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Abbazia di Cerrate, il fascino discreto del Medioevo è un puzzle digitale

Ecco un sito da non perdere, per nessun motivo. Un autentico capolavoro, sotto tanti profili. Per la ricchezza della storia che si è stratificata nel tempo e che le architetture, le pitture, i manufatti raccontano, per la bellezza mozzafiato del paesaggio rurale, per il rigore delle ricerche archeologiche e storiche condotte, per la cura nel recupero e nel restauro, per la straordinaria qualità della gestione, per la competenza e la passione che comunicano le persone che ti accompagnano nella visita.

Prima monastero di rito bizantino, poi azienda agricola specializzata nella produzione dell’olio, l’Abbazia di Cerrate (https://www.fondoambiente.it/luoghi/abbazia-di-santa-maria-di-cerrate), a due passi da Lecce, consente un vero viaggio nella storia medievale e moderna, fatta di culto e cultura, trasmissione di testi e studio, lavoro nei campi e fatica, spiritualità ed economia: una miscela perfettamente integrata nel paesaggio storico del Salento.

La prima cosa che colpisce il visitatore è il meraviglioso paesaggio di ulivi e alberi da frutto, campi coltivati per secoli, recentemente colpiti da un male devastante che si spera di riuscire finalmente a contrastare in maniera efficace. Poi si entra nell’Abbazia e si è subito immersi in un tempo lontano e pure così radicato nella storia del territorio.

L’Abbazia fondata - secondo la leggenda - dal re normanno Tancredi d’Altavilla, che avrebbe avuto la visione della Madonna che inseguiva una cerbiatta in una grotta, è certamente documentata dall’insediamento di monaci greci, tra l’XI e il XII secolo, per volontà di Boemondo d’Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo, principe di Antiochia, protagonista della prima crociata, il cui elegante mausoleo si può ammirare in una importante città d’arte pugliese, Canosa, annesso alla bella cattedrale. 

Il sito di Cerrate, però, era stato occupato in precedenza, già in età altomedievale, come hanno dimostrato gli scavi archeologici condotti in occasione dei lavori di restauro da Paul Arthur dell’Università del Salento: varie tracce di capanne e alcune sepolture, databili al VII-VIII secolo, hanno fatto ipotizzare, infatti, la presenza nell’area di un complesso monastico di età bizantina, secondo un modello già noto anche in altre località salentine.

L’Abbazia medievale si andò ampliando progressivamente, diventando uno dei monasteri più potenti della Puglia e del Mezzogiorno, dotato anche di una ricca biblioteca e di uno scriptorium per la copiatura di opere antiche. Nel 1531 fu acquisita dall’Ospedale degli Incurabili di Napoli: i documenti dimostrano che allora, alcuni secoli dopo la fondazione, l’Abbazia comprendeva, oltre alla chiesa e alle residenze monastiche, varie strutture produttive, tra cui due frantoi ipogei, stalle, un pozzo, un mulino e vari alloggi per i contadini. 

Un duro colpo fu inferto dai pirati turchi che nel 1711 depredarono l’Abbazia, fortemente danneggiata e incapace di riprendersi. Si avviò così una lunga fase di abbandono per tutto il XIX e buona parte del XX secolo. Bisogna, infatti, attendere il 1965 perché la Provincia di Lecce avvii un progetto di recupero, affidando l’incarico a un grande architetto come Franco Minissi. Ma è solo con il 2012 che comincia una vita nuova, grazie all’affidamento del recupero e della gestione del complesso al FAI, la benemerita fondazione che ha maturato una straordinaria esperienza nella gestione dei siti culturali, spesso sottratti al degrado e all’incuria.

L’Abbazia, splendido esempio del romanico, si apre con un portale decorato da magnifici altorilievi con scene del Nuovo Testamento e la raffigurazione di un monaco in preghiera. La chiesa, dalle linee semplici, animata all’esterno da una serie di archetti, presenta in facciata un piccolo rosone, due monofore e un portale con i rilievi di scene relative all'annunciazione, alla visita a santa Elisabetta, ai Magi e alla fuga in Egitto. Elegante il portico, del XIII secolo, con colonne cilindriche e poligonali e pregevoli capitelli figurati che si sviluppa su un lato della chiesa. Accanto è un pozzo risalente al XVI secolo.

Magnifico è l’interno dell’edificio di culto, a tre navate, in origine completamente affrescato con pitture del XIII secolo, con rappresentazioni di Cristo, di angeli e santi, della Vergine col Bambino e santi, e altre successive staccate al momento dei restauri e oggi conservate nel museo realizzato nello stesso complesso: Dormitio Virginis, Annunciazione della Vergine, Miracolo della cerva, san Giorgio con la principessa, sant'Anna e san Gioacchino con Maria Vergine, san Demetrio, san Michele e altri santi.

Colpisce la curiosità dei visitatori la parete affrescata interamente picchiettata per poter far meglio aderire un nuovo strato di intonaco dipinto (quello staccato ed esposto nel museo). In questo caso la fruizione viene favorita dall’uso delle tecnologie multimediali di cui si è fatto un uso sapiente nell’Abbazia di Cerrate: un grande touch screen consente, infatti, quasi come in un gioco (molto apprezzato dai bambini ma anche dagli adulti), di restaurare virtualmente le figure e di riconoscerle meglio e di ricomporre in una sorta di “puzzle” i vari frammenti pittorici in modo da ricostruire la scena. Una maniera divertente di imparare, conoscendo non solo i cicli pittorici e ma anche il lavoro dei restauratori e degli storici dell’arte. Il progetto multimediale consente anche di ripercorrere la storia del sito attraverso una scala del tempo e di recuperare piacevolmente una grande quantità di altre informazioni.

Tra i tanti oggetti rinvenuti negli scavi archeologici e riferibili alla vita dell’abbazia si segnala un interessante stampo eucaristico, usato per segnare il pane eucaristico.

Non meno interessanti sono le parti relative all’azienda agricola, con alcuni vani allestiti con arredi e manufatti della civiltà contadina: torchi, presse e anche un modello semovente del mulino.

Una nota meritano, infine, altri aspetti non meno significativi dell’ottima gestione del complesso, come la sistemazione nella loggia al primo piano, affacciata sulla corte, di cui consente un’osservazione dall’alto, di uno spazio relax, nel quale il visitatore può riposarsi, approfondire i contenuti, consumare uno spuntino con i prodotti locali in vendita nel punto ristoro o come il bel bookshop, ricco non solo di libri e vari altri sussidi didattici ma anche di tanti prodotti artigianali e gastronomici locali.

 

1. L’Abbazia di Cerrate nel suo contesto paesaggistico

2. La chiesa dell’abbazia

3. L’interno della chiesa

4.Parete dipinta picchiettata per sovrapporre altre pitture

5. Touch screen multimediale

6. Il portico lungo il lato della chiesa e il pozzo

 

 Pubblicato in La Repubblica Bari, 9.7.2020, pp. 10-11.


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