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Occorre sperimentare nuove forme di gestione

Il drammatico episodio del rogo dell’area archeologica di Faragola, che ha distrutto le coperture realizzate per la musealizzazione del sito e gravemente danneggiato le strutture archeologiche, in particolare le pregevoli pavimentazioni in marmo e a mosaico, al di là della gravità in sé, pone, o meglio ripropone, un problema generale sulla necessità di misure di protezione e di corretta gestione del nostro ricco patrimonio culturale.

Di fronte a tali episodi l’archeologo si pone alcune domande: è preferibile, dopo uno scavo, ricoprire con la terra i resti o tentare di valorizzarli rendendoli fruibili? Certamente è un grave errore lasciare ‘buchi’ aperti, in città e campagna, che rischiano di diventare ricettacolo di spazzatura e di trasformarsi in luoghi del degrado, se non ci sono le condizioni per valorizzare. E cosa intendiamo per condizioni che garantiscano la valorizzazione? È solo una questione di soldi?

Se così fosse, i problemi sarebbe stati risolti, considerate le tante risorse investite in passato e anche recentemente. No, è una questione culturale e di visione. La domanda (che potrebbe apparire provocatoria) da porsi infatti è: ha senso investire risorse per allestire musei e sistemare aree archeologiche se poi non ci sono le condizioni per garantire adeguati sistemi di gestione? Quanti sono i casi, anche in Puglia, di musei inaugurati e chiusi o aperti per poche ore già nei giorni successivi, privi di una direzione scientifica e di personale professionalmente attrezzato o affidati solo a volontari? L’elenco di situazioni che usando un eufemismo definiamo insoddisfacenti è lungo e penoso, e quindi lo evitiamo. Il numero di musei e parchi dotati di servizi appena adeguati che vadano oltre un’apertura regolare e qualche visita guidata si contano sulle dita di una mano. E non è solo una questione di scarsezza di custodi.

È la gestione a rappresentare la vera emergenza. Senza una gestione adeguata anche la tutela è condannata al fallimento. ll MiBACT con la sua riforma sta avviando, ancora tra mille problemi, un nuovo percorso e i risultati al MArTa già si vedono. Il vero problema però riguarda i numerosi musei e siti statali, civici, diocesani, privati che rappresentano la peculiarità del patrimonio pugliese e italiano. Il Polo Museale sta facendo grandi sforzi, ma serve un maggiore impegno per dar vita a un vero sistema museale regionale, con standard di qualità, professionalità, orari, servizi, card, attività di promozione e di gestione omogenei. Bisogna sperimentare nuove forme di gestione, mettendo in campo tutte le energie presenti, professionisti, società, fondazioni, associazioni, usando la formula migliore a seconda dei casi. Con lo Stato e la Regione a garantire la regia, dare indirizzi, fissare regole chiare e trasparenti, valutare la qualità culturale e la sostenibilità dei progetti.

Un rapporto più integrato, di collaborazione sistematica, tra MiBACT e Università e mondo della scuola, con il supporto della Regione e degli Enti Locali, potrebbe garantire servizi migliori agli utenti, oltre a fornire occasioni di formazione e, perché no, di lavoro a tanti giovani studenti, specializzandi, dottorandi. E anche su questo il MiBACT e il MIUR stanno lavorando di concerto, con una specifica commissione. La Puglia potrebbe candidarsi ad una sperimentazione dei cosiddetti ‘policlinici del patrimonio culturale’.

Il patrimonio culturale può offrire occasioni di lavoro qualificato ai professionisti, ai nostri studenti e laureati e non solo, favorendo un’economia sana, un turismo di qualità, se si uscirà da certa logica provinciale e campanilistica, da una concezione proprietaria dei beni culturali e se si saprà lavorare insieme con progetti comuni.

Intanto, tornando al caso di Faragola, si sta cercando, con il concorso di tutte le istituzioni coinvolte e anche delle associazioni e dei cittadini, di reagire. È appena giunta da Cordoba la notizia del Premio Sisifo assegnato a Faragola. Non potrebbe esserci denominazione migliore: come Sisifo si ricominciano daccapo le fatiche, con la speranza che non si debba essere condannati a ripartire sempre da zero.

 

 


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