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Poco spazio per la cultura nella manovra. Ministro Bonisoli, pretenda di più

Cosa è previsto nella Finanziaria per il patrimonio culturale? I dati certi disponibili sono ancora pochi e ovviamente bisognerà attendere il percorso parlamentare, sperando che qualche emendamento accresca il ‘bottino’ alquanto misero al momento portato a casa dal Ministro Alberto Bonisoli, molto bendisposto e volenteroso, ma forse politicamente un po’ debole.

Mesi fa aveva annunciato ben 6.000 nuove assunzioni (poi ridotte a 4.000) per far fronte alle esigenze del MiBAC, soprattutto per effetto dei numerosi pensionamenti in atto. Nella manovra, in realtà sono previste 1.000 nuove assunzioni, 500 da effettuare nel 2020 e altre 500 nel 2021. Peraltro questi 1.000 nuovi posti riguardano solo per metà (250 nel 2020 e altri 250 nel 2021) i funzionari tecnico-scientifici (nel linguaggio burocratico: Area III-F1) mentre la restante metà sarà relativa a personale amministrativo, tecnico e di custodia e accoglienza (Area II-F1). A queste assunzioni si aggiunge la possibilità di scorrimento delle graduatorie (già nel 2019) del concorso voluto dal precedente Ministro Franceschini (inizialmente per l’assunzione di 500 funzionari, poi raddoppiati e portati a 1.000), per altri circa 100 nuovi assunti.

Ogni nuova assunzione, in particolare nel campo dei beni culturali, da sempre in grave difficoltà nel nostro Paese, va salutata con gioia e pieno sostegno. Ma certo non si può negare che ci si attendesse qualcosa di più, soprattutto dopo gli annunci degli scorsi mesi (per la verità quelli di Bonisoli certamente molto meno mirabolanti di quelli strombazzati da altri esponenti dell’attuale Governo).

Siamo in una fase di svuotamento degli organici del MiBAC, soprattutto per effetto dei pensionamenti delle migliaia di unità di personale assunte a suo tempo, tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta, con la famosa legge 285 per l’occupazione giovanile. Pensionamenti che potrebbero ulteriormente aumentare con l’introduzione della cosiddetta quota 100, con il rischio di provocare una vera e propria paralisi nelle strutture di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Bisognerà, pertanto, valutare esattamente cosa si intende nei fatti quando si precisa che le assunzioni appena indicate si aggiungono alle “facoltà di assunzione previste dalla legislazione vigente relativa al turn over”.

A queste misure, si aggiungono altri interventi: riduzioni consistenti per i tax credit che interessano le librerie e le sale cinematografiche e una sforbiciata di ben 2.350.000 euro per le spese di funzionamento dei musei autonomi (cioè i 30 grandi musei e parchi archeologici dotati negli ultimi anni di autonomia scientifica, amministrativa e gestionale).

È evidente che le priorità del Governo Conte-Salvini-Di Maio siano altre e non riguardino certo la cultura, il patrimonio culturale, la scuola e l’università (che, coerentemente, anche nel contratto di governo hanno scarsissimo spazio). Ma continuiamo, senza alcun pregiudizio, a sperare che il Ministro Bonisoli riesca a ottenere molto di più.

Ciò che, invece, provoca stupore è il totale silenzio di chi negli anni scorsi ha urlato a ogni piè sospinto all’‘emergenza cultura’. I Settis, i Montanari, gli Emiliani tacciono, quasi che tutti i problemi da loro denunciati negli scorsi anni si siano magicamente risolti e che tutto ora vada al meglio. Contenti loro!

 

 

 

 

 



https://www.huffingtonpost.it/giuliano-volpe/poco-spazio-per-la-cultura-nella-manovra-ministro-bonisoli-pretenda-di-piu_a_23577682/?utm_hp_ref=it-homepage
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