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Carlo Carletti

Ieri è venuto a mancare Carlo Carletti, dopo una lunga malattia che gli aveva impedito di conservare rapporti e relazioni con tanti amici e colleghi, costretto a una vita ritiratissima. Una delle ultime volte che lo avevo sentito, aveva voluto festeggiare il mio ritorno all'università di Bari. Era già malato e con la sua solita ironia diceva che quella sua malattia era stata una sorta di compensazione perché lui aveva avuto tutto, una bella famiglia alla quale era legatissimo, una fulgida carriera, stima, rispetto, tanti amici. E anche in quella occasione mi/ci dava una lezione di vita. Carlo era per me una sorta di fratello maggiore, uno studioso, un amico a cui devo molto, moltissimo. Se sono diventato un docente universitario in gran parte è grazie a lui: mi "adottò", giovane dottore di ricerca, di fatto libero professionista senza particolari prospettive universitarie, pur non essendo suo allievo diretto. Con Giorgio Otranto, Carlo credette in me e mi sostenne in ogni modo, accogliendomi nell'allora Istituto di Letteratura cristiana antica, poi Istituto e poi Dipartimenti di studi classici e cristiani, dove era un'altra persona cara, Ettore M. De Juliis, e vollero istituire un posto di ricercatore di archeologia classica, che vinsi con una commissione presieduta da Mario Torelli, con Pino Pucci. E' sempre a lui e a Giorgio che devo il sostegno per l'avvio degli scavi a Herdonia, poi quelli di San Giusto e di Canosa. E ancora, la pubblicazione del mio primo libro e i miei rapporti con Edipuglia, fondata e diretta da un'altra persona per me fondamentale, l'ing. Renzo Ceglie, legatissimo a Carlo e Giorgio. E ancora la mia chiamata a Bari dopo aver vinto il mio concorso da professore associato, che mi avrebbe portato in un'altra sede lontana, e infine la promozione a professore ordinario all'università di Foggia, la cui commissione era presieduta proprio da Carlo. Insomma un percorso sempre segnato dal rapporto con lui, anche negli anni della mia lontananza dall'Università di Bari: l'amicizia, l'affetto, i consigli non sono mai mancati.

Ma al di là del rapporto personale (che pure ha segnato fortemente la mia vita), voglio sottolineare lo straordinario apporto dato da Carlo agli studi cristianistici e più in generale sulla tarda antichità e l'alto medioevo, soprattutto sulla base dei suoi interessi epigrafici, sempre inseriti in una lettura globale e contestuale sotto il profilo socio-economico-politico-culturale. È stato un vero innovatore, sempre aperto e curioso verso altri approcci, altri metodi, altri sistemi di fonti. E soprattutto verso i giovani. Ma non era solo un serio, rigoroso, grande studioso, che amava la qualità alla quantità: ogni suo saggio è denso, densissimo, ogni parola era studiata, selezionata con cura, sottoposta al vaglio metodologico. Straordinari i suoi contributi epigrafici anche in campi nuovi e difficilissimi come i graffiti, i segni, la scrittura 'povera'. Carlo era, infatti, soprattutto una persona perbene, onesta, piacevole, divertente, generosa. Mai arrogante, sempre disponibile con tutti, riservato, rifuggiva dalle cariche e odiava l’uso del ‘potere’ per il ‘potere’. Ma sapeva assumere responsabilità quando lo riteneva utile e necessario: è stato segretario della PCAS, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ed è stato il fondatore e il primo presidente della Consulta per le archeologie postclassiche. Ha fondato la scuola barese e pugliese di archeologia cristiana e tardoantica, che ha avuto il lui sempre un riferimento sicuro, affettuoso e autorevole.

Romano trapiantato a Bari, aveva un distacco quasi 'aristocratico', era naturalmente elegante, ironico, mai sopra le righe, sempre pacato, sorridente. Una bellissima persona. Innamorato della sua bella famiglia, dava grande importanza all'amicizia. E aveva tantissimi amici. Credente, aperto e laico, era impegnato (senza clamori) nel sociale, sempre dalla parte degli ultimi e dei deboli, legato al pensiero di don Milani, coniugava studio, ricerca, didattica con la passione per la giustizia sociale e la bella politica (e anche per lo sport - ha giocato a calcio amatoriale fino ad anni recenti -, e in particolare per la Lazio, unico nostro motivo, oltre al fumo, di dissidio!). Dialogare con lui era piacevolissimo e istruttivo, si aveva sempre da imparare, tanto che si parlasse di archeologia e storia o di politica e di attualità tanto che si affrontassero problemi personali.

Abbraccio con affetto la sua famiglia, Pasquetta e i loro figli Chiara, Federico ed Elena, i suoi parenti, i suoi tanti amici, i suoi allievi, felice di poter in qualche modo proseguire con loro l'impegno di Carlo nell'Università.

Carlo mi mancherà moltissimo, e mancherà moltissimo a molti, con la sua cultura, la sua saggezza, la sua leggerezza, la sua straordinaria umanità.

 Mi piace ricordarlo in una foto storica da me scattata nel 1994, con tutto il gruppo del DSCC: Carlo, come sempre riservato, è seduto in alto a destra accanto a Pina belli D'Elia: un momento magico per la nostra comunità di studiosi e amici.

 


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