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Il Concorso del MiBACT: proposte per il futuro

Il terzo approfondimento di Giuliano Volpe sul concorso del MiBACT: proposte e progetti per una figura professionale aggiornata alle esigenze attuali.

In due articoli precedenti ho espresso le mie perplessità a proposito del concorso per “assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza” in corso a Roma. Non è e non vuole essere una critica sterile anche perché ho difeso e difendo le recenti riforme del MiBACT. Anzi proprio per questo motivo ritengo che tali procedure di selezione e quei profili professionali siano inadeguati. Sono pienamente consapevole della situazione di emergenza, che richiede l’immissione di migliaia di unità di personale per far fronte allo svuotamento degli uffici del MiBACT a causa del blocco delle assunzioni negli anni passati e degli attuali pensionamenti di massa. So bene anche quanto sia difficile gestire concorsi con decine o centinaia di migliaia di candidati che impongono il ricorso a quiz pre-selettivi (che, però, potrebbero essere rivisti da una commissione di esperti). Lo stesso problema si porrà per i prossimi annunciati concorsi per funzionari.

Pur in emergenza, è necessario progettare per i prossimi anni un reclutamento sistematico e continuo, magari svolto tutti gli anni con modalità nuove e più affidabili cioè un corso-concorso che si potrebbe affidare alla Scuola Nazionale del Patrimonio: un anno di corso e di stage per acquisire competenze specifiche non (ancora) previste nei percorsi universitari e per imparare a lavorare in équipe multidisciplinari, cui farebbe seguito l’ingresso nei vari istituti del MiBACT.

Quanto, poi, alla figura di “assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza” ribadisco la necessità di rivedere completamente tale figura professionale (come anche tutti gli altri profili professionali), aggiornandola alle esigenze attuali, liberando il MiBACT da un esercito di custodi che ancora oggi costituisce la componente più numerosa e potente in un ministero che Spadolini immaginava "anomalo", caratterizzato da una peculiare impronta tecnico-scientifica. Sia ben chiaro: ci sono ottime eccezioni, conosciamo tutti custodi che sono le vere anime di un museo, conoscono in ogni dettaglio e risolvono ogni problema. Ma sono eccezioni, appunto.

Considero auspicabile che ogni museo-parco-luogo della cultura possa essere dotato di una équipe di tecnici qualificati con compiti di indirizzo, progettazione e coordinamento dei servizi di vigilanza e accoglienza, comunicazione, gestione dei social, organizzazione eventi ecc. e che il personale nelle sale possa invece essere costituito da giovani studenti in formazione con contratti di lavoro temporaneo. Si potrebbe stipulare un accordo strategico tra MiBACT e MIUR, al quale avevano lavorato i precedenti Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici e Consiglio Universitario Nazionale. Nel quadro di una stretta collaborazione tra i due ministeri, si potrebbe pensare a forme di lavoro per gli studenti, impiegati a vari livelli nelle strutture del MiBACT, ovviamente previo un breve corso di formazione. Per i più giovani, quelli delle superiori, si potrebbero prevedere brevi occasioni di lavoro retribuito: sarebbe anche una potente azione di educazione al patrimonio. Prescindendo dalle future scelte professionali, conserverebbero per sempre un rapporto con i luoghi della cultura, che certamente trasferirebbero anche ai loro futuri figli. Gli studenti universitari e gli specializzandi delle discipline dei beni culturali potrebbero avere contratti o borse di studio per destinare parte della loro formazione in vera attività lavorativa (esattamente come i loro colleghi specializzandi medici negli ospedali).

Conosco l’obiezione: così si crea nuovo precariato. Ma possiamo oggi considerare ancora attuali lavoratori con bassa qualifica che svolgano la funzione di “custode” a vita? In realtà si offrirebbe un’occasione di contatto con il mondo del lavoro per gli studenti universitari, professionisti in formazione, già nel corso degli studi. I giovani porterebbero nei musei energie e competenze nuove (si pensi alle tecnologie digitali), conoscenza delle lingue, capacità relazionali. 
Una ventata di aria fresca di cui i musei e tutti gli istituti del MiBACT hanno ancora molto bisogno.

Pubbliocato in https://www.fondoambiente.it/news/concorso-mibact-proposte-per-il-futuro
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