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Nel decreto crescita sventato il pericolo del "silenzio-assenso" per i beni culturali

La versione del "decreto crescita" approvata dal Consiglio dei Ministri il 4 aprile non contiene la norma sul "silenzio-assenso" per i lavori edili relativi a immobili dichiarati di interesse culturale ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio.

Il ministro Alberto Bonisoli, accogliendo e facendo proprie le preoccupazioni espresse da più parti (da Sergio Rizzo su Repubblica, da Italia Nostra, da Stefano Miliani su Globalist, e da altri ancora) e manifestate da chi scrive anche in questa sede, si è opposto e ne ha chiesto e ottenuto lo stralcio.

Un'ottima notizia da salutare con favore esprimendo pieno apprezzamento al ministro Bonisoli, che ha anche confermato l'impegno a procedere a nuove assunzioni nel MiBAC. Come giustamente ha affermato:

"Rimane l'importanza di assicurare che i cittadini abbiano risposte in tempi brevi e prevedibili. Per questo lavoriamo per assumere le persone che mancano alle soprintendenze che non riescono a lavorare le pratiche".

Mi permetto di ribadire al ministro la necessità di prevedere forme migliori di reclutamento del personale tecnico-scientifico (non con improbabili quiz e i compiti scritti che non sempre consentono di valutare la qualità, le attitudini e le caratteristiche dei candidati) e di puntare a un reclutamento sistematico, continuo, con concorsi possibilmente annuali, sulla base di una rigorosa programmazione.

E inoltre di dotare il MiBAC, anche di un potente e moderno sistema informativo territoriale nazionale, continuamente implementabile, interoperabile con i sistemi regionali (come nel caso della Carta dei BC della Regione Puglia), capace di censire e monitorare l'intero patrimonio culturale. E, soprattutto, è necessario rafforzare le soprintendenze uniche territoriali, e valorizzare le competenze tecnico-scientifiche, arginando il processo di burocratizzazione che al contrario il suo progetto di riorganizzazione del MiBAC rischia di sviluppare.

Servirebbe anche un grande impegno nella formazione del personale, compresi i dirigenti (dando un ruolo specifico in tal senso alla Scuola Nazionale del Patrimonio, anche in collaborazione con le Università), anche per favorire un profondo cambiamento di mentalità che faccia sentire il MiBAC e tutte le sue strutture periferiche (soprintendenze, musei, biblioteche, archivi, eccetera); un vero "servizio pubblico essenziale", sempre più vicino ai cittadini, alle comunità locali, agli enti locali, in quello spirito di dialogo, collaborazione e condivisione indicato dalla Convenzione di Faro, la cui ratifica il Parlamento purtroppo continua a rinviare.

Ma oggi festeggiamo un pericolo scampato.


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