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E' grave provocare conflitti tra MiBACT e università: così si distrugge lo spirito della riforma Franceschini!

Dopo i miei precedenti interventi sul tema delle 'concessioni di scavo' pubblicati in questo stesso blog il 16 e il 17 febbraio 2015, torno ad affrontare il tema all'indomani della ricezione di una serie di lettere della Soprintendenza della Puglia che mi comunica la sospensione delle concessioni in attesa di fornire tutta la documentazione richiesta (in un caso a meno di un mese dall'inizio dello scavo, condotto con una Università americana, con i colleghi e gli student stranieri già in possesso dei biglietti aerei e che ovviamente sono terrorizzati dall'idea che lo scavo possa 'saltare'). Ma grazie ai buoni rapporti con la Soprintendneza e alla posione molto ragionevole del soprintendente, che ha garantito il suo impegno personale per risolvere tutti i problemi e consentore l'avvio regolare delle ricerche.
Ma in altri casi non sta andando così. Il collega Philippe Pergola, da decenni impegnato in imporanti ricerche in Italia, sta avendo enormi difficoltà in Liguria. E mi è appena giunta notizia della 'revoca della concessione' al collega Federico Marazzi a San Vinvenzo al Volturno semplicemente perché l'Università ha organizzato una summer school che prevede il pagamento di una quota di partecipazione (come accade in tutto il mondo!), con attività d'aula, laboratori, parteciazpzione allo scavo, visite guidate, etc. Siamo veramente al paradosso di una DG che deve valutare anche le modalità dell'attività formativa che ogni università mette in campo in occasione di uno scavo, che, bisogna ricilrdarlo, è pèarte integrante e obbligatoria dei piani didattici.
Ma qual è lo scandalo? Tutti gli studenti pagano le tasse per frequentare i corsi universitari e anche una scuola estiva è un corso a tutti gli effetti, rientrante nell’offerta formattava universitaria, come un master o un corso di laurea, prevede attività varie e l’acquisizione di crediti formativi. E negli scavi universitari partecipano studenti dell'università concessionaria e di altre università italiane e straniere: dovremo ora chiedere permesso alla DG Archeologia? All’estero è una prassi normale (a dimostrazione del nostro inguaribile provincialismo) e sempre più spesso, a seguito dei tagli ai fondi della ricerca, le università sono costrette a far pagare quote di partecipazione per uno scavo archeologico.
Mi auguro che le Consulte universitarie di archeologia, i rettori, la CRUI, il CUN, facciano sentire la loro voce di fronte a tali interventi. E che anche il MiBACT chiarisca la sua posizione. Da parte mia, porterò all'attenzione del Consiglio Superiore BCP questo tema appena sarà ufficialmente insediato, a seguito della prossima costituzione dei Comitati Tecnico-Scientifici.
Rendo, pertanto, nota anche la lettera inviata tempo fa personalmente al DG Archeologia dott. Gino Famiglietti (e solo per conoscenza al DG Educazione e Ricerca, trattandosi di un terma che mette in discussione i rapporti tra MiBACT e Università) e purtroppo rimasta senza alcuna risposta, tanto personale quanto ufficiale.

Al DG Archeologia
Dott. Gino Famiglietti 

e p.c.

Al DG Educazione e Ricerca
Dott.ssa Caterina Bon Valsassina

Caro Direttore,

in questi giorni ho ricevuto (e come me tutti i colleghi docenti universitari concessionari di scavo) la richiesta di documentazione relativa al rinnovo delle concessioni di scavo di cui sono titolare da parte della Soprintendenza Archeologia della Puglia.

Ti scrivo, dunque, in quanto docente universitario, oltre che come Presidente della SAMI-Società degli Archeologi Medievisti Italiani, ma anche, sia pure in maniera in qualche modo informale, in quanto Presidente designato del Consiglio Superiore BCP (in attesa dell’insediamento ufficiale), interpretando in tal modo quello che ritengo debba essere il ruolo di ‘tramite’ tra il MiBACT e le altre realtà esterne della società italiana, in particolare il mondo della ricerca e della formazione. Preciso che le mie considerazioni non hanno alcun intento polemico (mi sento pienamente parte del MiBACT) ma sono ispirate esclusivamente da uno spirito propositivo e collaborativo e dalla volontà di dare anche in questa occasione il mio contributo al progetto di riforma e rilancio del nostro ministero condotto dal ministro Franceschini, anche in riferimento allo sviluppo di un rapporto più collaborativo tra MiBACT e MIUR, come documentano anche l’istituzione della nuova DG Educazione e Ricerca (e per questo ho ritenuto utile coinvolgere anche la collega) e, da ultimo, la sottoscrizione di un importante protocollo tra i due ministeri. A quest’ultimo progetto sono affidate grandi speranze per aprire una nuova stagione tra due componenti fondamentali dello stesso sistema pubblico nei campi della ricerca, formazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, ponendo fine definitivamente – si spera - a quel clima di incomprensione e, in alcuni casi, di vera e propria contrapposizione, dannosa per tutti, e in particolare per i giovani e per lo stesso patrimonio.

Conosco bene le motivazioni e i problemi che sono dietro questa circolare: i premi di rinvenimento, la sicurezza, i restauri, lo stato a volte indecente nel quale sono lasciate le aree di scavo, etc. Ma credo che le soluzioni sarebbero da ricercare con altri strumenti, in primis con rapporti sistematici di cooperazione e una programmazione condivisa.

Tralascio le questioni tecniche specifiche (fideiussioni, etc.) e alcuni inutili appesantimenti (perché chiedere ora una relazione su tutti gli anni di scavo – a volte moltissimi – se ogni anno si presenta una relazione puntuale?), perché mi preme sottolineare lo spirito che sembra animare questa e anche altre iniziative del Ministero. 

Precisare nella circolare (e ora nelle note dei Soprintendenti) che le Soprintendenze dovrebbero concedere la possibilità di scavare solo se l’intervento è «in piena coerenza con i programmi di ricerca messi a punto o già avviati da codesti Uffici» e se «ne venga evidenziata con chiarezza l'utilità, segnalando il valore e l'importanza che tali scavi rivestono nel programma generale di ricerca degli Uffici interessati, e ne venga valutata anche l'incidenza immediata e futura sulla gestione del territorio di competenza», introduce elementi assai discutibili nei corretti rapporti tra le istituzioni dello Stato. Si fa riferimento, infatti, a progetti di ricerca e non di tutela: è evidente che se uno scavo confligge con problemi di tutela o se esigenze di tutela dovessero suggerire un diverso orientamento di un progetto di ricerca universitaria, sarebbe non solo corretto ma necessario un indirizzo delle Soprintendenze. Sia ben chiaro che non intendo sostenere affatto che le Soprintendenze debbano occuparsi solo di tutela e non di ricerca: sono convinto esattamente del contrario, ed è anche per questo che auspicherei maggiori collaborazioni e, magari, l’elaborazione sempre maggiore di progetti congiunti.

Così com’è formulata, questa circolare farebbe intendere che gli indirizzi di ricerca dei docenti universitari debbano sottostare al placet delle soprintendenze. Insomma se un docente ha in programma di scavare un sito che ritiene utile per rispondere a precise domande storiche, potrebbe teoricamente vedersi rifiutata la concessione nel caso in cui tale scavo non fosse considerato ‘coerente con i programmi di ricerca’ (non di tutela, sia ben chiaro) di un soprintendente o di un funzionario? Come non vedere in tale formulazione un vero affronto alla libertà di ricerca in archeologia, in barba all’art. 33 della Costituzione? E anche all’art. 9, spesso chiamato in causa solo per gli obblighi della tutela, dimenticando che lo stesso articolo prevede che la Repubblica “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”.  E’ evidente che queste ‘limitazioni' introdotte non possono non creare un certo allarme nel mondo universitario.

In generale, appare poi evidente la volontà di affermare la potestà esclusiva dello scavo archeologico da parte delle Soprintendenze, caricando ulteriormente di un sapore ottocentesco e iperstatalista la procedura della ‘concessione di scavo’ (denominazione antiquata, appunto, da Stato ‘borbonico’). Si dimentica forse che l’Università ha per funzione proprio la ricerca oltre alla formazione dei futuri professionisti e anche dei futuri funzionari, soprintendenti e direttori generali del ministero? Una formazione che è impossibile senza l’aspetto sperimentale, cioè, lo scavo archeologico e tutte le altre attività sul campo e in laboratorio – ora previste anche istituzionalmente nei curricula universitari - tranne che non si voglia pensare che un archeologo in formazione non abbia bisogno di apprendere le tecniche e le metodologie dello scavo archeologico, esattamente come un medico impara il mestiere frequentando le sale operatorie e le corsie di un ospedale. Si tratta di segnali che vanno nella direzione contraria all’auspicata sperimentazione dei cd. ‘policlinici dei beni culturali’: un progetto innovativo che spero si possa costruire insieme.

Ho preferito esplicitare le mie preoccupazioni, a partire da un caso specifico, per sottolineare, ancora una volta, la necessità di inaugurare una stagione nuova, di apertura, di innovazione, di collaborazione.

Sono convinto che questa sia anche la Tua visione e quella, in particolare, del Ministro, ed è per questo che ho inteso sottoporre alla Tua attenzione, con un testo un po’ lungo (me ne scuso), i rischi di un ulteriore deterioramento dei rapporti tra MiBACT e Università, e, al tempo stesso, rinnovarTi la disponibilità, mia personale, a collaborare nella ricerca delle migliori soluzioni possibili e nello stabilire rapporti sempre più stretti di collaborazione tra università, soprintendenze e mondo delle professioni. 

A tal proposito, è mia intenzione operare per la nascita di un organismo che raccolta tutti gli archeologi italiani, prescindendo dalle loro afferenze, per disporre di un luogo di confronto e di progettazione condivisa.

In attesa di prossimi contatti, Ti porgo cordiali saluti.

Foggia, 22.3.2015                                                                                    

Giuliano Volpe


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