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Tavola rotonda su Turismo culturale e paesaggi: il mio intervento

Onorevole Sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Francesca Barracciu,
Assessore Silvia Godelli, Sindaco di Foggia Franco Landela, Prefetto Luisa Latella, Presidente della  Camera di Commercio di Foggia Fabio Porreca, Presidente di Confcommercio Foggia Damiano Gelsomino, Direttore de L’Attacco Piero Paciello (lo ringrazio pubblicamente perché l’idea di questa fondazione è nata alcuni anni fa in occasione di un confronto con alcuni imprenditori nella redazione del suo giornale)
Cari soci della Fondazione Apulia felix
autorità civili e militari, cari cittadini

a due settimane dall’inaugurazione dell’Auditorium Santa Chiara, il 5 giugno scorso, e della settimana di manifestazioni culturali Cultura felix, è per me un motivo di particolare soddisfazione ospitare un nuovo momento di confronto e di proposte su un tema strategico come il turismo, connesso con la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico.

Questo nostro nuovo spazio culturale è stato salutato con entusiasmo e apprezzamento da parte di tutti; centinaia di persone hanno seguito conferenze, concerti, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche in questi giorni e siamo soddisfatti di essere già inondati da richieste e proposte. È una conferma del grande bisogno di cultura e di spazi culturali che emerge con forza nella società, anche qui a Foggia.

Oggi tocchiamo un tema fondamentale, il rapporto tra cultura e turismo, un tema strategico per il Paese e anche per il nostro territorio. Ritengo che sia stata una scelta intelligente attribuire al MiBACT la delega del turismo, sia perché prima era frammentata in troppi ambiti, sia perché il nesso cultura-turismo rappresenta la peculiarità del nostro Paese.

A chi pensa ancora che la cultura sia un lusso che non ci si possa permettere nei momenti di crisi e che rappresenti un fatto marginale, riservato solo a ristrette elites, ricordo i dati contenuti nel rapporto Symbola 2014, dal quale emerge che la cultura muove ben 214 Miliardi di euro, pari al 15,3% della ricchezza prodotta; l’export culturale è cresciuto del 35% durante questi anni di crisi e il settore ha raggiunto un surplus commerciale con l’estero di 25,7 MLD €.

Ma se diamo un’occhiata alle province che maggiormente si sono avvalse del valore aggiunto e dell’incremento occupazionale garantito dalla cultura, vediamo che nessuna delle province meridionali compare tra le prime 10.

 Prime province per incidenza di valore aggiunto e occupazione del sistema produttivo culturale Anno 2013 (valori percentuali)

Valore aggiunto

Occupazione

Pos.

Provincia

Incidenze %

Pos.

Provincia

Incidenze %

1)

Arezzo

9,0

1)

Arezzo

10,4

2)

Pordenone

7,9

2)

Pesaro e Urbino

9,1

3)

Pesaro e Urbino

7,9

3)

Treviso

8,9

4)

Vicenza

7,7

4)

Vicenza

8,9

5)

Treviso

7,6

5)

Pordenone

8,6

6)

Roma

7,5

6)

Pisa

8,1

7)

Macerata

7,3

7)

Firenze

8,1

8)

Milano

7,0

8)

Macerata

8,0

9)

Como

6,9

9)

Como

7,8

10)

Pisa

6,8

10)

Milano

7,6

 

 

 

 

 

 

 

Anche Confindustria si è resa conto dell’importanza della cultura per una nuova e diversa crescita del Paese e due giorni fa si è svolta a Roma la terza edizione degli stati Generali della Cultura. Nel suo 60esimo anniversario la casa editrice Il Mulino ha lanciato una collana dal titolo significativo ‘Ritrovare l’Italia’. Qui le pietre parlano, e i turisti è per questo che vengono a vederle. Daniela Bonato, promotrice della collana, giustamente afferma che “accanto alle emergenze economica e politica ne urge una culturale, parente delle prime due. Il  nostro sguardo verso l’Italia è diventato piatto-privo di prospettiva” Ma non dobbiamo dimenticare che “L’Italia è esistita come entità culturale prima che politica. … Luoghi e storie possono tornare ad essere patrimonio collettivo”. Da qui può partire il riscatto del Paese.

Anche nel campo della cultura e del turismo è però necessario innovare profondamente: un’innovazione innanzitutto culturale, prima ancora che tecnologica. Serve una capacità di fare sistema reale, serve una visione globale, che eviti di considerare il turismo limitato solo al mare e al sole e rinchiuso in enclaves (e lo sa bene il sottosegretario Barracciu, in riferimento alla sua splendida Sardegna), serve la capacità di ben governare e curare il paesaggio, le città, il territorio, servono professionalità e qualità del personale, serve una stretta integrazione tra bellezze paesaggistiche, ambientali, culturali ed enogastronomiche: ma soprattutto serve la capacità di valorizzare le peculiarità locali, di concepire ogni luogo come unico e autentico. Limitarsi a denunciare solo le carenze infrastrutturali (che pure ci sono) significa non riuscire a cogliere il tema nella sua complessità.

 

Serve una comunicazione efficace (e non mi riferisco certo ai numerosi portali che affollano il web), una comunicazione in grado di raccontare la storia millenaria e le bellezze di un territorio, di stimolare il piacere della conoscenza e della scoperta anche di luoghi minori, isolati, interni (penso ai Monti dauni), che proprio grazie loro isolamento hanno conservato maggiormente le loro peculiarità.

Dobbiamo fare dei nostri musei, aree archeologiche, monumenti, città, paesaggi luoghi capaci di raccontare le storie, di emozionare, di divertire, di stabilire un contatto vitale, unico, con le varie categorie di turisti, con le loro diverse esigenze, sensibilità, passioni, culture. Per fare questo sono necessarie risorse (e a tale proposito mi permetto di porre all’attenzione del sottosegretario il tema del POIN attrattività, le cui risorse, ben 450 milioni, rischiamo di perdere), ma servono anche e soprattutto buone idee, competenze e professionalità.

La prima innovazione significativa dovrebbe riguardare l’affermazione di un approccio globale nel mondo della tutela, della valorizzazione e della fruizione del patrimonio culturale, ambiti nei quali si registra ancora un inquietante ritardo culturale e organizzativo.

Ma è il concetto di valorizzazione che andrebbe profondamente modificato. Valorizzazione è ancora considerata una brutta parola, quasi una bestemmia, da chi ritiene che contamini la ‘purezza’ della cultura, mentre è fraintesa da chi la considera sinonimo di mercificazione. In realtà si tratta di un vero ponte tra conoscenza, tutela e fruizione. Che senso ha conoscere e tutelare il patrimonio culturale, se non è adeguatamente valorizzato?

Credo che non ci sia quasi più nessuno che non sia convinto che il patrimonio culturale possa costituire anche una risorsa economica, valutando sia il contributo allo sviluppo di un territorio sia, anche in termini quantitativi, i vantaggi nel senso del miglioramento del benessere e della qualità della vita, della crescita culturale e civile di una comunità.

Bisognerebbe superare un’idea esclusivamente difensivistica dei beni culturali, fondata solo sui vincoli, che, per quanto estesi, non potranno mai superare i limiti di enclave, di riserve indiane, separate dallo ‘sviluppo’. È un errore contrapporre patrimonio culturale e sviluppo, perché la sfida consiste nel saper costruire nuove forme di sviluppo durevole e sostenibile grazie anche al patrimonio culturale.

Su questa strada si è decisamente avviato il MiBACT, sotto la guida del ministro Franceschini e con l’apporto dei sottosegretari Borletti Buitoni e Barracciu, come dimostrano anche il decreto ArtBonus e le tante altre iniziative avviate, in corso e in programma, delle quali certamente ci parlerà il sottosegretario Barracciu, che ringrazio di cuore per essere oggi qui con noi a Foggia e per quanto sta facendo e farà nel campo dei beni culturali e del turismo.


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