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Oggi si apre un nuovo ciclo

Dopo 20 anni, lascio l’Università di Foggia. Oggi ho preso servizio nell’Università di Bari come professore ordinario di Metodologia della ricerca archeologica (cambio quindi anche settore disciplinare, dopo essere stato ricercatore di archeologia classica e professore associato e poi ordinario di Archeologa cristiana e medievale). L’università di Bari per me rappresenta un ritorno, perché in questa università mi sono laureato, poi sono stato ricercatore dal 1992 al 1998 e professore associato dal 1998 fino al 2000.
Non nascondo che è stato emozionante oggi firmare la presa di servizio, accolto con tantissimo affetto e grande considerazione dal direttore del dipartimento Paolo Ponzio e da tanti amici colleghi docenti che ho avuto occasione di incontrare come Gigi Todisco, Raffaella Cassano, Marina Silvestrini, Elisabetta Todisco, Milly Roscino (e molti altri mi hanno mandato messaggi di benvenuto), e anche da tanti amministrativi che conoscevo da anni e da altri che non conoscevo personalmente ma che mi hanno manifestato la loro gioia per il mio arrivo. Mi ha fatto particolare piacere incontrare il rettore Stefano Bronzini, mio caro amico da sempre (abbiamo frequentato insieme l’università negli stessi anni), che ha voluto presentarmi al Consiglio di Amministrazione, in riunione, che mi ha tributato anche un emozionante applauso.
Un esordio, quindi, molto entusiasmante per una nuova fase professionale e umana della mia vita, che mi auguro possa essere utile per sviluppare la ricerca e la formazione nel campo dell’archeologia nell’ateneo barese e, in generale, in Puglia, in una logica di sistema regionale, sperando in sempre maggiori collaborazioni tra le varie università.
20 anni nell’Università di Foggia rappresentano una fase importante. Dai 42 a 61 anni: una fase centrale nella vita di un ricercatore e di un docente. Sono stato tra i fondatori della Facoltà di Lettere e ho dato vita negli anni a una realtà archeologica molto vivace e attiva. Sono arrivato a Foggia, con pochi altri colleghi, e non c’era assolutamente nulla, solo 4 stanze in un complesso, quello degli ex Ospedali, in totale stato di abbandono e degrado. Oggi è la bellissima e efficiente sede del Dipartimento di studi umanistici, la cui ristrutturazione realizzata con tempi record ho seguito personalmente mentre ero rettore tra il 2009 e il 2013. Con una biblioteca di molte migliaia di volumi, tra cui un consistente nucleo di libri di archeologia e storia, con grandi laboratori di archeologia, e soprattutto un gruppo di docenti molto capaci e impegnati. Molti gli scavi (a Herdonia, a Canosa, a Faragola, a Salapia), anche subacquei (a Ustica, in Albania), e le ricognizioni territoriali, le ricerche e gli studi realizzati in questi anni, seguiti personalmente con alcuni miei stretti collaboratori. Una collana, Insulae diomedeae, giunta al numero 35, mentre sono in preparazione altri tre volumi. Tanti i seminari, i cicli di conferenze e convegni internazionali organizzati. E i progetti: basti pensare ai 5 PRIN (progetti di rilevante interesse nazionale) vinti, con il coordinamento nazionale Unifg, in questi anni, quasi consecutivamente. E soprattutto i molti studenti, laureati, dottori di ricerca, che si sono formati qui con noi, molti dei quali svolgono la professione di archeologo.
Poi gli anni del mio rettorato, dal 2008 al 2013, in un momento di tragica crisi economica, segnata da drammatici tagli al bilancio di ateneo, da una riforma radicale delle università (legge cd Gelmini), da un attacco alle università meridionali e dal tentativo di chiuderne alcune (tra cui Unifg). Abbiamo retto e siamo andati avanti, dando slancio e dinamismo, con un rapporto intenso e dialettico con la città e il territorio daunio. Abbiamo investito in strutture fondamentali, realizzando ben due residenze universitarie (intitolate a due grandi foggiani, Maina Mazzei e Francesco Marcone), ristrutturando gli ex Ospedali e costruendo il primo lotto della Facoltà di Medicina, acquisendo e avviando la ristrutturazione delle due palestre ex GIL. Ho fatto anche alcuni errori da rettore, che oggi non rifarei, ma anche di quella fase vado fiero.
Sono stati, dunque, anni di grande entusiasmo, di impegno, di crescita. Ma poi anche, purtroppo, anni, in particolare gli ultimi sei, segnati da amarezze, dispiaceri, tristezze, umiliazioni. La chiusura del dottorato prima e della laurea magistrale di archeologia poi, che mi/ci hanno impedito di avere allievi, laureandi magistrali, dottorandi, fin quasi a subire la peggiore delle cattiverie per un professore a cui piace insegnare: non avere più allievi. È una brutta sensazione sentirsi isolato nella propria università e assistere, nella quasi indifferenza generale, allo smantellamento progressivo di quanto costruito in anni di lavoro e anche, purtroppo, alla penalizzazione delle persone più vicine. Certo ho continuato a studiare e a pubblicare, e anche a insegnare altrove, con lezioni e conferenze in tante università e un corso alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Ho avuto tanti impegni nazionali in questi ultimi anni, in particolare al MiBACT, che mi hanno consentito di vivere in maniera distaccata da Unifg. Ma nulla ripaga la mancanza dell’insegnamento di livello superiore con propri corsi e studenti, laureandi, dottorandi, con i quali condividere quotidianamente il lavoro sul campo, sullo scavo o in ricognizione, in laboratorio, in biblioteca.
Mi dispiace – non lo nego – che il mio passaggio in un’altra Università si sia compiuto ora, in un momento in cui si registra un significativo cambiamento, con un clima più positivo e inclusivo. Ma a volte i tempi non li decidiamo noi. La proposta di UniBari risale a ormai due anni fa, grazie all’ex rettore Antonio Uricchio, appena nominato nuovo presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Ricerca e Università), ma per una serie di lungaggini burocratiche si è realizzata solo ora. Spero vivamente che i miei rapporti con Unifg restino solidi, non solo perché qui sono attivi alcuni miei collaboratori storici, ma anche perché abbiamo e possiamo avere tanti progetti di ricerca (e spero prossimamente anche di alta formazione) in comune. Ho casa a Foggia (farò il pendolare in senso inverso a tanti colleghi!), resto presidente della Fondazione Apulia felix, una delle cose migliori fatte in questa città negli ultimi anni, quindi continuo a lavorare (scientificamente e non solo) per la Daunia.
Oggi si apre un nuovo ciclo. Che affronto con entusiasmo, passione e voglia di impegno.


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