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Siria: Volpe, caschi blu a difesa del patrimonio culturale

13:07 21 AGO 2015
(AGI) - Roma, 21 ago. "Sono perdite irreparabili, non possiamo continuare ad assistere impotenti alla distruzione di quello che e' un patrimonio universale". Giuliano Volpe, archeologo ed accademico italiano, presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, commenta cosi la distruzione da parte dell'Isis del monastero di Mar Elian a Qaryatain. "Siamo gia' in ritardo, e' vero - premette Volpe - ma probabilmente servirebbero misure di protezione militare, il tema non puo' essere sottaciuto con pacifismi di facciata. Condivido anche l'idea dei caschi blu a difesa del patrimonio culturale" . Per Volpe, "l'Isis ha ben chiaro quello che significa il patrimonio culturale, in modo fanatico e pericoloso certo, ma lo sa e infatti o lo distrugge o, piu' spesso, lo vende per ricavarne risorse. I jihadisti sanno bene che cosa significa un monastero cattolico per quel territorio, e quella di colpirlo e' una scelta strategica: vogliono eliminare i simboli della memoria e della storia, facendone tabula rasa, e' una sorta di 'damnatio memoriae' gia' vissuta in altri momenti storici e per altre religioni. Credevamo fosse tutto passato, e invece siamo drammaticamente riportati indietro nel tempo".

  L'ennesima distruzione "ripropone anche il tema del rapporto tra patrimonio culturale, identita' ed alterita', tema centrale in questa fase di cambiamenti epocali. Perche il patrimonio culturale andrebbe visto come apertura, come conoscenza dell'altro, come sintesi di apporti diversi e non come testimonianza della propria identita' culturale e religiosa. L'ambizione, sbagliata, di esportare democrazia in altri Paesi ha fatto tanti danni laddove invece si sarebbero dovute perseguire politiche di integrazione sistematica ma reciproca". Non solo questo non e' avvenuto, denuncia Volpe, "ma gli occidentali contribuiscono al saccheggio di certe aree acquistando i tanti pezzi che finiscono sul mercato clandestino: su internet i siti d'asta sono inondati da reperti provenienti da Siria e Libia come qualche anno fa accadeva con reperti iracheni. E chi i compra, finisce per finanziare l'Isis, salvo poi fingere di scandalizzarsi. Anche su questo fronte occorrerebbe un controllo feroce, un Nucleo tutela patrimonio culturale dell'Onu a livello mondiale".


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