Blog

IL BENE E’ NOSTRO … PERCHE’ SIA DI TUTTI LA GESTIONE DAL BASSO DEL PATRIMONIO CULTURALE APPUNTAMENTO. A FIRENZE

A Firenze, sabato 23 febbraio, nell’ambito di TourismA 2019 Il  Salone dell’archeologia e del turismo culturale, si riuniranno per la prima volta gli ‘Stati Generali della gestione del Patrimonio Culturale dal basso’.

All’indomani dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, nell’anno in cui l’Italia esprime la capitale europea della cultura, s’intende dar voce alle tante energie e competenze presenti nel Paese con un’iniziativa nazionale sulle politiche attive  e integrate che riguardano, ormai sempre più spesso, anche la gestione dei Beni Culturali.

Mentre il Parlamento sta per ratificare, finalmente la Convenzione Faro (Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società – 2005), questo progetto, nato spontaneamente dal basso, anche a seguito delle recenti vicende che hanno visto protagoniste le Catacombe di Napoli e il rischio di mettere in crisi uno degli esperimenti più significativi di valorizzazione del patrimonio e di sviluppo locale, intende mettere in pratica questa innovativa Convenzione, ponendo al centro le ‘comunità di patrimonio’.

Dopo aver combattuto lungamente sul ‘come’ bisognasse tutelare i Beni e sul ‘chi’ dovesse occuparsene, l’attuale scenario culturale europeo ha ben chiaro che la reale durabilità/sostenibilità dei Beni si gioca sulla capacità di spiegare il ‘perché’ conservare, il ‘per chi’ farlo, e sul potenziale ‘valore’ del patrimonio culturale anche come veicolo di crescita economica e sociale.

Gli Stati Generali della gestione del Patrimonio Culturale dal basso chiamano a raccolta le grandi e piccole fondazioni, associazioni, società, cooperative, singoli professionisti; tutte quelle realtà, spesso sconosciute, che operano nel campo del patrimonio culturale in silenzio, tra mille difficoltà, da Nord a Sud, senza adeguati supporti. Tale confronto servirà a dare voce e spazio alle numerose esperienze di cura, tutela, manutenzione, valorizzazione e gestione sviluppatasi in varie forme; a far emergere richieste, domande e bisogni necessari a favorire la crescita delle straordinarie energie e vitali creatività e a sostenere la nascita di nuove iniziative.

Non si tratta di chiedere un passo indietro da parte delle istituzioni pubbliche, ma, al contrario, uno in avanti, abbandonando definitivamente la tradizionale concezione ‘proprietaria’ del patrimonio in un’ottica di reale servizio pubblico.

«L’Italia è un paese straordinario, riserva continuamente scoperte e anche sorprese imprevedibili – sostiene Giuliano Volpe, già presidente del Consiglio superiore ‘Beni culturali e paesaggistici’ del MIBAC e animatore dell’iniziativa –. Il nostro patrimonio culturale è diffuso in ogni luogo. Molti però sono i beni culturali troppo spesso in stato di abbandono. Si pensi alla miriade di piccoli musei, di aree archeologiche, di chiese o palazzi chiusi. È un enorme patrimonio diffuso (vera peculiarità del modello italiano) da decenni condannato al degrado e alla marginalità o, nel migliore dei casi, a una gestione del tutto insoddisfacente, che mai il Pubblico sarà in grado di gestire da solo. Dello Stato e delle varie istituzioni pubbliche è il compito di indirizzarle, sostenerle, coordinarle, monitorarle. Sia ben chiaro che parliamo di lavoro e di alta qualificazione professionale, non certo solo di volontariato.

Si tratta di un settore importante anche sotto il profilo sociale e economico. Si pensi che uno studio recente dell’Università Federico II ha censito nella sola Napoli più di 50 realtà impegnate nella gestione di beni culturali, con 260 addetti (oltre a più di 300 volontari e un centinaio di tirocinanti) con proventi di circa 8 milioni nel 2017. A livello nazionale si tratta di una realtà, ancora sconosciuta, valutabile di migliaia di lavoratori e centinaia di milioni di euro, che potrebbero crescere sensibilmente se aumentassero le opportunità. Economia sana, pulita, sostenibile, di cui il Paese ha grande bisogno. Ma oltre alla crescita economica vanno valutati anche i risultati in termini di crescita sociale e culturale, di sensibilizzazione e partecipazione attiva delle comunità, di sicurezza e di lotta all’illegalità, come lo straordinario esempio del Rione Sanità dimostra».

 

www.tourisma.it Giulia Pruneti

Responsabile Comunicazione - tourismA 340.2352222


<< Indietro

Ultimi post

Bene Nostro. Il patrimonio culturale oltre la dicotomia pubblico-privato

L’Italia è un paese straordinario, riserva continuamente scoperte e anche sorprese imprevedibili. Il patrimonio culturale è diffuso in...

Un esperimento riuscito

Era un esperimento. Quello di organizzare a teatro, di domenica mattina, una conferenza di archeologia, insieme alla musica. Non era un esperimento facile, dal...

Favara, una 'fattoria' di belle azioni culturali

Era da tanto che volevo visitarla. Oggi finalmente ho potuto farlo, approfittando della mia nuova venuta a Agrigento, con le amiche Maria Serena Rizzo,...

Corigliano d’Otranto: una bella scoperta

Corigliano d’Otranto: una bella scoperta di un borgo salentino che non conoscevo, in occasione della festa del patrimonio culturale ‘Il bene...