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Un ricordo di Alberto Magnaghi

Un urbanista, territorialista, militante. Alberto Magnaghi, professore emerito di urbanistica all’Università di Firenze, dopo una lunga e dolorosa malattia, è scomparso, lasciando al tempo stesso un grande vuoto e una straordinaria eredità. Per Magnaghi urbanistica e impegno politico erano un tutt’uno, perché, come amava ripetere, il territorio non è un ‘foglio bianco’ sul quale un urbanista disegna imponendo la sua visione. Il territorio è una cosa viva, una straordinaria opera d’arte prodotta non da un singolo artista ma, nel corso dei millenni, da migliaia di uomini e donne, spesso anonimi, e dalle numerose comunità si sono insediate e lo hanno modellato nel continuo e non sempre facile rapporto con l’ambiente. Il territorio va vissuto, va conosciuto in profondità, stratigraficamente, nei suoi aspetti ecologici, ambientali, culturali, sociali, cogliendone le complesse morfologie, le “regole”, gli “statuti”, le “invarianti strutturali” che, pur nelle profonde trasformazioni via via intervenute, caratterizzano e rendono unico ogni luogo. Ecco perché Alberto sosteneva la necessità di sviluppare la “coscienza di luogo”.

Ritenendo ormai indispensabile un’inversione di rotta rispetto alla crisi climatica, proponeva la creazione di un nuovo equilibrio (drammaticamente rotto) tra insediamento umano e ambiente, ponendo fine a modelli di sviluppo fondati sullo sfruttamento selvaggio delle risorse e delle persone e ai danni prodotti da una globalizzazione sfrenata grazie a un “ritorno al territorio”, fatto di cura sapiente, creativa, corale del territorio da parte dei suoi abitanti. È, infatti, compito delle «comunità territoriali» la ricostruzione di «regole, comportamenti, culture e tecniche ecologiche dell’abitare e del produrre» capaci di restituire «la capacità di riproduzione dei propri ambienti di vita e di autogoverno socio-economico». Obiettivo finale è la costruzione della democrazia dei luoghi nella prospettiva di una civilizzazione eco-territorialista.

Magnaghi conobbe nel 1979, nell’ambito dell’inchiesta “7 aprile”, anche l’esperienza atroce e ingiusta del carcere (preventivo per quasi tre anni, essendo poi completamente assolto dopo otto anni), che molto lo aveva segnato (anche nel fisico): ha avuto di recente la forza e il coraggio di raccontare questa dolorosa vicenda nel libro Un’idea di libertà (Derive Approdi, 2014).

Personalità travolgente, gran lavoratore, intellettualmente e umanamente affascinante, capace di costituire e coordinare grandi gruppi multidisciplinari di lavoro, animato da una straordinaria capacità di elaborazione teorica, quasi filosofica e per certi versi utopica (lui la definiva “utopia concreta”, l’unica in grado di produrre veri cambiamenti), e al tempo stesso fautore instancabile e pragmatico di risultati concreti. Non solo una serie infinita di pubblicazioni, tra cui alcuni straordinari libri apprezzati a livello internazionale, come “Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo” (Bollati Boringhieri, 2000) o il suo ultimo Il principio territoriale” (Bollati Boringhieri 2020), ma anche la creazione della “Società dei territorialisti”, da lui presieduta con energia fino agli ultimi giorni, la rivista “Scienze del territorio”, un serie impressionante di convegni, workshop, seminari. Il suo ultimo sforzo è stato il volume “Ecoterritorialismo” (FUP, 2023), che rappresenta un po’ il suo testamento intellettuale, ancora una volta costruito collettivamente con tanti suoi amici e colleghi che ne condividono la visione.

Alberto è stato uomo operativo, produttore di progetti. Tra questi, il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia, elaborato negli anni della Giunta Vendola, fortemente voluto da Angela Barbanente, allora assessora al Territorio, il primo prodotto in Italia nel rispetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio e in coerenza con i principi della Convenzione europea del paesaggio. Un’esperienza straordinaria di lavoro e di elaborazione collettiva, un vero laboratorio che ha coinvolto numerosi specialisti, studiosi, funzionari, dirigenti, tra cui molti giovani, un’esaltante palestra, che non solo ha prodotto uno straordinario strumento di pianificazione del territorio (per la verità ancora tutto da attuare), ma ha anche profondamente inciso sul modo stesso di studiare il territorio, proponendo un modello che a partire dal caso del territorio pugliese ha fatto scuola. In quegli anni Alberto si trasferì stabilmente in Puglia, percorrendola in lungo e in largo, incontrando e dialogando con migliaia di persone, amministratori locali, imprenditori, professionisti, associazioni, comitati, semplici cittadini, mai sottraendosi al confronto. Una guida forte e gentile, competente e appassionata, trascinante e coinvolgente, la sua.

Alberto è stato un vero Maestro, che lascia un segno profondo in tutti coloro che, come chi scrive, lo hanno conosciuto, hanno lavorato con lui, hanno imparato molto da lui, gli hanno voluto bene e non dimenticheranno la sua lezione.



  1. Addio Alberto Magnaghi grande urbanista del paesaggio condiviso
    , in La Gazzetta del Mezzogiorno, 23.9.2023, p. 14.

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