre lui stesso si definisce grigio e noioso, legatissimo a sua figlia Dorotea, che gli fa da consigliera e assistente (una bravissima Anna Ferzetti), e a una sua amica d'infanzia, Coco, divertentissima e irriverente (un'altrettanto brava Milvia Marigliano). Un uomo tutto d'un pezzo che però vive con l'angoscia e il dolore di un tradimento della moglie risalente a quarant'anni prima, che non riesce a superare. Un film sul senso della vita, sul coraggio delle scelte, sul dubbio, sull'amore, sul rapporto con i figli, su passato e futuro ("il passato è un peso, il futuro un vuoto") come gli dice il papa (di colore, con orecchino e treccine, che si muove in scooter, una delle tipiche "sorrentiniate", come la musica di Guè Pequeno - che canta un suo brano, recitato anche da Servillo - che però in questo film sono più moderate rispetto al passato). La domanda centrale del film, rivolta dalla figlia al padre presidente è: "Di chi sono i nostri giorni?". Ci sono momenti divertenti e momenti molto commoventi (ci sono tante lacrime sui volti dei personaggi del film; molto poetica la lacrima dell'astronauta che galleggia in mancanza di gravità). Bellissima la fotografia, ricercate ed eleganti le immagini di Roma dal Quirinale e dei paesaggi rurali emiliani, splendidi i primi piani, efficace la colonna sonora, curatissima la recitazione di tutti. L'ho trovato un bel film, meno lezioso di altri film di Sorrentino, più maturo, un po' lento ma fluido, poetico ma senza le cervellotiche esagerazioni felliniane di altri suoi film. Insomma da vedere certamente.
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